Il Predator di Sigonella colpito in Kuwait: di cosa si tratta

L’attacco alla base di Ali Al Salem ha colpito uno degli assetti più importanti impiegati dal contingente italiano nelle operazioni internazionali. L’MQ-9A Predator è uno dei principali strumenti di intelligence e monitoraggio utilizzati dalle forze armate nei teatri mediorientali

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E’ un MQ-9A ‘Predator’ il velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana colpito ieri nell’attacco con drone alla base aerea di Ali Al Salem, un’importante struttura in Kuwait che ospita forze italiane e statunitensi e supporta le operazioni aeree in Iraq e in tutto il Medio Oriente. Il Predator, utilizzato per missioni di sorveglianza e raccolta di informazioni, è stato distrutto nell’impatto, mentre nessuno del personale è rimasto ferito perché tutti si trovavano già in aree protette al momento dell’attacco, evitando così vittime. L’attacco alla base di Ali Al Salem ha colpito uno degli assetti più importanti impiegati dal contingente italiano nelle operazioni internazionali.

MQ-9A Predator

L’MQ-9A Predator è uno dei principali strumenti di intelligence e monitoraggio utilizzati dalle forze armate nei teatri mediorientali. Prodotto dall’azienda statunitense General Atomics, ha un valore stimato intorno ai 30 milioni di dollari per la sola piattaforma. Il costo complessivo può superare i 35 milioni se si considerano i sistemi di sensori, le apparecchiature di comunicazione e le infrastrutture necessarie al controllo da terra. L’assegnazione del nuovo sistema d’arma all’Aeronautica Militare Italiana è avvenuta con la cerimonia di phase in lo scorso aprile presso il 61° Gruppo Volo Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) di Sigonella ed è stata sugellata da una cerimonia alla presenza del Comandante della Squadra Aerea 1^ Regione Aerea, Generale di Squadra Aerea Alberto Biavati. Il nuovo sistema d’arma che sostituisce il velivolo Predator MQ-1C finora impiegato dal Gruppo rappresenta un significativo aggiornamento in termini di prestazioni e capacità nell’ambito delle peculiari e consolidate competenze ISTAR (Intelligence, Surveillance Target Acquisition e Reconnaissance) che l’Aeronautica Militare è in grado di esprimere con gli aeromobili a pilotaggio remoto in attività a supporto della sicurezza del Paese, in particolare a favore della collettività e per attività di sorveglianza per la tutela ambientale. Il velivolo MQ-9 Block 5 ha effettuato il primo volo a novembre 2023 mentre a giugno 2023, l’Aeronautica Militare ha iniziato ad addestrare il suo primo team di piloti ed operatori dei sensori per pilotare il suo nuovo MQ-9A Block 5 Reaper Remotely Piloted Aircraft System (RPAS), presso il Flight Test & Training Center (FTTC) a Grand Forks, North Dakota, di proprietà della General Atomics Aeronautical Systems, Inc. (GA-ASI). I Predator dell’Aeronautica Militare, sono rischierati sulla base aerea di Ali Al Salem, in supporto all’Operazione Inherent Resolve, in dotazione al Task Group Araba Fenice dell’IT NCC Air/TFA-K (Italian National Contingent Command Air/Task Force Air-Kuwait). Sono impegnati in missioni ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) ed esprimono la capacità, costantemente riconosciuta dalla Leadership della Coalizione, di scrutare e sorvegliare lo spazio circostante le aree di operazioni e le zone a rischio, distribuendo tempestivamente informazioni utili nell’azione di contrasto al DAESH. L’acquisizione nazionale del Predator, nella sua versione iniziale MQ-1C (Predator A), e della logistica associata fu avviato inizialmente nel 2001. Da allora, i velivoli Predator A italiani sono stati impiegati con successo in svariate operazioni internazionali dove, interoperando con altri assetti Nato, hanno svolto compiti di ricognizione. Sulla stregua del successo ottenuto dal Predator A, nel 2008 sono stati acquisiti dall’Italia alcuni esemplari dell’evoluzione del sistema, ovvero il MQ-9A (Predator B) nella versione Block 1. L’MQ-9A Predator è progettato per operare a quote medio-alte e per lunghi periodi di tempo. Si tratta di un drone a lunga autonomia che può restare in volo per oltre 24 ore consecutive e raggiungere un’altitudine operativa di circa 15 mila metri. Grazie ai sensori elettro-ottici e infrarossi installati a bordo, il velivolo è in grado di effettuare attività di sorveglianza costante, individuare potenziali obiettivi e raccogliere dati utili per l’intelligence. Le informazioni acquisite vengono trasmesse in tempo reale ai centri di comando della coalizione e alle unità operative presenti sul terreno, contribuendo alla pianificazione delle missioni e al monitoraggio delle aree considerate più sensibili. Rispetto al modello precedente, il Predator B consente maggiori capacità di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (Isr) grazie ad un’evoluta suite di sensori di acquisizione. Il Predator B, a differenza del precedente A, è stato acquistato per il tramite del Governo Usa tramite contratto Foreign Military Sales (Fms). Tale contratto Fms comprende, in ottica di ‘total package’, oltre alla fornitura del Sistema, anche il relativo supporto Ingegneristico e Tecnico-Logistico per la gestione della flotta. Come nel caso del Predator A, anche il Predator B è stato impiegato sia in ambito nazionale che in teatri operativi, dove ha costantemente ottenuto un indiscusso successo nell’operare con le Forze Armate dei Paesi Alleati della Nato. Il contingente italiano impiegato in Kuwait nella missione denominata “Operazione Prima Parthica” è composto dai circa 400 militari dell’Italian National Contingent Command Air/Task Force Air Kuwait (IT NCC AIR/TFA K), attualmente sotto il Comando del Colonnello dell’Aeronautica Militare, Marco Mangini. Costituito nel 2014, l’IT NCC Air garantisce unicità di comando per l’impiego sinergico e coordinato degli assetti forniti dall’Aeronautica Militare, con la missione di contribuire efficacemente alle operazioni della coalizione mirate a sconfiggere definitivamente l’ISIS.
Fabio Gigante

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