La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

Anche nella settimana appena trascorsa il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo

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Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 16 al 22 marzo, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.

? La scomparsa di Emanuele Piazza, avvenuta a Palermo il 16 marzo 1990, non rappresenta soltanto un tragico episodio di cronaca nera legato alla violenza di Cosa Nostra, ma costituisce uno degli snodi più critici e rivelatori dei rapporti opachi tra segmenti deviati dello Stato e l’organizzazione criminale durante la stagione che precedette le grandi stragi del 1992. Piazza, un giovane ex poliziotto trasformatosi in “cacciatore di latitanti” per conto dei servizi segreti civili (SISDE), si trovò a operare in un territorio di confine dove la distinzione tra tutori dell’ordine, infiltrati e criminali era tragicamente sfumata. La sua morte, avvenuta mediante strangolamento e successiva distruzione del cadavere nell’acido, è rimasta per mesi avvolta in un silenzio istituzionale imbarazzante, squarciato solo dalla determinazione della famiglia e dalle indagini di Giovanni Falcone

? Figura amica delle istituzioni, vicino alla Sezione Catturandi guidata da Beppe Montana, Antonio D’Onufrio collaborava segretamente con la Criminalpol di Palermo fornendo informazioni logistiche sui latitanti mafia della zona. Il 16 marzo 1989, a soli 39 anni, fu brutalmente ucciso in un agguato mafioso: un commando lo raggiunse con colpi di lupara e pistola mentre guidava sulla stradina di Ciaculli, sparandogli infine in bocca, una firma della Cosa Nostra contro “chi ha parlato troppo”.

? L’Europa del 2025 si risveglia in un’era di instabilità idrologica senza precedenti, dove l’acqua è passata dall’essere una risorsa scontata a un catalizzatore di conflitti politici, sociali ed economici. La crisi idrica in Sicilia nel 2024-2025 rappresenta l’epicentro del fallimento infrastrutturale europeo. Non si tratta solo di mancanza di piogge, ma di un “buco nell’acqua istituzionale”. La regione ha affrontato razionamenti severi, con rubinetti a secco per giorni anche nei capoluoghi di provincia come Agrigento, Caltanissetta ed Enna.

? Il riconoscimento della salute mentale come diritto civile fondamentale, e non come un privilegio accessorio per chi possiede i mezzi economici per accedervi privatamente, rappresenta una delle sfide etiche e politiche più urgenti dell’Italia contemporanea. Il capitolo più oscuro di questa inchiesta riguarda la situazione delle carceri siciliane. Nel 2025, l’Italia ha registrato il tragico record di 79 suicidi accertati in carcere, una cifra che sale a oltre 90 se si considerano i dati delle associazioni indipendenti come Antigone e Ristretti Orizzonti.

? L’omicidio di don Giuseppe Diana, avvenuto il 19 marzo 1994, non rappresenta solo una ferita indelebile nella cronaca nera italiana, ma costituisce lo spartiacque fondamentale tra un’epoca di sottomissione incondizionata al potere criminale e l’inizio di una faticosa, eppure inarrestabile, rinascita civile. Per comprendere la portata di questo evento, è necessario analizzare la figura di un sacerdote che non scelse la via dell’eroismo solitario, ma quella della testimonianza profetica incarnata nel proprio territorio, trasformando il proprio ministero in un atto di resistenza contro la “dittatura armata” della camorra. Il 19 marzo non è solo la data di una morte violenta; è il momento in cui il sangue di un uomo giusto ha irrigato una terra considerata perduta, innescando un processo di trasformazione sociale, teologica e giudiziaria che ha portato alla nascita di quello che oggi viene definito il “popolo di don Peppe Diana”.

? La primavera italiana non sboccia soltanto sotto il profilo astronomico, ma si manifesta come un risveglio delle coscienze che, ogni 21 marzo, unisce il Paese in un rito civile di rara intensità. La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che nel 2026 celebra la sua trentunesima edizione nella città di Torino, non è una semplice ricorrenza, ma un pilastro della democrazia partecipativa che trasforma il dolore privato in una responsabilità collettiva. La scelta del capoluogo piemontese come cuore pulsante della manifestazione nazionale assume una valenza simbolica e politica fondamentale: riportare l’attenzione sulle dinamiche di infiltrazione mafiosa in un Settentrione che per troppo tempo si è ritenuto immune, o quantomeno distante, dai fenomeni di condizionamento criminale.

? Il porto di Messina era attraversato da un flusso continuo di imbarcazioni provenienti da ogni parte del Mediterraneo. Navi mercantili cariche di spezie, tessuti e metalli attraccavano sulle banchine della città, portando con sé mercanti, marinai e viaggiatori di origini differenti. In questo crocevia di scambi prosperavano il commercio e la vita urbana, mentre la religione continuava a scandire il ritmo della quotidianità. Messina non era soltanto un importante porto commerciale, ma anche un punto di contatto tra mondi lontani, una città vivace e cosmopolita nel cuore delle rotte mediterranee. Proprio questa intensa rete di collegamenti marittimi, però, avrebbe trasformato la città nella porta d’ingresso di una delle più grandi tragedie della storia europea. Nell’autunno del 1347 dodici galee genovesi approdarono nel porto dopo un lungo viaggio proveniente dal Mar Nero. A bordo non trasportavano soltanto merci e marinai, ma anche una malattia sconosciuta e terribile destinata a cambiare il destino del continente.

? Il 22 marzo 1995, la primavera siciliana si annunciava con una mitezza che strideva con il clima di plumbea oppressione che ancora avvolgeva Palermo. In quel martedì di fine marzo, la città non era solo il teatro di una ricostruzione post-stragi difficile e tormentata, ma restava il campo di battaglia di una guerra invisibile e paranoica condotta dall’ala militare di Cosa Nostra. La vicenda di Giammatteo Sole, ricostruita attraverso decenni di indagini, processi e tardive confessioni, offre uno spaccato agghiacciante sulla capacità della mafia di annientare vite totalmente estranee alle proprie logiche, trasformando la normale quotidianità di un giovane professionista in un incubo terminato con la tortura e il rogo.

Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali.

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di marzo e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa, tutte le settimane con un nuovo autore. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.

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