116117: Il numero (quasi) fantasma. Perché dopo 20 anni l’Italia non riesce a rispondere alle cure non urgenti

L'istituzione del numero risale a decisioni europee di quasi due decenni fa. Eppure, l'Italia si presenta oggi come un mosaico incompleto e disomogeneo. Sebbene esistano le norme, le linee guida e persino le risorse, manca quella "realizzazione uniforme" che è il vero tallone d'Achille del nostro Sistema Sanitario Nazionale

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 4 minutes

Esiste un numero, in Europa, che da quasi vent’anni promette di essere il “salvagente” dei Pronto Soccorso e il punto di riferimento per ogni cittadino con un bisogno sanitario non vitale. È il 116117, il Numero Unico Europeo per le cure non urgenti. Sulla carta, la soluzione è lineare: un filtro telefonico capace di smistare i pazienti verso la continuità assistenziale (ex guardia medica) o i servizi territoriali, evitando che ogni febbre alta o mal di schiena finisca per intasare le aree di emergenza.

Nella realtà italiana, però, questo numero è il simbolo di un’integrazione sanitaria mai compiuta, un’infrastruttura che continua drammaticamente a “non rispondere”.

Una storia di ritardi e frammentazione

L’istituzione del numero risale a decisioni europee di quasi due decenni fa. Eppure, l’Italia si presenta oggi come un mosaico incompleto e disomogeneo. Sebbene esistano le norme, le linee guida e persino le risorse, manca quella “realizzazione uniforme” che è il vero tallone d’Achille del nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Attualmente, il servizio è attivo a pieno regime solo in poche regioni virtuose (come Lombardia, Piemonte e Toscana), mentre nel resto del Paese la situazione oscilla tra sperimentazioni locali (Sardegna, Lazio, provincia di Trento, e la recente attivazione a Bolzano prevista per maggio 2026) e il nulla assoluto. In vaste aree del Sud e del Centro, il cittadino non ha ancora un unico riferimento e deve destreggiarsi tra vecchi numeri di telefonia fissa e centralini spesso intasati.

Perché il 116117 è fondamentale per salvare il Pronto Soccorso

Il cortocircuito è evidente: senza un filtro efficace all’ingresso, il cittadino spaventato o privo di alternative sceglie la via più sicura, ovvero l’ospedale. Questo genera il fenomeno dei “codici bianchi e verdi” che occupano i Pronto Soccorso, sottraendo tempo prezioso alle vere emergenze e portando il personale sanitario al burnout.

Il 116117 dovrebbe funzionare come un HUB logistico e clinico. In grado, quindi, di effettuare la prima valutazione, ossia il triage telefonico: operatori formati identificano se il bisogno è urgente (e in quel caso trasferiscono la chiamata al 112/118) o meno. Dovrebbe inoltre garantire la continuità assistenziale, indirizzando l’utente alla ex Guardia Medica, oltre a fornire indicazioni su farmacie di turno, pediatri di libera scelta e modalità di accesso ai servizi territoriali.

Gli ostacoli: non solo burocrazia

Perché un progetto così logico fatica a decollare? Innanzitutto a causa della resistenza delle “Isole Regionali”. La sanità federalista italiana ha permesso a ogni Regione di procedere a velocità diverse, creando cittadini di serie A e di serie B nell’accesso ai servizi digitali e telefonici. Inoltre il 116117 funziona se l’operatore può vedere in tempo reale la disponibilità dei medici e dei servizi sul territorio. Senza una digitalizzazione spinta e un’anagrafe degli assistiti realmente interoperabile, il numero resta una “scatola vuota”. Pesa, fatto non seocndario, la carenza di Personale, in quanto implementare una centrale operativa H24 richiede personale qualificato e medici pronti a rispondere, risorse che oggi scarseggiano ovunque.

Focus Sicilia: Il “cantiere aperto” tra ritardi e ambizioni del PNRR

In Sicilia, l’attuazione del numero europeo per le cure non urgenti è strettamente legata alla missione 6 del PNRR e alla creazione delle Centrali Operative Territoriali (COT). Se in altre regioni del Nord il servizio è già una realtà consolidata, nell’isola il percorso appare ancora in salita, segnato da una frammentazione cronica tra le varie ASP provinciali.

La situazione attuale: Un mosaico incompiuto

A differenza della Lombardia o del Piemonte, in Sicilia il cittadino che accusa un malessere non urgente nelle ore notturne o nei festivi deve ancora affidarsi ai numeri diretti delle singole Guardie Mediche (Continuità Assistenziale). Questo sistema genera confusione nell’utenza (spesso i numeri cambiano o non sono aggiornati sui siti web) e non permette un triage preventivo: il paziente si reca fisicamente in ambulatorio, aumentando il rischio di aggressioni al personale sanitario in postazioni isolate.

Il ruolo delle COT (Centrali Operative Territoriali)

La strategia della Regione, in linea con il DM 77, prevede che il 116117 diventi il “front-end” di un sistema più vasto. In Sicilia sono state previste circa 40-50 COT distribuite su tutto il territorio regionale. Il compito del 116117 in Sicilia dovrebbe essere quello di superare i centralini delle singole ASP per offrire un’unica risposta regionale e monitorare i pazienti fragili che necessitano di cure domiciliari, evitando che la mancanza di assistenza li spinga verso i Pronto Soccorso di Palermo, Catania o Messina.

Le criticità specifiche del territorio siciliano

Il passaggio al numero unico in Sicilia deve affrontare ostacoli strutturali non indifferenti. A cominciare dalle problematiche legate alla orografia e zone disagiate, perché nelle aree interne o nelle isole minori, il 116117 non può limitarsi a dare consigli telefonici, ma deve essere supportato da una rete di trasporto e assistenza domiciliare realmente operativa. Inoltre molte postazioni di guardia medica in Sicilia sono scoperte o accorpate per mancanza di personale. Senza medici “fisici” che rispondano alla centrale del 116117, il numero rischia di diventare un semplice nastro registrato che invita l’utente a rivolgersi al 118. Va ricordato che la Sicilia è stata tra le prime regioni a implementare con successo il Numero Unico di Emergenza 112. Tuttavia, il “travaso” delle chiamate non urgenti verso il 116117 è ancora in una fase di transizione tecnologica e organizzativa.

Verso il 2026: l’ultima chiamata

Per la sanità siciliana, il 116117 non è un “optional” tecnologico, ma una necessità per decongestionare ospedali storicamente sotto pressione come il Civico o il Cardarelli. L’obiettivo è trasformare il numero in una vera e propria centrale di smistamento intelligente che possa finalmente dare dignità alla sanità territoriale, spostando il baricentro delle cure dall’ospedale alla casa del paziente.

Senza una massiccia campagna informativa e una reale copertura delle carenze organiche sul territorio, il 116117 in Sicilia rischia di restare una splendida cattedrale nel deserto digitale, un numero che tutti conoscono ma a cui nessuno, concretamente, può rispondere con una prestazione medica.

Il paradosso del 2026

Mentre l’OCSE avverte che la stagione della spesa sanitaria in espansione è finita e che i bilanci saranno sempre più stretti, l’Italia non può più permettersi l’inefficienza di un sistema che non filtra la domanda. Il ritardo del 116117 non è solo un disservizio tecnico; è una scelta politica (consapevole o meno) che condanna il sistema dell’emergenza-urgenza al collasso cronico.

Il numero 116117 dovrebbe essere il primo “mattoncino” della nuova assistenza distrettuale prevista dal PNRR. Ma se dopo 20 anni il telefono continua a squillare a vuoto o non è nemmeno collegato, il rischio è che l’intero progetto di riforma della sanità territoriale rimanga, ancora una volta, una splendida incompiuta.

Sonia Sabatino

Ultimi Articoli