Pannitteri (Pd) dopo il verdetto delle urne lancia la sfida unitaria per le Regionali 2027: «La Sicilia aspetta una proposta politica chiara»

Abbiamo approfondito l'analisi con Maria Grazia Pannitteri, responsabile Giustizia del Partito Democratico Sicilia

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Il verdetto delle urne per il Referendum costituzionale sulla giustizia ha consegnato un’immagine plastica di un’Italia divisa, dove il No ha prevalso con il 53,2% dei voti a livello nazionale. In questo scenario, la Sicilia emerge come uno dei territori dove il dissenso verso la riforma proposta dal governo Meloni è stato più netto, con il No che ha raggiunto il 61,0%. Abbiamo approfondito l’analisi con Maria Grazia Pannitteri, responsabile Giustizia del Partito Democratico Sicilia.

Oltre l’affluenza: il voto come scudo per la legalità

In Sicilia l’affluenza si è fermata al 46,1%, ben al di sotto della media nazionale del 58,9%. Pannitteri non nasconde la fatica di una campagna elettorale intensa e nonostante il dato regionale sull’affluenza sia inferiore a quello nazionale, la responsabile PD invita a una lettura più stratificata: «Chi aveva le idee chiare sul no è andato in massa a votare», afferma, sottolineando come cittadini e cittadine abbiano sentito la responsabilità di difendere il sistema democratico. Per Pannitteri, il dato va letto in relazione alla forza delle posizioni espresse: «È vivo il sangue dei magistrati che scorre per le strade», dichiara, spiegando come il voto sia stato anche un atto di difesa verso una magistratura che per molti rappresenta ancora un presidio fondamentale di legalità.

Dallo schiaffo di Palermo al crollo delle roccaforti: il “No” che travolge Schifani

Il No in Sicilia ha vinto con un margine superiore a quello nazionale. A Palermo, ad esempio, ha toccato il 69,0%. I dati confermano che nelle grandi città il No ha dominato: nella città amministrata dal sindaco Roberto Lagalla, a fronte di un’affluenza del 48,2%, la riforma è stata bocciata sonoramente. Pannitteri conferma che il risultato rappresenti una chiara bocciatura politica: «È in dubbio che questa posizione sia anche una risposta ad un modo di governare e di comunicare che spesso non tiene conto del rapporto fiduciario con i cittadini e le cittadine». Secondo l’esponente dem, gli elettori hanno voluto inviare un segnale preciso non solo al governo nazionale, ma anche al governo Schifani, percepito come «assolutamente distante dai problemi quotidiani dei siciliani». Cita, inoltre, l’impatto degli scandali sulla corruzione che riempiono le cronache, sostenendo che il problema etico della classe dirigente è stato determinante nelle urne. L’analisi territoriale offre spunti interessanti: nonostante il Sì abbia dominato in molti comuni della Pianura Padana, in Sicilia il fronte del No è rimasto compatto. Pannitteri riporta l’esperienza del suo comune: «A Paternò, roccaforte del centrodestra, non c’è stata una sezione in cui il Sì abbia vinto», evidenziando come la media locale sia stata perfettamente in linea con quella nazionale, segno che il messaggio della riforma non ha convinto nemmeno l’elettorato conservatore.

Effetto Referendum: il “campo largo” ritrova l’ossigeno per la sfida alle Regionali

A livello nazionale, i dati Youtrend mostrano che il No ha vinto nell’88% dei casi tra gli elettori del PD e nell’81% tra quelli del M5S. Pannitteri spiega come la campagna referendaria sia servita a rinsaldare i rapporti con i partiti alleati e con la società civile. Il PD siciliano ha puntato su una mobilitazione capillare, fatta di dibattiti e volantinaggi nelle piazze, per rinnovare il rapporto con l’elettorato. Questa unità sembra aver gettato le basi per il futuro: «Laddove si è uniti si vince», dichiara la dem. Questo risultato, aggiunge, «rappresenta una boccata di ossigeno» in vista delle prossime amministrative e delle regionali del prossimo anno: «La gente si aspetta una proposta politica chiara, alternativa a un modo di fare politica spesso clientelare».

Mario Catalano

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