A Palermo, nel tratto di via Angelo Piraino Leto, all’angolo con via Giuseppe Alessi – una zona residenziale della città – ha inizio il mercatino di zona. Ogni sabato continua a essere un punto di riferimento per il quartiere. Un appuntamento fisso, fatto di relazioni, abitudini e piccoli scambi quotidiani. Ma tutto questo si svolge dentro uno scenario che le immagini che abbiamo girato restituiscono con chiarezza: rifiuti ai margini della carreggiata, sacchi abbandonati, vetri infranti, sterpaglie e materiali accatastati.
Chi attraversa l’area è costretto a muoversi tra bancarelle, che offrono vestiti a buon mercato e prodotti alimentari locali, e immondizia e sterpaglie che nascondono i resti di roghi dolosi. Non è soltanto una questione di decoro: è sicurezza, igiene, dignità dello spazio pubblico. Una sensazione, concreta, di uno spazio lasciato a sé stesso.
Abbiamo intervistato alcuni ambulanti nei loro stand. Ciò che è emerso delinea una situazione ormai cronica. I commercianti spiegano che sono loro stessi, quando arrivano al mattino presto, a spostare i rifiuti per lasciare libero un percorso agli avventori. Talvolta, correndo anche il rischio di ferirsi maneggiando materiali pericolosi. Come si vede dalle immagini non si tratta solo di sacchetti ma, anche e soprattutto, di ingombranti e materiali vari.
Gli ambulanti spiegano che più volte hanno segnalato la situazione all’Amministrazione comunale che interviene regolarmente, ma non in modo risolutivo. Resta il fatto che non si tratta di effettuare una semplice pulizia, prima e dopo il mercato, ma di prevenire atti incivili e illeciti compiuti frequentemente.
La prima responsabilità, in casi come questo, è inevitabilmente amministrativa. Il mercato è gestito dal Comune del capoluogo siciliano, e al Comando di Polizia Municipale spetta il controllo sul suo regolare svolgimento. Le norme esistono e sono chiare: quando un’area non garantisce condizioni adeguate di sicurezza e fruibilità, l’amministrazione può intervenire, riorganizzare, persino spostare il mercato. Il punto, allora, non è la mancanza di strumenti, ma la loro applicazione. Va riconosciuto che non è una scelta semplice quella di togliere un mercato ad un quartiere: né per gli ambulanti, né per i residenti.
C’è poi la dimensione operativa, quella che riguarda la pulizia e la gestione concreta dello spazio. La filiera è nota: Reset per la gestione, RAP per spazzamento e raccolta. Il lavoro, a fine mercato, viene svolto – lo abbiamo constatato. Ma il problema resta prima, e nei giorni, talvolta solo poche ore a seguire: quando l’area appare già compromessa. Alla fine, il risultato percepito è quello di un equilibrio sempre precario. Siamo tornati a controllare la situazione ieri sera, domenica, intorno alle 20,00. La discarica improvvisata è sempre lì. Tra divani, indumenti logori e rifiuti vari. (vedi foto sotto e dettaglio) ![]()
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Accanto alle responsabilità istituzionali, ce n’è un’altra che non può essere elusa. Il regolamento d’igiene vieta in modo esplicito l’abbandono di rifiuti su strade e spazi pubblici. Eppure, qui accade con continuità. Da anni ormai questo tratto di città è in balia di delinquenti di ogni tipo: da chi scarica rifiuti a chi abbandona carcasse d’auto date alle fiamme. Posteggiatori abusi di giorno, coppiette “in amore” la sera. Tutti sanno da sempre, ma i problemi sembrano irrisolvibili. Chi trasforma una strada in discarica abusiva compie un illecito preciso, che ricade direttamente su residenti, ambulanti e frequentatori del mercato del sabato.
Quando questo comportamento si ripete nel tempo, smette di essere una somma di episodi isolati e diventa un problema politico. Palermo, su questo fronte, ha già riconosciuto le proprie criticità: telecamere, pattuglie, ispettori ambientali, piani di controllo. Le iniziative esistono. Ma resta una domanda semplice: perché alcune aree, come questa, continuano a rimanere vulnerabili?
Il degrado che si osserva attorno al mercatino non nasce da un solo fattore. È il risultato di una combinazione tra manutenzione insufficiente, pulizia non sempre adeguata, controlli discontinui e comportamenti illegali reiterati. Su tutto pesa una fragilità più ampia, quella del sistema di gestione dei rifiuti, che rende più esposti i punti già deboli della città.
C’è, infine, un elemento che riguarda la percezione di sicurezza in senso più stretto. Senza forzature, è corretto dire che l’area mostra segnali di vulnerabilità. Episodi, tra i tanti, come i roghi di auto segnalati nei mesi scorsi contribuiscono a costruire un clima di insicurezza, percepita e reale, in uno spazio che il sabato viene attraversato anche da famiglie e cittadini.
Il risultato è evidente: il mercatino continua a svolgere una funzione sociale ed economica importante, ma viene lasciato dentro un contesto che ne riduce il valore. Gli ambulanti resistono, tengono vivo un pezzo di città, ma non possono farsi carico, da soli, di tutto. I residenti si adattano, tra segnalazioni e rassegnazione, imparano a convivere con una normalità che di “normale” non ha nulla.
Le responsabilità, allora, vanno chiamate per nome.
Al Comune spetta garantire condizioni minime di sicurezza, igiene e organizzazione. Alla Polizia Municipale il controllo costante. A Reset e RAP un servizio efficace e visibile. E a chi abbandona rifiuti o danneggia l’area, una responsabilità diretta, senza attenuanti.
Il degrado non può essere vissuto come una condizione passiva: “è così, adattiamoci”. La ripetitività di un problema non assolve nessuno. Semmai, rende più urgente l’obbligo di intervenire.
Mauro Faso