Doccia fredda sulla sanità siciliana: il Ministero boccia il Piano ospedaliero

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La scure del Ministero della Salute si abbatte sulla Sicilia. Quella che doveva essere la “riforma della svolta” per la rete ospedaliera isolana è stata rispedita al mittente con un giudizio che lascia poco spazio alle interpretazioni: “incongruente e disallineata”.

Oggi, 31 marzo 2026, la Direzione generale della programmazione sanitaria ha notificato alla Regione un documento che segna in rosso i nodi strutturali di un piano giudicato tecnicamente fragile e non conforme agli standard nazionali. Per il governo Schifani è un colpo durissimo, che rischia di paralizzare non solo la programmazione dei servizi, ma soprattutto il tanto atteso sblocco dei concorsi per medici e infermieri.

I rilievi di Roma: “Dati parziali e troppe zone d’ombra”

Secondo quanto filtrato dai tavoli romani, il Ministero avrebbe riscontrato numerosi “disallineamenti” tra la dotazione di posti letto dichiarata e quella effettivamente necessaria per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In particolare, Roma contesta La mancanza di solidità tecnica in quanto la documentazione trasmessa non permetterebbe una “corretta e compiuta istruttoria”; eccessivi squilibri territoriali poichè il piano presentato ha una distribuzione dei presidi che non tiene conto dei flussi reali dei pazienti. Il Governo nazionale, inoltre, avanza dubbi sulla tenuta finanziaria del piano nel medio periodo.

La difesa di Faraoni: «Solo rilievi tecnici»

Non si è fatta attendere la replica dell’assessore regionale alla Salute, Giovanna Faraoni, che prova a gettare acqua sul fuoco: «Non parliamo di bocciatura, ma di un normale confronto tecnico tra istituzioni. I correttivi richiesti sono quasi tutti formali e siamo già al lavoro per integrare i dati richiesti. Difenderemo la specificità siciliana, specialmente per le aree interne e disagiate».

Una linea, quella dell’assessorato, che mira a minimizzare l’accaduto definendolo un “fisiologico passaggio burocratico”. Tuttavia, il clima politico a Palazzo d’Orléans è tutt’altro che sereno.

L’affondo delle opposizioni e dei sindacati

Il fronte del no è invece compatto nel definire il respingimento un “fallimento certificato”. La senatrice di Italia Viva, Musolino, ha parlato di “disastro annunciato”, chiedendo al Presidente Schifani di ammettere l’inadeguatezza della propria linea politica.

Ancora più pesanti le ripercussioni sul fronte sindacale. Con il piano ospedaliero congelato, si ferma di fatto il turn-over. Senza una rete approvata, le aziende sanitarie (ASP) non possono procedere alle assunzioni a tempo indeterminato, condannando i reparti a un’estate di emergenza cronica e turni massacranti.

Cosa succede ora?

La Sicilia ha ora poche settimane per presentare una versione emendata del piano. Se i correttivi non dovessero soddisfare il Tavolo di monitoraggio nazionale, il rischio è lo scivolamento verso un nuovo piano di rientro, con il conseguente commissariamento della sanità isolana.

Il tempo delle diplomazie sembra scaduto: i cittadini siciliani, stretti tra liste d’attesa infinite e pronto soccorso al collasso, attendono risposte che non siano solo carte bollate tra Palermo e Roma.

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