All’interno della cornice istituzionale della Sala Piersanti Mattarella a Palazzo dei Normanni, si è svolto un importante confronto nell’ambito del convegno “Lavoro e disabilità psichica – dignità, diritti e inclusione”. Mentre fuori il sole primaverile illuminava Piazza del Parlamento, ieri, dentro l’aula Giuseppe Laccoto, onorevole del Movimento 5 Stelle All’Ars (Assemblea regionale siciliana) e presidente della VI Commissione – Salute, Servizi sociali e Sanitari, ha scosso la platea con una radiografia impietosa della realtà siciliana e nazionale: in Italia vivono circa 2,9 milioni di persone con gravi limitazioni quotidiane, ma il vero “buco nero” è il mercato occupazionale. «Il dato più critico riguarda il lavoro», ha denunciato Laccoto, sottolineando come, tra le persone con disabilità psichica, soltanto una su otto riesca a trovare un’occupazione. In Sicilia, la situazione appare drammaticamente stagnante: a fronte di oltre 14mila persone con disabilità gravissime, il tasso di occupazione resta inchiodato intorno al 50%, ben al di sotto della media nazionale. Ma il dato che trasforma la statistica in atto d’accusa riguarda il “collocamento mirato”: su circa un milione di iscritti alle liste, meno del 5% ottiene un impiego, spesso precario. È il segnale di un diritto che, nonostante le leggi, resta «negato».
Il “sarto” del lavoro: l’emendamento De Luca contro la burocrazia del fallimento
Il cuore della proposta politica per scardinare questo sistema è rappresentato dall’azione del Movimento 5 Stelle, che ha messo nel mirino l’inefficacia della Legge 68/99. L’onorevole Antonio De Luca, presidente del Gruppo M5S all’Ars, ha spiegato come la norma attuale sia spesso tradita dal pregiudizio: «Le aziende preferiscono pagare sanzioni piuttosto che assumere disabili, a maggior ragione disabili psichici». Per De Luca, dopo sessant’anni di inefficienze, è tempo di “correttivi” che trasformino il collocamento in un’operazione sartoriale. L’emendamento proposto segue la logica degli «accomodamenti ragionevoli», un principio secondo cui non è il lavoratore a doversi piegare a un’organizzazione ostile, ma è l’ambiente di lavoro a dover essere «cucito» addosso alla persona. L’onorevole ha sollevato il velo sulle lungaggini burocratiche che distruggono la speranza: «Se trascorre un anno e mezzo da quando un ragazzo o una ragazza crea un’aspettativa a quando l’inserimento avviene, le sue condizioni psichiche e familiari potrebbero essere già cambiate». L’obiettivo dell’emendamento è rendere il sistema proattivo, puntando sul tutoraggio e su uno scambio di dati e informazioni che rendano le convenzioni e la chiamata nominativa una scelta consapevole, basata sulle attitudini della persona. «Il lavoro, in questa visione, diventa uno strumento di cura, strumento per restituire dignità alle persone con disabilità psichica e alle loro famiglie».
La voce di Faraoni e Galvagno
Il dibattito si è spostato poi sulla capacità dell’amministrazione di tradurre queste visioni in realtà. Daniela Faraoni, assessora regionale alla Salute, intervenuta in rappresentanza del presidente della Regione Renato Schifani, ha portato l’esempio concreto della sua gestione all’Asp di Palermo. L’esperienza ha coinvolto oltre cinquanta ragazzi e ragazze attraverso convenzioni con l’ufficio provinciale del lavoro e datori di lavoro privati “maturi”. Positivi i risultati ottenuti: «Oltre il 20% è rimasto stabilmente nel mondo del lavoro e l’80% dei ragazzi e delle ragazze ha fatto molto meno ricorso al sistema delle cure». Secondo Faraoni, questo dimostra che l’inclusione lavorativa è un «percorso riabilitativo» che alleggerisce le famiglie e migliora la qualità della vita, trasformando la fragilità in una «prospettiva di speranza». Tuttavia, ha ribadito la necessità di riforme che aiutino i datori di lavoro, svincolandoli da oneri eccessivi per permettere loro «di accogliere chi non si muove con le stesse modalità di tutti gli altri». A fare eco a queste parole è stato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, che ha voluto sottolineare come la politica debba parlare al presente e al passato, non solo al futuro. Ha citato con orgoglio il progetto avviato con la Fondazione Federico II, che ha permesso l’inserimento di ragazzi e ragazze con sindrome di Down tramite tirocini formativi della durata di un anno. «Non lo chiamo inclusione, lo chiamo una questione umanitaria», ha affermato il Presidente, sottolineando come la presenza di queste persone nelle amministrazioni dovrebbe essere considerata «normale» e non un’eccezione. Galvagno ha assicurato la massima collaborazione dell’Assemblea regionale per trovare soluzioni procedurali che superino i rischi di errore e i vincoli contrattuali, trasformando l’esempio della Fondazione in uno spunto per altre amministrazioni.
Scienza, metodo e battaglie culturali: le visioni di Gilistro e Schillaci
Il pediatra e parlamentare Carlo Gilistro, componente dell’Intergruppo salute mentale e componente della VI Commissione Salute, Servizi sociali e Sanitari dell’Ars, ha spostato l’attenzione sulle origini delle disabilità, citando cause genetiche, epigenetiche e ambientali, come l’interferenza di sostanze chimiche e onde elettromagnetiche. «Molte di queste problematiche sono prevedibili se c’è una diagnosi precoce e tempestiva», ha spiegato, avvertendo che il ritardo diagnostico comporta un «disastro totale» e la perdita definitiva di questi ragazzi. Per Gilistro, il lavoro non è solo un impiego, ma «il farmaco più potente, l’antidoto più efficace». Ha poi lanciato un appello per l’omogeneità dei trattamenti sul territorio siciliano: non è accettabile che un soggetto con Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) sia trattato a Palermo ma non a Siracusa. L’obiettivo è quello di creare una «rete virtuosa» nella quale nessuna famiglia venga lasciata sola. Sul fronte metodologico, Roberta Schillaci, componente dell’Intergruppo Salute Mentale e componente della V Commissione – Cultura, Formazione e Lavoro all’Ars, ha evidenziato come la Sicilia sconti ancora un «gap infrastrutturale incredibile» e un modello organizzativo obsoleto. Schillaci ha lodato il monitoraggio avviato sul “Budget di Salute”, uno strumento fondamentale che rischiava di restare immobile nei distretti. La deputata ha proposto di importare le “best practice” internazionali e nazionali, citando il metodo Clubhouse statunitense e il metodo IPS (Individual Placement and Support) implementato a Bologna. Quest’ultimo considera il lavoro non come la fine della riabilitazione, ma come parte integrante della terapia, grazie a tutor specifici. «Occorre un cambio di paradigma culturale contro lo stigma», ha incalzato Schillaci, raccontando l’esempio di un imprenditore la cui azienda ha migliorato il clima e i ricavi dopo l’inserimento di un ragazzo diversamente abile. Per l’onorevole del Movimento 5 Stelle, è fondamentale creare comitati cooperativi che includano le famiglie per una «inclusione sociale vera».
Il passo avanti: la promessa di Valentina Chinnici
Valentina Chinnici, onorevole del Partito Democratico e presidente dell’Intergruppo sulla Salute Mentale all’Ars, ha sottolineato l’importanza del primo, storico passo legislativo: l’approvazione dell’articolo 1 dello stralcio di legge sull’inserimento lavorativo, un risultato frutto di tre anni di lavoro condiviso tra le forze parlamentari dell’intergruppo e le associazioni di familiari. Per Chinnici la quota del 15% di obbligo di inserimento è importante per garantire una «uguaglianza sostanziale» e non solo formale, come previsto dall’art. 3 della Costituzione. Tuttavia, il tono della Chinnici non è stato solo celebrativo, ma anche di monito: «Scontiamo ancora carenze gravissime, soprattutto per quanto riguarda la situazione drammatica dei nostri adolescenti». Ha concluso condividendo un’amara esperienza personale vissuta in un pronto soccorso, dove la mancanza di strutture adeguate per gestire le crisi psichiatriche gravi arriva a bloccare l’intero sistema sanitario, lasciando medici e familiari in situazioni di emergenza ingestibile. «Le istituzioni hanno un valore pedagogico», ha ribadito Chinnici, auspicando che l’emendamento De Luca sul tutoraggio venga accolto per «cambiare rotta» definitivamente.
Mario Catalano