Palermo, De Lucia agli studenti di Unipa: “Trasparenza decisiva contro mafia e corruzione”

Nel confronto con gli universitari, De Lucia ha insistito soprattutto su un punto: la lotta a mafia e corruzione passa anche dalla qualità delle regole e dalla chiarezza delle procedure. Per il Procuratore, “opacità è una parola chiave”, perché è proprio nelle zone poco trasparenti che le organizzazioni criminali trovano spazio per muoversi

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Per il secondo anno consecutivo, il procuratore De Lucia ha risposto alle domande dei giovani universitari di Unipa, in un momento particolarmente significativo che coincide con una serie di inchieste che investono la pubblica amministrazione

La cronaca giudiziaria, il rapporto tra magistratura e informazione, il peso della trasparenza nella pubblica amministrazione e i margini di racconto dei fenomeni mafiosi e corruttivi. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro con il Procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio De Lucia, che si è svolto lunedì 16 marzo nell’Aula Magna del dipartimento Culture e Società davanti alle studentesse e agli studenti dei laboratori di Sociologia qualitativa e Giornalismo dell’Università di Palermo. L’appuntamento era dedicato a “La cronaca, i rapporti istituzionali, la giustizia, i linguaggi e l’informazione”.

Per il secondo anno consecutivo, il procuratore De Lucia ha risposto alle domande dei giovani universitari, in un momento particolarmente significativo che coincide con una serie di inchieste che investono la pubblica amministrazione. Tutto questo a due settimane dal referendum sulla giustizia.

Nel confronto con gli universitari, De Lucia ha insistito soprattutto su un punto: la lotta a mafia e corruzione passa anche dalla qualità delle regole e dalla chiarezza delle procedure. Per il Procuratore, “opacità è una parola chiave”, perché è proprio nelle zone poco trasparenti che le organizzazioni criminali trovano spazio per muoversi. Più un procedimento amministrativo è semplice, verificabile e controllabile, ha spiegato, minori sono le possibilità che venga condizionato da interessi mafiosi o corruttivi.

Il Procuratore ha anche richiamato la necessità di un equilibrio nei controlli pubblici. Troppi passaggi, troppi filtri e troppi poteri di interdizione, secondo la sua analisi, possono trasformarsi in ostacoli che poi vengono superati con “mazzette” o minacce. Il nodo, ha osservato De Lucia, non è eliminare le verifiche, ma renderle adeguate e funzionali, evitando che l’eccesso di burocrazia diventi terreno favorevole alla corruzione.

Ampio spazio anche al rapporto con l’informazione. Rispondendo a una domanda sulle inchieste più recenti e sul modo in cui vengono raccontate, il Procuratore De Lucia ha ribadito che il dovere del giornalismo non si esaurisce nella raccolta della notizia, ma richiede studio, analisi e ricostruzione accurata dei fatti. Ha richiamato l’importanza di distinguere correttamente strumenti investigativi diversi, spiegando che nei reati di mafia e corruzione le intercettazioni restano essenziali perché si tratta di condotte caratterizzate da omertà e difficoltà probatoria molto elevate. Allo stesso tempo, ha ricordato che esiste un limite preciso: la tutela della riservatezza delle persone estranee alle indagini.

Sul fronte della corruzione, il procuratore ha escluso l’idea di una nuova emergenza, sostenendo che il fenomeno non abbia una stagione ma una continuità storica. Ha però aggiunto che oggi il quadro resta pesante: “noi riferiamo fatti”, ha detto, respingendo la formula degli “allarmi” lanciati dalla procura, e ha osservato che “il livello della corruzione è molto alto”. Non solo grandi opere e grandi interessi economici: secondo De Lucia, la corruzione colpisce anche i soggetti più fragili, coinvolgendo pratiche che riguardano bisogni concreti come patenti, pensioni di invalidità o altre procedure amministrative rallentate o bloccate.

Infine, parlando delle infiltrazioni mafiose nell’economia, De Lucia ha indicato due ambiti particolarmente esposti: il gioco, anche come canale di riciclaggio, e il mercato delle commesse pubbliche, tornato centrale con la ripresa degli investimenti. Il criterio, ha spiegato, resta lo stesso: Cosa Nostra guarda ai luoghi in cui si accumula ricchezza e a quelli in cui permane opacità.

Andrea Maria rapisarda Mattarella

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