Giustizia, il “No” spacca l’Italia. Candido (Fi): «La magistratura è diventata un partito politico»

Per analizzare questo scenario, abbiamo intervistato Bonaventura Candido, responsabile Giustizia di Forza Italia Sicilia e coordinatore del comitato per il "Sì" dell'Unione Camere Penali per la provincia di Messina

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Il verdetto delle urne sul referendum costituzionale della giustizia ha consegnato un’Italia spaccata, ma è il dato siciliano a sollevare le riflessioni più profonde. Mentre a livello nazionale l’affluenza si è attestata al 58,9%, nell’isola il dato è crollato al 46,1%, con punte di dissenso marcate nei grandi centri. Per analizzare questo scenario, abbiamo intervistato Bonaventura Candido, responsabile Giustizia di Forza Italia Sicilia e coordinatore del comitato per il “Sì” dell’Unione Camere Penali per la provincia di Messina.

Quando il quesito diventa un corpo a corpo tra pro e anti-Meloni

La Sicilia ha fatto registrare un’affluenza di ben 13 punti sotto la media nazionale. Palermo, con il 69% di “No”, sembra aver dato un segnale netto. Qualcosa è andato storto: «La disaffezione dei siciliani e delle siciliane credo che purtroppo abbia a che fare anche con un livello culturale diverso», dice Candido, sottolineando come in regioni più depresse il cittadino necessiti di spiegazioni più approfondite per essere spinto al voto. Secondo l’esponente azzurro, il cuore del problema risiede nello slittamento del dibattito dal merito tecnico allo scontro frontale: «Si è votato di più per ragioni politiche, il che ha distolto l’elettorato dal cuore del problema: è diventata una guerra tra chi era pro e chi contro la Meloni». A livello nazionale il “No” ha vinto con il 53,2%, in Sicilia ha raggiunto il 61%. A Palermo il distacco è stato ancora più netto, con il “Sì” fermo al 31%.

Dalle firme degli avvocati alle “toghe partito”

Secondo i dati YouTrend, la motivazione principale che ha spinto gli elettori del fronte del No è stata il desiderio di non modificare la Costituzione (61%), segnale di un orientamento conservativo-istituzionale più che di opposizione politica contingente. Al secondo posto il contrasto al sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (39%), al terzo il voto di opposizione al governo Meloni (31%). Quasi irrilevante la quota di chi ha seguito le indicazioni di partito (7%) o si è opposto alla separazione delle carriere per sé (4%). Candido aggiunge: «La magistratura è diventata un partito politico e cittadini e cittadine non possono accettare che il giudicante sia parte di un ingranaggio politico, perché l’imparzialità viene meno». L’avvocato evidenzia come la riforma nacque nel 2017 dalle 70mila firme raccolte dall’Unione Camere Penali, venendo poi “adottata” e parzialmente modificata dalla politica: «Ad esempio, con l’introduzione del sorteggio, non previsto inizialmente. Oggi c’è bisogno di autocritica, abbiamo sbagliato molto», ammette Candido. Il responsabile regionale racconta di essersi speso in ben 29 dibattiti: «Noi spiegavamo tecnicamente il quesito, mentre per gli altri era più facile dire “ci stanno fregando” o “vogliono assoggettare il pubblico ministero alla politica”». Nonostante il dato regionale, l’avvocato rivendica con orgoglio la performance di Messina e Caltanissetta, che hanno fatto registrare le percentuali per il “Sì” più alte di tutta la Sicilia.

La tenuta di Palazzo Chigi e la sfida di una riforma naufragata nella polarizzazione

Il “No” ha vinto in tutti i 20 capoluoghi di regione. A livello nazionale, il 31% dei contrari ha ammesso di aver votato per dare un segnale di opposizione al governo. Ma questo risultato, secondo Candido, non può mettere in crisi Palazzo Chigi: «L’impatto politico non sarà determinante per la tenuta dell’esecutivo. Non credo avrà un peso politico eccessivo. Mi auguro che la politica, impaurita dal risultato, non faccia scelte sbagliate». Per l’esponente di Forza Italia, è il momento della saggezza: «L’Italia è spaccata in due. Bisogna sedersi intorno a un tavolo, raccogliere i cocci e cercare punti di incontro che facciano bene alla giustizia e al Paese». Mentre il dossier Youtrend conferma che il 54% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni debba comunque restare alla guida del governo, resta il tema di una riforma che, nata nelle aule dei tribunali e tra gli avvocati, si è infranta contro il muro di una polarizzazione politica che ha trovato in Sicilia il suo terreno più fertile.

Mario Catalano

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