Cara Ilaria…

Mogadiscio, 20 marzo 1994, ore 15.10: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono assassinati nell'autovettura su cui viaggiano accompagnati dall'autista Abdi e dal vigilante armato Nur, entrambi scampati all'agguato

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Cara Ilaria,ti racconto una storia, la tua.C’era una ragazza di 32 anni che aveva dei sogni: realizzarsi nel suo lavoro di inviata e quello di crearsi una famiglia. Ma questi sogni si sono frantumati il 20 marzo 1994, insieme al dovere di informare, al senso di giustizia che ti era innato. Con te anche i sogni di Miran, che una famiglia ce l’aveva, un bimbo di sei anni, una moglie che lo amava.Un agguato, in piena regola, quello da voi subito, sulle strade di Mogadiscio Nord, a pochi passi da quella che era stata l’ambasciata italiana, poi sede della polizia somala. Un commando ha eseguito il suo “compito”: tacitare quella giornalista scomoda e il suo operatore, per impedirvi di portare a conoscenza dell’opinione pubblica dei traffici illeciti che si consumavano in quella terra martoriata dalla guerra civile, dopo anni di dittatura di Siad Barre. C’era la missione di pace, la Restore Hope, voluta dall’Onu, per riportare la pace in quel paese straziato dalla guerra. Quel 20 marzo però i soldati si apprestavano a lasciare il Paese ed è lì che sei caduta in una “trappola” ben architettata, insieme a Miran, dopo la tua permanenza a Bosaso. L’ultima intervista al sultano di Bosaso dura tre ore. Pochi minuti dura il girato che è arrivato in Italia, dopo questo duplice omicidio di Stato.Tanti personaggi hanno remato contro la ricerca di verità dei tuoi genitori, i cari Giorgio e Luciana, che in tutti questi anni sono stati i veri inquirenti, alla ricerca di verità e giustizia. Sin da subito. Dal giorno del tuo funerale, cara Ilaria.Gli avevano detto che avevi il corpo martoriato dai proiettili e, invece, avevi solo il capo fasciato. L’esame esterno, bada bene, non l’autopsia sul tuo corpo, parla di un colpo di arma da fuoco sparato a bruciapelo.Ma tu, cara Ilaria, non sai che negli anni si è svolto un balletto delle perizie che mirava a puntare sulla accidentalità del colpo che ti ha ammazzata. “Un tentativo di rapina finito male” e non “un’esecuzione”. Si sono “dimenticati” di farti l’autopsia, a Miran è stata fatta ma è stato cremato. Solo a due anni dalla tua morte un magistrato, il secondo ad occuparsi dell’inchiesta della tua morte, il pm Pititto, ha disposto la riesumazione e l’autopsia.Cara Ilaria, sono spariti i tuoi block-notes, le cassette di Miran, alcuni documenti fondamentali: il referto medico redatto sulla nave Garibaldi, che i tuoi genitori hanno ottenuto a distanza di due anni dalla tua morte. L’altro, mai arrivato in Italia, del medico del contingente americano. Tante morti sono avvenute misteriosamente prima e dopo la tua. Tre mesi prima la tua è morto il maresciallo Li Causi del centro Scorpione, probabilmente la tua fonte e quella di Mauro Rostagno,il giornalista ucciso prima di Li Causi.Come è morto, in circostanze misteriose, l’operatore dell’Abc che ha filmato “tutto” dopo l’agguato di Mogadiscio, la tua esecuzione, cara Ilaria.È morto Hashi, dopo aver scontato una pena di quasi 18 anni perché ritenuto colpevole di aver fatto parte di quel commando che ti ha ucciso, poi scagionato con la sentenza di Perugia, e tornato in Somalia dopo la sua scarcerazione. È esploso in aria per una bomba piazzata sotto al sedile della sua auto. Prima ancora, anche l’autista dell’auto sulla quale viaggiavate tu e Miran è deceduto dopo essere tornato a Mogadiscio. E i giornali locali parlano di morte per overdose.È morta Starlin, una giovane somala, presidente di un’associazione di donne somale, durante una rapina a Nairobi (Abdi, il tuo autista, dopo la tua morte, si recò a casa sua). È morto il colonnello Awes, capo della sicurezza dell’hotel Amana, nei pressi del quale è avvenuta la tua esecuzione. Lui che, probabilmente, fu l’ultimo a vedervi in vita e che avrebbe potuto confermare o meno la deposizione di Marocchino, l’autotrasportatore che trasferì il tuo corpo e quello di Miran sulla sua auto. Per portarvi sulla nave Garibaldi. E che riferì, durante la sua deposizione, che fu proprio Awes ad andargli incontro per dirgli che “avevano sparato a due italiani”.È morto il colonnello Jirò, l’uomo che firmò un rapporto dopo un’indagine che riguardava la tua morte e che aveva svolto, in quanto all’epoca capo della polizia di Mogadiscio. Rapporto che denunciava un possibile coinvolgimento di Giancarlo Marocchino nel duplice omicidio.Cara Ilaria, ci sono stati tre processi e una commissione parlamentare d’inchiesta sul duplice omicidio di Mogadiscio: il tuo e quello di Miran. Ci sono state tre richieste di archiviazione da parte della procura di Roma, che sono state respinte. L’ultima è stata respinta sette anni fa e, con la sentenza del 4 ottobre 2019, il Gip ha conferito alla procura di Roma altri 180 giorni per indagare. Ma ad oggi non se ne sa ancora nulla.Cara Ilaria, potrei raccontarti ancora una moltitudine di fatti, ritrattazioni, depistaggi. Ma mi fermo qui e ti lascio riposare in pace. Grazie Ilaria, grazie Miran per il vostro impegno. E per aver onorato il vostro, ma anche il nostro, lavoro.Serena Marotta

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