Caso Lombardo, colpo di scena: il corpo sarà riesumato. Il Gip nega l’archiviazione: “Indagini non esaustive”

Il Giudice per le Indagini Preliminari, il dottor Walter Turturici, ha respinto la richiesta di archiviazione, disponendo una nuova, massiccia attività d'indagine nel nome della "completezza investigativa"

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Non è ancora tempo di scrivere la parola “fine” sulla morte di Antonino Lombardo. A oltre trent’anni da quel tragico 4 marzo 1995, quando il Maresciallo dei Carabinieri fu trovato senza vita nella sua auto di servizio all’interno della Caserma “Bonsignore”, il caso si riapre clamorosamente. Il Giudice per le Indagini Preliminari, il dottor Walter Turturici, ha infatti respinto la richiesta di archiviazione, disponendo una nuova, massiccia attività d’indagine nel nome della “completezza investigativa”.

La riesumazione e il giallo dell’autopsia mai fatta

Il punto di rottura con il passato è netto: il Gip ha ordinato la riesumazione della salma per eseguire quell’esame autoptico che, incredibilmente, non fu mai effettuato all’epoca dei fatti. L’obiettivo è cristallino: accertare con rigore scientifico le cause del decesso e verificare se la tesi del suicidio sia realmente compatibile con i segni sul corpo, alla luce delle recenti osservazioni tecniche depositate dai consulenti della famiglia.

Il mistero dei proiettili spariti

Ma i dubbi del giudice non si fermano alla medicina legale. L’ordinanza punta il dito contro una gestione dei reperti che appare costellata di ombre. Il Gip chiede una nuova analisi balistica sulla pistola d’ordinanza del Maresciallo e su un proiettile deformato e un bossolo calibro 9 custoditi agli atti. C’è però un ostacolo non da poco: sono ufficialmente spariti i cosiddetti “proiettili-sperimentali” (denominati S1 e S2) che i Carabinieri del CIS di Messina avevano utilizzato per la consulenza tecnica originaria. Dove sono finiti? E perché non sono più reperibili?

Verbali e “appunti” scomparsi: caccia ai testimoni

L’inchiesta dovrà ora scavare nei minuti e nelle ore immediatamente precedenti e successive al ritrovamento del cadavere. Il Gip ha disposto una serie di audizioni chiave, tra cui quella del Generale Michele Riccio e di figure rimaste finora sullo sfondo, come un misterioso “Capitano Nuzzi” e il Maresciallo Salvatore Di Giorgio.

Al centro dell’attenzione ci sono degli “appunti” che Lombardo avrebbe depositato o consegnato presso gli uffici del ROS di Monreale poco prima di morire. Si trattava di soffiate confidenziali o di atti investigativi delicati? Il giudice vuole vederci chiaro anche su una presunta borsa contenente documenti che sarebbe stata prelevata dall’auto di Lombardo subito dopo la scoperta del corpo.

Faccia a faccia tra ufficiali

Per diradare la nebbia su trasferte e ordini di servizio che appaiono contraddittori, la Procura dovrà ora organizzare dei confronti diretti. In particolare, dovranno essere messi a confronto:

  • Baudo e Obinu: per chiarire se il Maggiore Obinu avesse suggerito che “era meglio che Lombardo stesse tranquillo” e se vi fu un incontro riservato il 3 marzo 1995 per discutere le vicende del Maresciallo.

  • Ierfone e Cagnazzo: per stabilire se, la sera della tragedia, l’allora Colonnello Cagnazzo cercò immediatamente notizie su documenti riservati in possesso della vittima.

Infine, spunta un dettaglio quasi romanzesco: la ricerca documentale per identificare un militare appartenente all’unità “Crimor” del ROS noto con lo pseudonimo di “Mago”.

Il termine fissato per queste nuove indagini è di sei mesi. Un semestre che si preannuncia caldissimo per la cronaca giudiziaria siciliana e che potrebbe finalmente restituire un pezzo di verità a una famiglia che la attende da tre decenni.

Roberto Greco

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