Legalità, memoria e coscienza: all’Istituto Cusmano il diritto si impara fin da piccoli

Dalle norme alla scena: i bambini studiano la Costituzione, affrontano cyberbullismo e mettono in scena Falcone e Borsellino. Le testimonianze dei protagonisti della stagione del Maxi processo diventano lezione viva.

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All’Istituto Cusmano Palermo la legalità non è una parola astratta, ma un percorso concreto che attraversa le aule e arriva a toccare la coscienza dei più piccoli. È questo il senso di “Ius et motus animi”, il progetto ideato dall’avvocata Ada Rera insieme alla collega Beatrice Costantino, che da cinque anni coinvolge le classi della scuola primaria in un itinerario educativo fatto di diritto, memoria e responsabilità.

L’iniziativa si rivolge agli alunni dalla prima alla quinta elementare, costruendo un percorso graduale: dalle basi della Costituzione fino alla riflessione sulle grandi vicende della storia giudiziaria italiana. «Il progetto nasce perché riteniamo che sia importante formare dei cittadini consapevoli fin dalla tenera età e fin dalla scuola primaria», racconta Ada Rera.

Un’idea semplice, ma tutt’altro che scontata: portare il diritto dove spesso arriva tardi, cioè nella formazione dei più piccoli.

Il diritto come strumento di crescita

“Ius et motus animi” non è una lezione frontale tradizionale, racconta Rera. È un percorso che intreccia norme, valori e linguaggi diversi. I bambini studiano la Costituzione, apprendono le basi della legislazione e affrontano temi attuali come il bullismo e il cyberbullismo, anche alla luce della recente normativa.

In quinta elementare, il progetto compie un salto ulteriore: la storia entra in scena. Gli alunni approfondiscono la vita e il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e arrivano a mettere in scena il Maxiprocesso, trasformando lo studio in esperienza.

«Facciamo un richiamo alla Costituzione e alla normativa primaria, e poi – continua a spiegare l’avv. Rera – in quinta ci soffermiamo sulla vita e sulla professione dei giudici Falcone e Borsellino, mettendo in scena il maxiprocesso».

Da quest’anno, il progetto si è arricchito ulteriormente, includendo nella rappresentazione teatrale anche le indagini successive alle stragi, per rendere comprensibile ai bambini non solo il fatto storico, ma anche la complessità della ricerca della verità.

L’evento: memoria viva del Maxi processo

L’iniziativa ha trovato un momento di sintesi nell’evento realizzato mercoledì scorso, che ha visto la partecipazione di figure di primo piano del mondo giudiziario e legale, tra cui la Procuratrice Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, Lia Sava, già Consigliere presso la Corte di cassazione, Renato Grillo e l’avvocato Roberto Tricoli, oltre al Dirigente scolastico Salvatore Palumbo.

Le loro non sono state semplici relazioni, ma testimonianze dirette di una stagione cruciale per la giustizia italiana.

Renato Grillo, presente nell’Ufficio istruzione durante il Maxiprocesso, insieme all’avvocato Tricoli, ha raccontato agli studenti quegli anni in cui, per la prima volta, lo Stato riuscì a colpire la mafia con una condanna sistemica:
«Hanno dato una testimonianza diretta – racconta Rera – di quegli anni […] durante i quali grazie a questo grande maxiprocesso si è per la prima volta condannata la mafia».

Ancora più articolato l’intervento della procuratrice Sava, che ha riportato l’attenzione sulle indagini delle stragi di Capaci e via D’Amelio, evidenziandone la complessità. In particolare, soffermandosi sulla strage di Via D’Amelio le relative indagini, che sono state molto più complesse di altri gravi episodi di carattere mafioso. Sono stati infatti tanti i dubbi che si sono sollevati attorno a questa strage.

Dubbi che restano, in parte, ancora aperti e che rendono evidente quanto il percorso verso la verità sia lungo, difficile e ancora incompleto.

Educare alla scelta

Il cuore del progetto scolastico, tuttavia, non è solo nella memoria, ma nella formazione. L’obiettivo dichiarato è quello di aiutare i bambini a sviluppare una coscienza critica, capace un domani di distinguere tra giusto e sbagliato.

«Così da formare delle coscienze preparate alla distinzione – conclude Rera –Alla scelta, un domani da giovani adulti, tra il bene e il male».

Un messaggio che trova eco anche nelle parole riportate durante l’evento: se esperienze come questa fossero diffuse in modo capillare nelle scuole, molte criticità – dal bullismo alla devianza – potrebbero essere prevenute alla radice.

Un modello da estendere

“Ius et motus animi” dimostra che l’educazione alla legalità non è un contenuto accessorio, ma una componente essenziale della crescita. Parlare di diritto ai bambini non significa appesantire il loro percorso, ma dare loro strumenti per leggere il mondo.

In un contesto sociale in cui fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo si manifestano sempre più precocemente, intervenire nella scuola primaria non è solo opportuno: è necessario. E forse proprio da qui passa una delle sfide più importanti: trasformare la memoria in consapevolezza e, quindi, in scelta.

Mauro Faso 

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