Teresa Stabile è stata uccisa da una raffica di coltellate il 16 aprile 2025. Ad assassinarla il marito, Vincenzo Gerardi, dal quale si stava separando. La ex coppia, originaria di Alcamo, in Sicilia, si era trasferita trenta anni fa nel Varesotto, in Lombardia per motivi di lavoro. Qui Teresa e Vincenzo si erano creati una famiglia e dalla loro unione erano nati due figli. La famiglia viveva nel complesso residenziale di via San Giovanni Bosco, a Samarate. Nell’ultimo periodo però il loro matrimonio era in crisi, infatti la donna, 55 anni, si era trasferita a casa dei genitori, in un altro appartamento dello stesso complesso, in attesa della separazione.
Secondo la ricostruzione, la 55enne poco prima delle 19 era ritornata a casa e fu aggredita dal marito mentre, a bordo della sua auto, si trovava nel cortine dell’abitazione. L’aveva attesa nel cortile, poi dentro l’abitacolo, l’aveva aggredita a coltellate. Dopo l’aggressione Gerardi si allontanò dalla moglie, che faticosamente uscì dall’auto e finì sull’asfalto in fin di vita. Ad allertare i soccorsi fu un passante. Sul posto giunsero i sanitari e i carabinieri. Teresa venne trasportata in codice rosso all’ospedale Mater Salutis di Legnano, ma i tentativi dei medici di salvarla furono vani e la signora Stabile non riuscì a sopravvivere.
Dopo il tentativo dell’uomo di allontanarsi dal luogo dell’agguato a piedi, fu fermato dai carabinieri in via Torino. Qui avrebbe tentato di togliersi la vita con la stessa lama con cui aveva colpito la moglie. I militari col taser riuscirono a bloccarlo e quindi arrestato in flagranza di reato. Dopo fu trasportato in ospedale e poi in caserma per essere ascoltato dagli inquirenti della Procura di Busto Arsizio.
Teresa, stando ad alcune testimonianze, era oggetto di atteggiamenti provocatori da parte dell’ex marito: pare che avesse l’abitudine di parcheggiare la sua vettura davanti al box dell’ex compagna per costringerla a chiamarlo per poter uscire con la sua auto. Senza tuttavia procedere con formali denunce contro l’uomo. Un mese e mezzo prima dell’omicidio però era stato il figlio 28enne di Teresa a sporgere denuncia contro al padre per violenza privata. Ciò dopo l’ennesimo contrasto avvenuto fuori dal garage condominiale. Ma nessuna misura restrittiva fu applicata contro il 57enne.
Secondo le indagini, Gerardi aveva pianificato tutto. Nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2025, Vincenzo Gerardi aveva confessato durante l’interrogatorio, negando però di aver pianificato il delitto. Quindi fu arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal vincolo coniugale.
Secondo quanto emerso, infatti, l’uomo avrebbe premeditato l’omicidio dell’ex moglie, come risulta dalle indagini eseguite e da un messaggio, in particolare, che il 57enne aveva inviato all’ex suocera dopo aver ucciso Teresa: “Ho fatto ciò che dovevo. Buona Pasqua“. E ancora, per gli inquirenti c’era un riscontro anche in alcuni messaggi-testamento salvati sul suo cellulare e indirizzati ai suoi figli, in data 18 marzo 2025.
Nei messaggi Gerardi manifestava la volontà di compiere un omicidio-suicidio e aveva cerchiato anche la data del 16 aprile 2025 per uccidere Teresa.
Terminate le indagini, fu chiesto il giudizio immediato. A gennaio del 2026, dinanzi alla Corte d’Assise di Busto Arsizio, iniziò il processo di primo grado e furono ascoltati i parenti durante il dibattimento.
Il primogenito di Teresa raccontò come il padre esercitasse delle pressioni su di lui per sapere dove fosse la madre. Durante la sua testimonianza erano anche emersi degli episodi di violenza diretta nei confronti del ragazzo. Ed era emerso anche un comportamento ossessivo nei confronti della donna da parte di Gerardi: «Ricordo che, durante le vacanze, non voleva che mia madre – riferì il 28enne in aula – indossasse un costume troppo stretto, non poteva mettere pantaloni bianchi, controllava come stava seduta e se apriva troppo le gambe». Testimonianza che fu confermata anche dall’altro figlio 22enne della vittima. Il giovane 22enne raccontò un episodio: «Avevo circa dieci anni, loro avevano litigato. Mio padre ha bloccato mia madre sul letto e cercava di spogliarla. Io sono corso dai miei nonni per chiedere aiuto». Dopo questo episodio la vittima si recò dai carabinieri per presentare una denuncia che non venne formalizzata perché i militari non lo avrebbero reputato necessario, liquidando la signora Stabile con un “È un brav’uomo“. Stando a ciò che era emerso dal processo, i vertici della stessa caserma subirono per questo delle sanzioni disciplinari da parte del Comando provinciale dei Carabinieri.
Durante la stessa udienza furono sentiti anche i genitori della vittima, entrambi riferirono delle minacce che subiva la figlia Teresa dopo la separazione. Una volta, aveva raccontato il padre della vittima, Teresa ricevette da lui dei fiori che non accettò e lui replicò: «Le disse che se non le accettava, sarebbe “uscita di casa in orizzontale“».
Serena Marotta