Scacco matto al fisco: prescrizione per il maxi-pignoramento da 16,5 milioni di euro

La vicenda ha inizio con un atto di pignoramento presso terzi, notificato nel novembre 2024, con cui l'agente della riscossione mirava a bloccare le somme dovute al debitore da Poste Italiane

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Una pretesa economica di 16.564.352,05 euro è stata ridimensionata dal tribunale di Marsala, che ha dichiarato estinti per prescrizione molti dei crediti vantati dall’Agenzia delle entrate-Riscossione nei confronti di C.M., assistito dagli avvocati Giovanni Scala, Francesco Foraci e Luigi Varotta del Foro di Palermo. La vicenda ha inizio con un atto di pignoramento presso terzi, notificato nel novembre 2024, con cui l’agente della riscossione mirava a bloccare le somme dovute al debitore da Poste Italiane. La cifra richiesta comprendeva non solo i carichi tributari originari, ma anche interessi di mora e oneri di riscossione maturati nel tempo.

La controffensiva del contribuente: la battaglia legale contro le cartelle “scadute”

Il contribuente non è rimasto a guardare e ha presentato un’opposizione all’esecuzione, eccependo che la maggior parte di quei crediti fosse ormai “scaduta”. Secondo la difesa, le cartelle esattoriali alla base del pignoramento erano state notificate anni prima e il termine per la riscossione era ampiamente decorso ben prima che il fisco si muovesse con l’atto esecutivo. Dall’altra parte, l’Agenzia delle entrate e l’ente impositore hanno tentato di resistere in giudizio, sostenendo che l’opposizione fosse tardiva e che i termini di prescrizione fossero stati sospesi o interrotti da varie norme, tra cui la Legge di Stabilità del 2014 e i decreti d’emergenza legati alla pandemia da Covid-19.

Il verdetto di Marsala: quando il tempo cancella un debito milionario

Tuttavia, nella sentenza emessa il 26 marzo 2026, il giudice del tribunale di Marsala ha accolto parzialmente le ragioni del debitore. Esaminando le singole cartelle – alcune delle quali risalenti ad anni d’imposta come il 1995 e il 1996 – il tribunale ha accertato che per nove di esse il diritto alla riscossione era già estinto. In particolare, il giudice ha rilevato come per molti crediti, nonostante le sospensioni normative invocate dal fisco, la prescrizione fosse comunque maturata anni fa (ad esempio nel 2012, nel 2016 o nel 2017) a causa della mancanza di atti interruttivi validi in quel lungo lasso di tempo. Di conseguenza, l’AdeR (Agente della riscossione) è stata dichiarata priva del diritto di procedere esecutivamente per il recupero di tali somme, sancendo così una significativa vittoria per il contribuente di fronte a una richiesta multimilionaria. Il giudice ha accolto in pieno le tesi degli avvocati, fatta eccezione per quattro cartelle esattoriali per un totale di 1.593,82 euro.

Mario Catalano

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