Lavoro e disabilità psichica: se ne è discusso nel corso del convegno che si è svolto lo scorso 15 aprile presso la sala Piersanti Mattarella a Palazzo dei Normanni, a Palermo, dal titolo “Lavoro e disabilità psichica – dignità, diritti e inclusione”.
Adesso, una rivoluzione normativa punta a scardinare il muro dell’invisibilità per 30mila siciliani con disabilità psichica in cerca di occupazione: la proposta di una riserva fissa del 15% per le assunzioni obbligatorie. «Non esiste integrazione sociale o risposta sanitaria efficace se non c’è il lavoro, l’unico elemento capace di restituire vera dignità», commenta Ettore Riccardo Foti, dirigente generale del dipartimento del lavoro, dell’impiego, dell’orientamento, dei servizi e delle attività formative della Regione siciliana. In Sicilia il mercato del lavoro per le persone con disabilità si appresta a vivere una stagione di trasformazione profonda, cercando di lasciarsi alle spalle anni di fredda burocrazia e opportunità mancate. Il cuore della notizia risiede in un ambizioso disegno di legge, attualmente all’esame della commissione, che introduce una novità strutturale: una percentuale fissa obbligatoria del 15% sulla quota di riserva delle persone con disabilità da assumere per tutte le aziende, pubbliche o private, che contano più di 50 dipendenti. Si tratta di una risposta concreta a un dato critico che non può più essere ignorato: nell’isola sono circa 30mila le persone iscritte al collocamento mirato, di cui 3mila presentano una disabilità vicina al 100%, includendo una significativa fetta di soggetti con fragilità di natura psichica. Ettore Riccardo Foti, figura chiave dell’amministrazione regionale, non nasconde il peso emotivo di questa sfida, descrivendo un sistema che spesso ha sofferto insieme agli utenti. «Noi come parte della burocrazia soffriamo questo problema insieme a tante persone», ammette Foti, spiegando come il confronto quotidiano con le famiglie che si rivolgono agli sportelli della legge 68 sia spesso fonte di frustrazione per l’impossibilità di intervenire con la tempestività necessaria. Tuttavia, il dirigente sottolinea un cambio di passo decisivo rispetto al passato: «Posso dire che qualcosa adesso si può veramente fare e mi riferisco innanzitutto al disegno di legge che vorrebbe la possibilità di una percentuale fissa obbligatoria del 15% sulla quota di riserva».
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Oltre l’assistenzialismo: il lavoro come pilastro sanitario
La visione che emerge dalle nuove linee guida regionali non è solo amministrativa, ma filosofica e sociale. Il lavoro non viene più visto solo come un mezzo di sostentamento, ma come una componente essenziale del percorso di cura e integrazione. Secondo Foti, infatti, non è possibile immaginare un successo terapeutico che prescinda dalla dimensione professionale dell’individuo. «Non ci può essere un’integrazione sociale o una valida ed efficace risposta sanitaria a queste persone se non c’è anche l’integrazione lavorativa», afferma, ribadendo che l’occupazione è l’unico strumento che dà veramente diritto e dignità. In quest’ottica, la vera inclusione sociale passa necessariamente attraverso le convenzioni che l’amministrazione può stipulare con i datori di lavoro, partendo proprio dal settore pubblico che deve farsi carico di dare l’esempio. Il dirigente punta il dito in particolare verso enti come le Aziende sanitarie provinciali (Asp) e gli ospedali, che spesso dispongono di quote di riserva non coperte che superano le decine di unità. L’idea è quella di trasformare queste realtà nei primi laboratori di sperimentazione, dove il dipartimento di Salute Mentale possa verificare sul campo la condizione del lavoratore con disabilità psichica, firmando convenzioni che diventino un modello per il settore privato.
La rivoluzione del “profilo di funzionamento”
Un altro pilastro fondamentale di questa trasformazione è l’attuazione del decreto legislativo 62 del 2024, che introduce un cambiamento radicale nel modo in cui la disabilità viene valutata ai fini dell’inserimento lavorativo. Non si parla più solo di “percentuale di invalidità”, ma di un nuovo “profilo di funzionamento”. Foti spiega come in passato le commissioni provinciali abbiano incontrato difficoltà nel valutare la capacità lavorativa residua, spesso a causa della mancanza di specialisti della materia al loro interno. Per superare questo ostacolo, viene citato l’esempio virtuoso di Ragusa, dove una convenzione tra l’ufficio del lavoro e l’Asp ha permesso di avvalersi di esperti in grado di spiegare alle aziende quali siano le reali competenze e potenzialità di un lavoratore con disagio psichico. «Sfruttare al meglio questo nuovo profilo di funzionamento è essenziale», osserva Foti, ricordando che la sperimentazione, avviata nel 2024 in alcune province pilota, tra cui Palermo e Catania, dovrà andare a regime in tutta Italia dal primo gennaio 2027. Questo percorso si intreccia con il cosiddetto “progetto di vita personalizzato”, un piano d’azione che vede la collaborazione dei dipartimenti lavoro e famiglia per garantire un supporto sartoriale a ogni individuo.
Verso un tavolo tecnico per abbattere lo stigma
La strada verso la piena attuazione di queste riforme richiede però un aggiornamento costante degli strumenti normativi e un dialogo aperto con le parti sociali. Proprio in questi giorni, il dipartimento Famiglia ha inviato al Ministero l’aggiornamento della scheda per la valutazione multidimensionale delle persone con disabilità, un passaggio tecnico ma fondamentale per l’applicazione delle nuove norme. Il prossimo passo annunciato da Foti riguarda l’aggiornamento delle linee guida regionali per la gestione delle procedure d’appalto, ferme al decreto del 7 aprile 2022. Il dirigente ha espresso la volontà di convocare un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali e le associazioni delle famiglie per definire meglio i percorsi di inserimento mirato, specialmente per le categorie più svantaggiate come quelle con disabilità psichica. «Chiedo espressamente alle organizzazioni sindacali e alle associazioni delle famiglie di poterci incontrare per meglio definire quali sono i mirati anche per questa particolare categoria di persone», dichiara, accogliendo le osservazioni sollevate nel corso dell’ultimo anno riguardo l’efficacia dell’articolo 11 della legge 68.
Il superamento del pregiudizio aziendale
Infine, l’attenzione si sposta sul mondo delle imprese e dei professionisti. Non basta cambiare le leggi se non cambia la cultura aziendale. La sfida della Regione è quella di coinvolgere attivamente le associazioni datoriali e i consulenti del lavoro per superare quello che viene definito come “stigma aziendale”. Attraverso seminari e convegni, come quelli già sviluppati a Catania, si sta cercando di illustrare come il pregiudizio nei confronti dei lavoratori disabili possa essere superato con una corretta informazione e con il supporto delle istituzioni. La speranza di Foti è che, attraverso la messa a regime di tutte queste iniziative – dalla legge sulla quota del 15% al progetto di vita personalizzato – si possa finalmente garantire un futuro dove la disabilità non sia più un confine, ma una caratteristica di un lavoratore pienamente integrato. «Mi auguro che nel prossimo futuro potremo insieme mettere in atto tutte queste iniziative», conclude Foti, sottolineando l’importanza di agire in sinergia: «Per dare veramente dignità, inclusione e diritti alle persone con disabilità». La scommessa è alta, ma per i 30mila siciliani in attesa di un’opportunità, il lavoro non è più un miraggio, ma un diritto che comincia a prendere forma tra le pieghe di una burocrazia che, finalmente, prova a sorridere.
Mario Catalano