“C’entro anch’io”: a Ballarò un progetto che sfida la povertà educativa partendo dalla famiglia

L’obiettivo è chiaro: restituire centralità al ruolo educativo delle famiglie e creare una rete solida che coinvolga scuole, servizi e territorio, estendendo le attività anche alla VI Circoscrizione

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A Palermo, nel cuore dei quartieri Albergheria e Ballarò, prende forma un intervento concreto contro la povertà educativa. Si chiama “C’entro Anch’io” (CLP2024PE400435) ed è molto più di un semplice progetto: è un tentativo reale di ricucire legami, rafforzare le famiglie e costruire una comunità più presente. Promosso da Apriti Cuore ETS e sostenuto dal PNRR con fondi dell’Unione Europea – Next Generation EU, il progetto si inserisce nella Missione 5 Componente 3, dedicata proprio al contrasto della povertà educativa nel Mezzogiorno. L’obiettivo è chiaro: restituire centralità al ruolo educativo delle famiglie e creare una rete solida che coinvolga scuole, servizi e territorio, estendendo le attività anche alla VI Circoscrizione.

Come funziona “C’entro anch’io”

Il progetto si sviluppa in 24 mesi e coinvolge bambini tra i 5 e i 10 anni. Non è solo doposcuola: è un sistema educativo diffuso che tiene insieme minori, genitori e territorio. Accanto al sostegno scolastico, già attivo, sono partiti laboratori digitali e creativi, attività artistiche e sportive, percorsi STEM ed esperienze di giornalismo sociale e storytelling autobiografico. Il doposcuola specialistico resta il punto di riferimento, ma è affiancato da attività pensate per lavorare anche sul piano relazionale ed emotivo. Le attività sono seguite da un’équipe multidisciplinare e si svolgono sia nella sede dell’associazione a Ballarò sia nelle scuole partner, l’Istituto Comprensivo “Giuliana Saladino” e il “Lombardo Radice”. Accanto al lavoro con i bambini, il progetto attiva il Centro di Prossimità, che offre ascolto e supporto alle famiglie in collaborazione con i servizi sociali del Comune, e le Officine di Rigenerazione Urbana, spazi aperti dedicati all’incontro e alla partecipazione.

Danzaterapia e spazio d’ascolto: il nuovo step

Con l’avvio della nuova fase, il progetto amplia il suo raggio d’azione. Dal 6 marzo ha preso il via il percorso di danzaterapia condotto da Fabrizio Campo, danzaterapeuta espressivo-relazionale, educatore e pedagogista.

«La Danzaterapia si configura come spazio di incontro e di gioco – dice Fabrizio Campo -. Attraverso il linguaggio corporeo, permette di ricostruire il legame con sé stessi e con gli altri, oltre le barriere e l’isolamento. La danza diventa così pratica di riorganizzazione corporea, emotiva e sociale, generando un nuovo senso di sé e una rinnovata esperienza di comunità».

Dal 3 marzo è attivo anche lo spazio d’ascolto, gestito dalla psicologa Maria Chiara Giordano. Uno sportello pensato come luogo stabile sul territorio, rivolto ai genitori e in particolare alle donne.

L’avvio dei laboratori è stato anche un momento aperto, pensato per coinvolgere direttamente le famiglie e avvicinarle al progetto.

La famiglia al centro del progetto

Il cuore di “C’entro Anch’io” resta la famiglia. Non come destinataria passiva, ma come protagonista. Il progetto, infatti, riconosce la famiglia come primo contesto educativo e la coinvolge come protagonista attiva. Particolare attenzione è rivolta alle donne, sostenute nei percorsi di conciliazione tra cura, genitorialità e dimensione personale. Sono previsti momenti di confronto tra famiglie e operatori, oltre a uno sportello di ascolto permanente di consulenza genitoriale e mediazione con i servizi pubblici. All’interno di questo spazio trovano posto anche incontri di Danza Movimento Terapia, utilizzata per favorire ascolto, consapevolezza emotiva e costruzione di relazioni. Il progetto è realizzato insieme a CIRF, all’impresa sociale “Il Mediterraneo”, alle scuole coinvolte e all’Assessorato alle Attività Sociali e Socio-Sanitarie del Comune di Palermo. Un lavoro condiviso che punta a rafforzare la comunità educante e a offrire risposte concrete nei quartieri più fragili.

Per capire cosa significa lavorare ogni giorno in questo contesto, abbiamo intervistato la dott.ssa Silvia Mercadante, psicologa esperta in disturbi specifici dell’apprendimento e del neurosviluppo, impegnata nel sociale all’interno dell’associazione Apriti Cuore ETS. Con lei abbiamo approfondito il lavoro quotidiano a fianco di bambini e famiglie e il valore di progetti educativi capaci di incidere concretamente sul territorio.

Dottoressa Mercadante, può raccontarci il suo percorso professionale e come è arrivata a lavorare in Apriti Cuore ETS?

«Sono una psicologa esperta in DSA e disturbi del neurosviluppo, specializzata in progettazione sociale e iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana. Dal 2022 lavoro presso l’Associazione Apriti Cuore ETS, dopo aver svolto un anno di tirocinio post lauream in Psicologia. È stata un’esperienza molto formativa, sia dal punto di vista professionale che personale. In quel contesto ho avuto modo di confrontarmi con un ambiente sociale stimolante e innovativo, che ha rafforzato la mia scelta di lavorare in questo ambito».

Cosa l’ha spinta a dedicarsi proprio al lavoro con bambini e famiglie?

«Credo profondamente nel valore dell’educazione e nella possibilità di sostenere concretamente bambini e famiglie. Accompagnarli nello sviluppo delle proprie potenzialità è qualcosa che considero fondamentale. È un lavoro che richiede presenza, ascolto e responsabilità, ma che restituisce anche molto in termini umani. Ci racconta la storia e l’evoluzione dell’associazione Apriti Cuore ETS? Apriti Cuore ETS nasce nel 1999 dall’iniziativa di un gruppo di giovani aderenti all’Azione Cattolica, con l’obiettivo di sostenere minori in difficoltà. Nel tempo ha aperto diverse case-famiglia per bambini allontanati dalle proprie famiglie e ha promosso progetti educativi per minori e giovani con disabilità, diventando un punto di riferimento importante per il territorio palermitano».

Negli anni l’associazione ha ampliato il suo raggio d’azione. In che modo?

«Sì, l’attenzione si è estesa anche ad altri ambiti. Oggi ci occupiamo, ad esempio, di percorsi di autonomia per giovani, come quello realizzato presso il bene confiscato alla mafia “Casa Apriti Cuore”, dove i neomaggiorenni vengono accompagnati verso l’indipendenza. Parallelamente, sono state avviate iniziative rivolte alla marginalità adulta. Inoltre, l’associazione ha consolidato collaborazioni con scuole, enti pubblici e realtà del Terzo Settore, sviluppando progetti sempre più innovativi. Tra questi progetti c’è “C’Entro anch’Io”».

Di cosa si tratta?

«ˈC’entro anch’Ioˈ nasce per rispondere alla crescente emergenza educativa nella città di Palermo. È rivolto a bambini tra i 5 e i 10 anni e prevede la creazione di un centro socio-educativo nella I circoscrizione».

Quali attività vengono proposte all’interno del progetto?

«Il servizio offre doposcuola specialistico, laboratori socio-educativi, artistico-espressivi e manipolativi, attività sportive, informatiche e di giornalismo sociale. Sono previsti anche seminari sul bullismo e percorsi sulla cittadinanza attiva. Inoltre, il centro mette a disposizione uno spazio di ascolto per i minori e uno sportello per le famiglie, con corsi di alfabetizzazione della lingua italiana e percorsi di danza-movimento terapia».

Chi sono i soggetti coinvolti nel progetto?

«Le attività sono realizzate dai professionisti dell’associazione insieme agli esperti dei partner CIRF e Il Mediterraneo. Si svolgono sia nella sede operativa di Apriti Cuore sia nelle scuole coinvolte, l’I.C.S. Lombardo Radice e l’I.C.S. Giuliana Saladino. Partner dell’iniziativa è anche il Comune di Palermo».

Qual è l’obiettivo principale di “C’entro Anch’Io”?

«L’obiettivo è creare contesti educativi inclusivi, stimolanti e sicuri, capaci di favorire la crescita personale, lo sviluppo delle competenze relazionali e l’integrazione sociale dei bambini. Il titolo del progetto è molto evocativo».

Qual è il suo significato?

«ˈC’entro anch’ioˈ richiama due idee: da un lato l’essere al centro, quindi sentirsi riconosciuti e valorizzati; dall’altro l’entrare, cioè partecipare attivamente alla costruzione di uno spazio comune. L’intento è promuovere inclusione, partecipazione e senso di responsabilità, permettendo a ogni bambino di sentirsi parte di qualcosa».

Come si struttura il vostro lavoro sul campo?

«Lavoriamo attraverso equipe multidisciplinari, in collaborazione con servizi sociali e scuole. Questo ci permette di costruire interventi personalizzati, basati sui bisogni reali di ciascun beneficiario».

Qual è il suo ruolo specifico all’interno del progetto?

«Mi occupo del potenziamento del Centro di prossimità, che gestisco insieme alla collega Aurora De Luca. Lo abbiamo trasformato in uno spazio di ascolto accogliente, dove ogni giorno affrontiamo bisogni e fragilità cercando soluzioni concrete. Offriamo supporto psicologico ed educativo, orientamento ai servizi, consulenza legale, aiuto materiale e supporto per l’inserimento lavorativo»

Che tipo di approccio adottate nel vostro lavoro quotidiano?

«Cerchiamo di intervenire su più fronti, sostenendo la persona a 360 gradi. È un metodo che ho appreso durante il mio tirocinio grazie alle mie tutor, Maria Bisesi e Nicoletta Cucuzza, e che oggi rappresenta la base del mio lavoro. Si occupa anche di difficoltà di apprendimento».

In che modo?

«Mi dedico all’individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento e alla progettazione di interventi psico-educativi di supporto e potenziamento. Lavoro in stretta collaborazione con la scuola e gli insegnanti, così da costruire percorsi su misura per ogni bambino».

Cosa significa per lei lavorare in questo progetto?

«Significa contribuire a creare contesti inclusivi e partecipativi, dove ogni bambino possa sentirsi accolto e valorizzato. Allo stesso tempo, è un modo per offrire alle famiglie un supporto concreto e continuo. È un lavoro che mi permette di mettere in pratica le mie competenze e di partecipare alla costruzione di una comunità educativa più equa e attenta».

“C’entro Anch’io” prova a colmare uno spazio che spesso resta vuoto: quello della fiducia tra famiglie, persone e territorio, rimettendo al centro le relazioni.

Per partecipare alle attività o ricevere informazioni è possibile scrivere a info@apriticuore.it o chiamare il 393 5905900.

Dorotea Rizzo

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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