Smart Working, scatta l’ora X: nuove regole e multe salate. Cosa cambia da oggi per aziende e lavoratori

Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, le aziende che non si adegueranno alle procedure di comunicazione e ai protocolli di sicurezza rischiano sanzioni pesantissime, che possono arrivare fino a 7.500 euro

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Nuove e stringenti regole per lo smart working in vigore da oggi

Si chiude definitivamente l’era della flessibilità “deregolamentata” post-pandemia. Da oggi, il panorama del lavoro agile in Italia cambia volto, introducendo una stretta burocratica e sanzionatoria che mette nel mirino i datori di lavoro inadempienti. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, le aziende che non si adegueranno alle procedure di comunicazione e ai protocolli di sicurezza rischiano sanzioni pesantissime, che possono arrivare fino a 7.500 euro.

La fine del regime semplificato

Il passaggio chiave riguarda l’obbligatorietà degli accordi individuali e la corretta trasmissione dei dati al Ministero del Lavoro. Se durante l’emergenza era stato concesso un regime semplificato per agevolare il distanziamento sociale, oggi lo Stato richiede un ritorno alla formalità prevista dalla Legge 81/2017.

Ogni rapporto di lavoro in modalità agile deve essere ora disciplinato da un accordo scritto tra le parti che specifichi la durata dell’accordo (a termine o a tempo indeterminato); l’alternanza tra i periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali aziendali e gli strumenti di lavoro utilizzati e il diritto alla disconnessione.

Il nuovo regime sanzionatorio: i rischi per i datori di lavoro

La novità che sta destando maggiore preoccupazione tra le imprese è l’inasprimento delle multe. La mancata o errata comunicazione telematica dei lavoratori in smart working non è più una semplice irregolarità formale, ma un’omissione punita severamente.

Sanzioni amministrative: Le multe partono da una base di poche centinaia di euro ma, in caso di violazioni reiterate o che coinvolgono un numero elevato di dipendenti, il computo totale può toccare il tetto dei 7.500 euro.

Sicurezza sul lavoro: Resta alta l’attenzione sulla responsabilità del datore di lavoro in merito alla salute e sicurezza. L’azienda è tenuta a consegnare al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) un’informativa scritta che individui i rischi generali e specifici connessi alla modalità di lavoro agile.

I punti cardine del “Nuovo Smart Working”

Per comprendere meglio come cambia la quotidianità di migliaia di dipendenti, occorre analizzare i pilastri della normativa. In primis il diritto alla disconnessione che è il punto più delicato. L’accordo deve individuare chiaramente le fasce di riposo e le misure tecniche/organizzative necessarie per assicurare che il lavoratore non sia reperibile h24. Il lavoratore “agile” ha inoltre diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello applicato ai colleghi che lavorano esclusivamente in presenza. La legge continua, ovviamente, a prevedere una corsia preferenziale per determinate categorie, come i genitori con figli sotto i 12 anni o con disabilità, e i lavoratori con disabilità grave.

Cosa devono fare le aziende da subito

Per evitare di incorrere nelle sanzioni a partire da domani, gli uffici HR e i consulenti del lavoro dovranno procedere alla revisione dei contratti ossia verificando che ogni posizione in smart working sia coperta da un accordo individuale sottoscritto. Sarà necessario caricare sulla piattaforma del Ministero del Lavoro i nomi dei lavoratori e le date di inizio e fine della prestazione agile e aggiornare le informative sulla sicurezza e assicurarsi che i dipendenti abbiano ricevuto le linee guida per l’uso corretto delle dotazioni tecnologiche.

Il provvedimento punta a stabilizzare una modalità di lavoro che, sebbene nata dall’emergenza, è ormai parte integrante del tessuto produttivo italiano. Tuttavia, il passaggio dalla “buona volontà” alle regole rigide impone un cambio di passo organizzativo. Per le aziende, lo smart working non è più solo una scelta organizzativa, ma un terreno normativo minato dove l’errore burocratico può costare molto caro.

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