Agricoltura siciliana, il grido d’allarme dopo la tempesta

Confagricoltura contesta il calcolo degli indennizzi basato sulla media produttiva degli ultimi anni, poiché le recenti siccità hanno già abbassato drasticamente le rese

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 2 minutes

La terra trema sotto il fango, i rami degli agrumeti si spezzano sotto il peso di un clima impazzito e la Sicilia agricola si ritrova, ancora una volta, a contare i danni di un gennaio nero. La notizia principale è l’arrivo del decreto-legge n. 25/2026, che mette sul piatto 108 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza maltempo che dal 18 gennaio ha messo in ginocchio Sicilia, Sardegna e Calabria, includendo misure specifiche per la frana di Niscemi. Ma mentre il testo approda in Commissione alla Camera, il mondo produttivo siciliano alza la voce: quei soldi sono poco più di un acconto rispetto a un disastro che ha proporzioni ben più vaste.

Somme insufficienti

«Ho partecipato, in rappresentanza di Confagricoltura, all’audizione dell’VIII Commissione della Camera dei deputati sul disegno di legge di conversione del decreto-legge relativo agli interventi urgenti per i danni causati dagli eventi meteorologici di gennaio», ha dichiarato Sandro Gambuzza, vicepresidente Confagricoltura. Gambuzza conduce un’azienda agricola ad indirizzo orticolo ed olivicolo in provincia di Ragusa. «Apprezzo la tempestività delle misure adottate dal Governo, segno di attenzione per un settore strategico esposto a fenomeni climatici estremi che mettono a dura prova produzioni e filiere». Ma la Confederazione generale dell’agricoltura italiana ha presentato un documento tecnico, evidenziando alcune criticità: “I 108 milioni stanziati per il Fondo di Solidarietà Nazionale sono insufficienti, dato che solo gli agrumicoltori siciliani stimano danni superiori a questa cifra, inizialmente ipotizzata in 400 milioni. Il testo tecnico accoglie con favore la sospensione temporanea delle prescrizioni ambientali e l’istituzione di esperti assicurativi specializzati per garantire rapidità e trasparenza nelle liquidazioni, ma avverte che la congruità delle risorse potrà essere valutata solo dopo le delimitazioni territoriali delle Regioni. Gambuzza incalza: «Allo stesso tempo abbiamo evidenziato la necessità di valutare un rafforzamento delle risorse, poiché l’entità dei danni segnalati è ingente. Servono procedure più rapide per la liquidazione degli indennizzi – aggiunge – fondamentali per consentire alle aziende di riprendere l’attività, e strumenti di stima dei danni più aderenti alla reale capacità produttiva, specialmente per il comparto agrumicolo». Secondo Confagricoltura, calcolare l’indennizzo sulla media produttiva degli ultimi tre o cinque anni è penalizzante per la Sicilia, poiché le recenti siccità hanno già abbassato drasticamente le rese rendendo il confronto non rappresentativo della realtà aziendale. Il documento propone invece l’uso di indici e valori standard e suggerisce di estendere le misure anche a territori limitrofi come Basilicata e Puglia.

Obiettivo strategia strutturale di prevenzione del rischio climatico e idrogeologico

«Un’altra questione centrale è il riconoscimento di misure previdenziali di sostegno, oggi inspiegabilmente escluse dal provvedimento ma particolarmente utili per le imprese colpite», prosegue Gambuzza. Il disappunto tecnico è netto: mentre per l’Emilia-Romagna colpita nel 2023 sono stati previsti 40,5 milioni di esoneri contributivi, per il Sud e le isole questa misura è stata omessa nell’Articolo 9. Questo avviene nonostante risultino ancora bloccati gli sgravi per le gelate del 2021, la peronospora del 2023 e la siccità del 2024 a causa di criticità regolatorie tra Inps e Ministero che devono essere urgentemente superate. Sandro Gambuzza ribadisce: «Confagricoltura ha sottolineato l’importanza di affiancare alle misure emergenziali una strategia strutturale di prevenzione del rischio climatico e idrogeologico, capace di rafforzare la resilienza delle imprese e dei territori». Tra i punti principali: un Piano nazionale organico che integri infrastrutture verdi, strumenti assicurativi innovativi e finanziamenti per la prevenzione idraulica. «Solo con un coordinamento tra Stato e Regioni e risorse adeguate si potrà garantire che l’agricoltura siciliana non debba più dipendere esclusivamente dai decreti d’emergenza», conclude il vicepresidente di Confagricoltura.

Mario Catalano

Ultimi Articoli