Sanità siciliana: solo il 7,8% delle Case della Comunità è operativo

Questo dato, fermo al 7,8%, fotografa una realtà allarmante che vede l'isola arrancare ben al di sotto della media nazionale del 45,5%.

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 2 minutes

In Sicilia, la rivoluzione della medicina territoriale viaggia a bassa velocità: appena 12 Case della Comunità sulle 154 programmate hanno dichiarato almeno un servizio attivo. Questo dato, fermo al 7,8%, fotografa una realtà allarmante che vede l’isola arrancare ben al di sotto della media nazionale del 45,5%. Mentre i fondi del Pnrr dovrebbero ridisegnare la mappa della salute, nella Regione guidata da Renato Schifani il progetto sembra ancora un cantiere a cielo aperto, spesso privo dell’anima pulsante: il personale medico. Sono i dati dell’ultimo monitoraggio sulla Missione Salute del Pnrr dell’Osservatorio Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, a tre mesi dalla scadenza il rischio è triplice: non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto; centrarli solo grazie ad alcune Regioni senza ridurre le diseguaglianze territoriali; incassare le risorse senza benefici concreti per i cittadini e le cittadine.

Sicilia: tra strutture fantasma e carenza di medici

Nella Regione sono presenti criticità profonde se si guarda alla qualità dei servizi offerti. Delle poche Case della Comunità attive, solo 2 (l’1,3%) dispongono di tutti i servizi obbligatori inclusa la presenza medica e infermieristica. Un dato che è addirittura peggiorato rispetto a giugno 2025, con la perdita di un’unità in questa categoria d’eccellenza a causa di rettifiche regionali o disattivazioni temporanee per lavori. Non va meglio per gli Ospedali di Comunità: a fronte di 46 strutture programmate, ne risultano attive solo 4 (il 9%), contro una media italiana del 27%. Sul fronte dell’innovazione digitale, sebbene la Sicilia si posizioni bene per numero di documenti disponibili nel Fascicolo sanitario elettronico (15 su un massimo di 20), superando la media nazionale, il vero ostacolo è la fiducia dei cittadini: solo il 26% dei siciliani ha espresso il consenso alla consultazione del proprio fascicolo, contro il 44% della media nazionale e picchi che sfiorano il 92% in altre regioni.

Il confronto nazionale: un’Italia a due velocità

I dati dell’Agenas di fine 2025 mostrano una situazione molto difficile per la sanità locale. In particolare, emerge che esiste ancora una grande differenza tra la qualità delle cure al Nord e al Sud dell’Italia. Per quanto riguarda le Case della Comunità attive, le regioni più virtuose sono: Valle d’Aosta (100% di strutture attive), Friuli-Venezia Giulia (93,8%), Marche (93,5%), Emilia-Romagna (76,5%) e Lombardia (72,5%). Queste regioni guidano la trasformazione, con l’Emilia-Romagna che si distingue anche per la digitalizzazione, avendo il numero più alto di documenti nel Fascicolo sanitario elettronico (17) e il record di consensi dei cittadini e delle cittadine (92%). Tra le regioni “in ritardo”: Basilicata e Provincia Autonoma di Bolzano (0%, nessun servizio dichiarato attivo), Puglia (2,5%), Calabria (3,2%), Abruzzo (4,8%) e Sicilia: 7,8%.

Ospedali di Comunità: l’efficienza del Nord e del Molise

Nel settore degli Ospedali di Comunità, la classifica cambia ma conferma il ritardo di molte realtà. Il Molise guida con il 100% di strutture attive (sebbene ne abbia programmate solo 2), seguito dalla Provincia Autonoma di Trento (75%) e dal Veneto (64%). In fondo alla classifica, con lo 0% di attivazione, Basilicata e Bolzano, a cui si aggiungono Marche e Valle d’Aosta. In conclusione, la Sicilia si trova in una posizione di forte svantaggio nel raggiungimento dei target Pnrr, che a livello nazionale sono già stati rimodulati al ribasso (da 1.350 a 1.038 Case della Comunità da raggiungere entro giugno 2026).

Mario Catalano

Ultimi Articoli