Sigonella, la base nel cuore del Mediterraneo punto strategico per Nato e Usa

Cos’è e perché la "portaerei" è strategica per Nato e Usa

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La base di Sigonella ieri mattina è stata protagonista di un sit-in, promosso da associazioni, sindacati e partiti  per dire “no” alla guerra in Iran.  Cos’è e perché è strategica per Nato e Usa?

Sigonella è la base aerea siciliana che rappresenta una sorta di “portaerei del Mediterraneo”. È un centro strategico per la Nato e la cooperazione tra Italia e Usa nella regione. Nota a tutti per la cosiddetta “notte di Sigonella”. L’aeroporto militare è una base “mista”, attiva dal 1959, sotto il controllo italiano ma usato dalla Marina e dall’Aeronautica americana. Sigonella ospita i droni MQ-9 Reaper e velivoli di sorveglianza EP-3.

Dove si trova

La base Naval Air Station Sigonella (Nas) si trova in Sicilia, al confine con il territorio di Motta Sant’Anastasia, vicino Catania. Sono due le aeree operative su cui si sviluppa: Nas 1, che funziona come supporto logistico e amministrativo, e Nas 2 con le piste, gli hangar e le attività di volo. Quest’ultima rappresenta il cuore operativo della base ed è condivisa con la Marina Usa e l’Aeronautica militare italiana. La base di Sigonella è essenziale per le operazioni militari e di sicurezza nel Mediterraneo, nel Nord Africa e in Medio Oriente. Si usa per missioni di pattugliamento marittimo, sorveglianza, per supporto logistico e, infine, per operazioni di intelligence.

La “notte di Sigonella”

Sigonella, nella memoria collettiva, è collegata alla crisi del 1985. Fu allora che il  Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, si oppose alla consegna alla Delta Force americana di Abu Abbas e di altri terroristi. Questi ultimi si erano resi responsabili del sequestro della nave italiana da crociera Achille Lauro nonché dell’uccisione di un cittadino americano, Leon Klinghoffer.

Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre,  l’aereo con a bordo il commando palestinese diretto in Tunisia dopo esser stato intercettato dai caccia Usa fu costretto ad atterrare a Sigonella. Qui i militari americani volevano catturarli, ma Craxi si oppose proprio perché il crimine era avvenuto su una nave italiana, di conseguenza la giurisdizione era dell’Italia. E fu allora che si sfiorò un conflitto armato tra i due Paesi alleati della Nato: infatti fu dato l’ordine ai militari –carabinieri e aeronautica di circondare l’aereo e di impedire così l’intervento dei militari Usa.

Le “primavere arabe” del 2011

Nel 2011 si verificarono delle rivolte, definite “primavere arabe”, in alcuni paesi di lingua araba, come Siria, Libia, Egitto e Tunisia e altri dal Medio Oriente sino al Nord Africa. E con le rivolte prese il via la guerra in Libia. E fu in questa fase che Sigonella si rivelò fondamentale per l’evacuazione del personale diplomatico Usa, dopo l’attacco al consolato di Bengasi. Whashington inviò allora a Sigonella diverse unità di marine facendo anche atterrare due grandi elicotteri CH-53, Sea Stallion.

«Il ruolo dell’Italia è stato cruciale anche nel proteggere i civili. Dopo la tragedia di Bengasi l’Italia ci ha aiutato a evacuare il nostro personale», disse alla stampa Hillary Clinton nel 2012.

Pochi giorni fa Sigonella è stata al centro della cronaca perché è stata la decisione, del ministro della Difesa Crosetto, di negare l’atterraggio di alcuni aerei militari statunitensi nela base di Sigonella. Uno scoop di Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera) che ha specificato come  la decisione era stata mantenuta riservata e che la premier Giorgia Meloni ne era stata informata. Crosetto aveva negato il permesso perché non si trattava di viaggi “normali”: gli aerei Usa, come è stato verificato, erano bombardieri che sarebbero stati impegnati nella guerra in Iran. Da qui la decisione del ministro di negare il permesso per due motivi: il primo è che non c’era stata la consultazione preventiva del Parlamento, il secondo è perché non era stata fatta nessuna richiesta di “autorizzazione né erano stati consultati i vertici militari italiani. Il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo” così come riportava il Corriere della Sera.

Il ministro, dopo la notizia, ha scritto così in un tweet: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi».

Serena Marotta

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