Le carceri siciliane continuano a rappresentare una delle realtà più critiche del sistema penitenziario italiano, tra sovraffollamento, carenze strutturali e crescenti episodi di violenza. Un contesto complesso, spesso lontano dal dibattito pubblico, ma che incide direttamente sui diritti fondamentali delle persone detenute e sulle condizioni di lavoro degli operatori.
Per fare il punto su queste criticità e sulle possibili soluzioni, abbiamo intervistato Antonino De Lisi, avvocato, presidente della Commissione carceri e diritti civili della Camera penale di Palermo e Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
Il volontariato come pilastro del reinserimento
Nel sistema penitenziario, il volontariato rappresenta uno degli strumenti più importanti per costruire percorsi concreti di reinserimento sociale. «Non vi può essere un percorso rieducativo e riabilitativo se non c’è chi ti supporta», sottolinea Antonino De Lisi.
Un supporto che va oltre l’assistenza materiale e diventa elemento chiave nel processo rieducativo della persona detenuta. «Il volontariato in questo è fondamentale», ribadisce De Lisi evidenziando come accanto alle istituzioni sia necessaria una presenza costante e attiva della società civile.
Il ruolo decisivo del volontariato
Al centro del sistema penitenziario, per De Lisi, c’è il valore del supporto umano. «Bisogna parlarne sia quando c’è qualcosa di negativo ma anche quando c’è qualcosa di positivo», spiega, invitando a una narrazione più equilibrata del mondo carcerario.
Un concetto che richiama direttamente la funzione rieducativa della pena, spesso difficile da realizzare senza una rete esterna. «La figura del garante deve garantire che il reinserimento e la rieducazione avvengano nel rispetto della dignità dell’essere umano – afferma -. Ben venga un volontariato sano, attivo, che possa contribuire a questo reinserimento».
Violenza e nuove forme di criminalità
Negli ultimi tempi, però, il sistema carcerario siciliano è stato segnato da episodi di violenza, in particolare negli istituti di Siracusa e Trapani. Ma è davvero cambiato qualcosa rispetto al passato? «Credo che la violenza purtroppo ci sia sempre stata – osserva De Lisi -. Ma nel frattempo è cambiata la società, di conseguenza cambiano anche le tipologie di reato commesse più frequentemente».
Oggi si assiste a una trasformazione profonda, che riguarda anche l’età di chi delinque: «Tra i minori registriamo un aumento della criminalità, che non è più una delinquenza spicciola, ma più radicata in un sistema più complesso e pericoloso socialmente».
Droga, armi e prevenzione
Tra i fenomeni più preoccupanti emergono traffici legati a droga e armi. «È una realtà triste che non si verifica solamente in un istituto minorile, ma in diversi Ipm», precisa De Lisi.
Per affrontare questo problema, secondo il garante regionale, serve intervenire a monte: «La prevenzione deve essere fatta con una formazione anche differente degli operatori di polizia penitenziaria – sottolinea De Lisi -. Si tratta di un aggiornamento necessario per rispondere all’evoluzione della società. Oggi viviamo in una società sempre più informatizzata e chi deve prevenire deve essere messo nelle condizioni di operare allo stesso livello».
Tecnologia e sicurezza: la sfida dei droni
Un’altra criticità riguarda l’ingresso illecito di cellulari, droga e altri oggetti attraverso strumenti tecnologici come i droni. «Ogni istituto dovrebbe avere, come gli aeroporti militari, un’area protetta per impedire il sorvolo – spiega De Lisi -. Tuttavia anche questi sistemi possono essere violati».
A complicare ulteriormente la situazione è lo stato delle strutture penitenziarie. «Molto spesso abbiamo strutture obsolete – evidenzia De Lisi – collocate nel centro abitato (come l’Ucciardone di Palermo n.d.r.) dove è più facile introdurre elementi illegali».
Una condizione che rende più difficile il controllo rispetto a istituti situati in aree isolate. «Uno spazio aperto consente una maggiore vigilanza e quindi una maggiore prevenzione». Un quadro complesso, dunque, in cui sicurezza, diritti e innovazione si intrecciano. «Diventa sempre più urgente riportare il tema delle carceri al centro dell’attenzione» conclude il garante.
Sonia Sabatino