Ieri, il fragore metallico dei rotori ha rotto bruscamente il silenzio millenario di Piano Catarineci, nel cuore pulsante del Parco delle Madonie. Quello che è riconosciuto come un santuario della biodiversità e sito protetto dall’Unesco si è trasformato, nelle ultime ore, nello scenario di manovre militari d’oltreoceano, scatenando una dura reazione da parte delle istituzioni locali. Il caso è esploso dopo che la US Navy ha pubblicato sul proprio profilo Instagram alcune immagini che ritraggono elicotteri da guerra, provenienti dalla base di Sigonella, impegnati in esercitazioni e atterrati proprio all’interno dell’area protetta. La diffusione dei contenuti social ha colto di sorpresa il territorio, innescando l’immediata mobilitazione dei sindaci madoniti. I primi cittadini hanno inviato una comunicazione urgente al Governo Regionale e al Prefetto, ponendo quesiti cruciali sulla gestione dello spazio aereo e sulla tutela ambientale. Il primo nodo fondamentale da sciogliere riguarda la trasparenza e la comunicazione istituzionale: i primi cittadini chiedono infatti di sapere ufficialmente se la Regione Siciliana e il Prefetto fossero stati preventivamente informati della presenza dei mezzi bellici provenienti dalla base di Sigonella. In secondo luogo, l’attenzione si sposta sulla legittimità delle operazioni, con la richiesta specifica di individuare quale ente abbia rilasciato l’autorizzazione per il piano di volo sopra un’area così sensibile. Infine, la questione della tutela ambientale appare cruciale: i sindaci interrogano le autorità sull’avvenuta esecuzione della Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), procedura obbligatoria per garantire che il fragore e lo spostamento d’aria dei rotori non abbiano compromesso il delicato ecosistema del sito. Oltre alle preoccupazioni per l’integrità dell’ecosistema e la sicurezza della popolazione, i sindaci pongono l’accento sulla delicatezza del momento storico. Nella loro nota, richiamano esplicitamente il monito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottolineando come le “azioni unilaterali” possano mettere a serio rischio l’ordine internazionale, specialmente in un contesto bellico privo di piena legittimazione. Le comunità locali chiedono ora lo stop immediato a ogni attività militare nel Parco. La vicenda resta aperta in attesa di risposte ufficiali che chiariscano come sia stato possibile autorizzare — o permettere — l’uso di un patrimonio naturale come campo d’addestramento militare.
L’Ente Parco Madonie chiede trasparenza sulle gerarchie autorizzative e il rispetto delle istituzioni locali
In linea con le preoccupazioni dei primi cittadini, il presidente dell’Ente Parco Madonie, Giuseppe Ferrarello, ha ribadito la necessità di chiarire chi abbia effettivamente il potere di scavalcare le istituzioni locali in un’area così protetta, spiegando che: «L’iniziativa è stata presa per capire chi avesse autorizzato tali manovre, dato che nessuna istituzione locale era stata informata preventivamente». La preoccupazione dei primi cittadini riguarda la compatibilità di queste esercitazioni con i vincoli dell’area protetta, chiedendosi, come sottolineato da Ferrarello: «Se fosse evitabile o chi avesse effettivamente il potere di concedere tali permessi». Nonostante la gravità della situazione, i sindaci rimangono in attesa di un riscontro istituzionale.
L’affondo di Valentina Chinnici contro le manovre unilaterali in zona protetta
Oltre ai dubbi sulla gestione amministrativa dell’area, la questione ha assunto una forte rilevanza politica e geopolitica con la dura presa di posizione dell’onorevole del Partito democratico all’Assemblea regionale siciliana, Valentina Chinnici, definendo l’esercitazione un atto unilaterale che mina la sovranità nazionale e trascina l’Isola in scenari di tensione bellica senza alcun dibattito democratico. Attraverso un’interrogazione urgente, la deputata chiede al Presidente Schifani di chiarire chi abbia autorizzato i voli e se il governo regionale fosse informato, denunciando il pericolo geopolitico di tali manovre in un contesto internazionale “incandescente”. Chinnici pone inoltre l’accento sulla tutela ambientale, sottolineando come l’area sia una Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000; l’esponente del Pd contesta il mancato rispetto delle procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) e il potenziale danno alla fauna, chiedendo di valutare l’immediato stop a queste attività per salvaguardare l’integrità del territorio.
Sunseri (M5S): «La Sicilia non è una portaerei nel silenzio delle istituzioni»
Alle critiche sulla violazione della sovranità e dei vincoli ambientali si aggiunge l’indignazione di Luigi Sunseri, onorevole all’Ars del Movimento 5 Stelle, che denuncia con forza il silenzio delle istituzioni regionali e nazionali davanti a questo grave episodio. «L’atterraggio di elicotteri militari statunitensi all’interno del Parco delle Madonie, in una zona di massima tutela ambientale, è un fatto gravissimo che merita immediata chiarezza. Non stiamo parlando di un luogo qualsiasi – aggiunge – ma di uno dei patrimoni naturalistici più importanti della Sicilia, che dovrebbe essere protetto e rispettato. Condivido pienamente la forte preoccupazione espressa dai sindaci del territorio e dai cittadini delle Madonie, che chiedono giustamente di sapere chi abbia autorizzato queste operazioni e con quali garanzie per la tutela dell’ambiente e della sicurezza del territorio». Ma la cosa più sconcertante, per Sunseri, è il silenzio “imbarazzante” delle istituzioni. «Il Presidente della Regione continua a non dire una parola, come se la vicenda non riguardasse la Sicilia. Un atteggiamento di totale subalternità che mortifica il ruolo della Regione e trasmette l’idea di una terra che deve semplicemente subire decisioni prese altrove». Ancora più grave, sottolinea, è il silenzio del governo nazionale, che su questioni così delicate continua a voltarsi dall’altra parte. «Questo atteggiamento irresponsabile mette in difficoltà i territori e lascia i cittadini e le cittadine senza risposte su ciò che accade nella propria terra. La Sicilia non è terra di nessuno e non può essere trattata come una portaerei nel Mediterraneo. Le istituzioni – conclude – hanno il dovere di difendere il territorio, pretendere rispetto e garantire trasparenza. Se qualcuno pensa che tutto questo possa avvenire nel silenzio generale, si sbaglia di grosso».
Il distinguo della Lega: sostegno alla Nato, ma necessaria comunicazione con i sindaci del territorio
Oltre all’indignazione di Sunseri per il silenzio istituzionale, si inserisce la posizione di Vincenzo Figuccia, onorevole Lega all’Ars che, pur sostenendo gli accordi Nato, solleva dubbi sulla mancata comunicazione ai territori, aprendo la strada a proteste ancora più accese: «Ribadisco il pieno sostegno alle strategie militari di difesa del nostro Paese e agli accordi internazionali assunti dall’Italia nell’ambito della Nato – commenta –. Tuttavia, ritengo inopportuno che i sindaci dei territori interessati non siano stati preventivamente informati. Le Madonie rappresentano un’area di grande pregio naturalistico e meritano particolare attenzione e rispetto. Per questo – aggiunge – chiediamo chiarezza sulle autorizzazioni e sulle modalità con cui è stata disposta questa attività, affinché in futuro vi sia un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali e delle comunità interessate».
La Vardera (Controcorrente) contro il “trattamento da colonia”: interrogazione urgente per far luce sui voli militari
Ismaele La Vardera, deputato all’Ars e leader di Controcorrente, inasprisce il dibattito parlando apertamente di una Sicilia trattata come una colonia e annunciando un’interrogazione urgente per fare luce sulla vicenda: «Siamo alla follia, elicotteri Usa sulle Madonie, Schifani batta un colpo! – commenta su Facebook – Ma cosa ci fanno degli elicotteri in zona A del parco delle Madonie? Chi ha autorizzato il mezzo? Stanno facendo esercitazioni? Ritengo che i siciliani debbano sapere cosa. Presenterò un’interrogazione urgente, siamo a tutti gli effetti una colonia senza sapere cosa, come e quando. Meritiamo e pretendiamo rispetto, meritiamo di sapere».
Mario Catalano