Ilaria Sula fu ritrovata morta, chiusa all’interno di una valigia, in un dirupo a Poli, sui Monti Prenestini
«Ci stava solo un pezzo di ginocchio che usciva, il resto era dentro la valigia». È il racconto che ha fatto l’ex di Ilaria Sula in aula, durante il processo di primo grado. Il suo killer si chiama, Mark Antony Samson, di 23 anni, studente alla facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza”.
È passato un anno da quando il corpo senza vita di Ilaria Sula è stato ritrovato senza vita. Dentro una valigia, in un dirupo a Poli, sui Monti Prenestini. È stata gettata via come un pacco dal suo ex, reo confesso. «Erano circa le 13:30, ho messo la valigia fuori dalla stanza – così ha dichiarato l’ex di Ilaria, durante il processo che lo vede imputato -. L’ho portata via da solo. Ho iniziato a spingerla per terra, perché il corridoio era stretto. Poi sono andato a prendere la macchina, che si trovava a circa un minuto a piedi. L’auto l’ho posizionata da una proprietà privata vicino casa. Dopodiché sono tornato all’interno e ho portato la valigia fuori dalla porta, sul pianerottolo. Ho iniziato a trasportare la valigia di peso. Quando avevo chiuso, ci stava solo un pezzo di ginocchio che usciva, il resto era dentro la valigia».
Ilaria, 22 anni, era una studentessa originaria di Terni ma viveva a Roma, dove frequentava la facoltà di Statistica dell’Università “La Sapienza”. I due avevano avuto una relazione iniziata nel 2023 e terminata nei primi mesi del 2025. Era stata Ilaria che lo aveva lasciato. Poi l’assassinio la mattina del 26 marzo a casa del suo ex dopo una lite, dove Ilaria lo aveva raggiunto la sera del 25 marzo 2025 per consegnargli dei vestiti. Lì aveva passato la notte, per evitare di prendere i mezzi pubblici di notte. E lì, nella stanza dell’appartamento di via Homs a Roma, dove il ragazzo, originario delle Filippine, risiedeva insieme ai genitori, è stata uccisa con delle coltellate al collo. «È stato un raptus, ho perso la testa, non volevo ucciderla», aveva detto agli inquirenti prima di finire in carcere.
Intanto quella sera del 25 marzo di un anno fa, furono le coinquiline le prime a preoccuparsi non vedendola rientrare a casa. Infatti Ilaria condivideva un appartamento nel quartiere Furio Camillo di Roma con altre studentesse. E poco dopo i suoi genitori, originari dell’Albania ma residenti a Terni, allertati, avevano presentato la denuncia di scomparsa. Da qui le indagini della polizia. Mark era stato fermato dagli agenti come principale sospettato della sparizione della ragazza e fu lui a far ritrovare il corpo di Ilaria, il 2 aprile del 2025, dentro la valigia in un dirupo, in un’area boschiva nei pressi del Monte Guadagnolo, a Poli, in provincia di Roma.
A luglio 2025, dopo la chiusura delle indagini, per l’assassino di Ilaria fu disposto il giudizio immediato. A suo carico furono confermate le contestazioni di occultamento di cadavere ed omicidio volontario aggravato della premeditazione, i futili motivi e la relazione affettiva con la vittima.
Anche per la madre del 23enne, Nors Manlapaz, fu disposto il giudizio immediato, ma in un procedimento separato. La donna fu accusata di concorso in occultamento di cadavere, aggravato dal nesso teleologico, cioè per aver commesso il reato per occultarne un altro. Durante il processo a carico della madre del killer di Ilaria, celebrato in rito abbreviato, i legali della donna avevano proposto un patteggiamento, invece la pubblica accusa aveva chiesto due anni di reclusione senza il riconoscimento delle attenuanti generiche. Il 28 novembre 2025 il Tribunale di Roma accolse la richiesta di patteggiamento. E la donna fu condannata a due anni di reclusione con pena sospesa. Di conseguenza, Nors Manlapaz rimase a piede libero. Mentre in udienza, nel processo di primo grado lo scorso 17 marzo 2026, Mark Samson disse che Ilaria Sula era «arrabbiata e delusa» per le bugie che lui le aveva detto a proposito degli esami all’Università che l’ex non aveva dato. Samson ammise anche di essersi impossessato delle password della vittima a sua insaputa e che aveva spiato le conversazioni della ragazza. Conversazioni che Ilaria aveva scambiato con altri ragazzi. Samson parlò anche della mattina del 26 marzo 2025, giorno in cui uccise Ilaria.
Ecco le sue parole in aula: «Ho preparato la colazione, ho apparecchiato con cura. Ma poi la situazione è degenerata. Non so spiegare perché. Ilaria mi aveva fatto vedere lo schermo del suo telefono. Ho visto cose che non avevo mai visto». E ancora: «le ho strappato il telefono di mano e ho letto altre chat. Lei mi disse: “Adesso cosa vuoi fare?”. Non so cosa sia successo. È come se mi fosse sceso un velo sugli occhi. Sentivo dentro solo emozioni negative». E poi: «ho avuto una colluttazione con lei. Non ricordo quante volte l’ho colpita sul volto, sicuramente più di due. L’ho colpita con dei pugni e Ilaria era in piedi… poi è caduta. Ricordo che a quel punto l’ho pugnalata con la mano sinistra. L’ho colpita col coltello subito dopo che era caduta per terra con una sequenza di colpi molto rapida. Da quando è caduta alle pugnalate, non so se fosse cosciente o meno». Quindi il killer uscì dalla stanza: «Ho chiamato mia mamma. Le ho detto: “Ho fatto una cosa brutta”. Quando si è affacciata oltre la porta e ha visto il corpo di Ilaria, è svenuta. L’ho portata in camera sua, non riusciva a stare in piedi». Dopo essersi ripresa la madre di Mark voleva chiamare i soccorsi ma le fu impedito. «Ho toccato la caviglia destra di Ilaria ed era già fredda – aveva continuato il killer -. Allora ho chiesto a mamma una valigia grande. Lei non aveva risposto, ma ha alzato lo sguardo verso dove tenevamo le valigie. Decido quindi di prenderne una. Le ho poi chiesto se poteva andare a comprare dei sacchi neri, qualcosa per pulire a terra. Lei è uscita… dopo ho scoperto che era andata in chiesa». Infine il 23enne mise il corpo della giovane donna nella valigia. Da lì il viaggio in auto per l’occultamento del corpo.
Serena Marotta