Da Catania a Termini Imerese per 200 tonnellate di rifiuti al giorno. È in atto così una guerra politica tra Catania, che ordina il trasferimento di 200 tonnellate di immondizia al giorno e Termini Imerese, che le riceve. Con la firma dell’Ordinanza Sindacale 29 del 17 aprile 2026, il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha ufficializzato quello che molti temevano: l’impossibilità di gestire i rifiuti indifferenziati all’interno del perimetro metropolitano, rendendo necessario un “esodo” forzato verso la provincia di Palermo. Non si tratta di una scelta programmata, ma di un atto d’urgenza dettato dal rischio imminente di una crisi igienico-sanitaria che minaccia di sommergere le strade del capoluogo etneo sotto cumuli di spazzatura. Il provvedimento autorizza l’affidamento immediato del servizio alla ditta “Green Team Srl”, con l’obiettivo di dirottare i flussi verso un impianto nel comune di Termini Imerese, cercando così di decongestionare un sistema locale ormai al punto di rottura. Questa mossa, se da un lato cerca di salvare Catania dal baratro ambientale, dall’altro ha innescato una reazione durissima da parte dell’amministrazione termitana, che vede in questa decisione un “regalo” avvelenato e la conferma di un fallimento strutturale nella gestione dei rifiuti che parte da lontano.
L’ingranaggio spezzato: manutenzioni estere e conflitti internazionali mandano il sistema etneo in tilt
Il primo atto di questa crisi si consuma tra le carte tecniche e i guasti meccanici che hanno paralizzato l’impianto di pretrattamento (TMB) di Contrada Coda Volpe, gestito dalla Sicula Trasporti. Un incastro di sventure logistiche e geopolitiche: il blocco dei conferimenti a Catania non è solo un problema siciliano, ma il riflesso di un sistema fragile e dipendente dall’esterno. La Sicula Trasporti ha infatti comunicato una drastica riduzione della capacità di trattamento a causa di una “tempesta perfetta”: da un lato, la manutenzione straordinaria degli impianti Arc in Danimarca, che durerà almeno quattro settimane; dall’altro, le difficoltà dell’impianto Ecogestioni di Termini Imerese nel trasferire i combustibili solidi secondari (CSS) verso i cementifici di Cipro, bloccati dalle rotte navali rese impraticabili dal conflitto bellico in corso. A questo si aggiungono i guasti tecnici dell’impianto Isea di Catania, che ha prima dimezzato e poi totalmente sospeso i carichi. In questo scenario, il sindaco Trantino, appellandosi agli articoli 50 e 191 del D.Lgs. 152/06 e alle competenze in materia di igiene pubblica, si è visto costretto a bypassare le procedure ordinarie per individuare ditte specializzate capaci di assorbire l’eccesso di rifiuti, trovando nella Green Team l’unico interlocutore pronto a gestire la mole di 200 tonnellate quotidiane. L’ordinanza parla chiaro: senza questo trasferimento, il territorio di Catania sarebbe esposto alla formazione di “innumerevoli macro discariche”, mettendo a repentaglio la salute dei cittadini e delle cittadine e la salvaguardia dell’ambiente. È il riconoscimento formale di un’impotenza gestionale che deve fare i conti con un equilibrio precario tra rifiuti in ingresso e disponibilità di smaltimento, fissato oggi a sole 600 tonnellate al giorno per l’intero sistema etneo.
Maria Terranova contro la “soluzione di comodo” di Catania
Tuttavia, quella che per Catania è una necessaria valvola di sfogo, per Termini Imerese rappresenta un sopruso inaccettabile che scardina i sacrifici di una comunità virtuosa. La risposta della sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, non si è fatta attendere. Secondo la prima cittadina, non si tratterebbe soltanto di una misura tecnica, ma di una scelta con una chiara connotazione partitica che ricadrebbe pesantemente sulle spalle della sua comunità. Terranova ha espresso un giudizio durissimo su questa decisione, descrivendola come un atto che la sua amministrazione non è disposta a subire passivamente. Ha, infatti, dichiarato apertamente che si tratta: «Di un provvedimento grave, che riteniamo inaccettabile», sottolineando come questa scelta non sia un evento isolato, ma il sintomo di un malessere molto più profondo che affligge l’intera isola. Dal suo punto di vista: «L’ordinanza non fa altro che certificare il fallimento del sistema regionale di gestione del ciclo dei rifiuti». Secondo la sindaca, la necessità di spostare quantità così ingenti di spazzatura da una parte all’altra della regione è la prova: «Dell’incapacità politica e amministrativa di chi oggi, come ieri, governa la nostra terra». E punta il dito contro una gestione storica deficitaria che non è mai riuscita a rendere la Sicilia autonoma e moderna sotto il profilo ambientale. «Diamo una notizia al governo regionale, Termini Imerese non è e non sarà la soluzione di comodo di nessuno», ha affermato, aggiungendo subito dopo che la sua città non ha alcuna intenzione di trasformarsi nella “valvola di sfogo di nessuno”. Guardando al futuro immediato, la strategia di Maria Terranova appare chiara: una battaglia su tutti i fronti possibili. La sindaca ha annunciato l’intenzione di opporsi alla decisione catanese ricorrendo: «A ogni mezzo istituzionale amministrativo a mia disposizione». L’obiettivo dichiarato è quello di spingere la Regione Siciliana a fare un passo indietro, revocando l’autorizzazione al trasferimento.
All’oscuro dai fatti
Giuseppe Di Maggio, Sindaco del Comune di Campofelice di Roccella, a pochi chilometri dal sito che accoglierà i rifiuti, esprime la propria estraneità diretta riguardo alla vicenda dell’impianto della società Green Team, dichiarando di non avere precisa contezza della sua esatta ubicazione e avendo appreso la notizia del conferimento dei rifiuti tramite le comunicazioni della sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, sui canali social.
Mario Catalano