Il “cartellino giallo” per le inadempienze italiane alla direrttiva “case green” era nell’aria, ma ora è ufficiale. La Commissione Europea ha avviato formalmente una procedura di infrazione contro l’Italia (e altri 18 Stati membri) per il mancato invio della bozza del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (NBRP). Il documento, pilastro operativo della direttiva EPBD (la cosiddetta direttiva “Case Green”), doveva essere depositato a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025.
A distanza di oltre due mesi dalla scadenza, il silenzio di Roma ha spinto Palazzo Berlaymont a inviare una lettera di costituzione in mora. L’Italia ha ora 60 giorni per rispondere e presentare il piano, pena il proseguimento dell’iter che potrebbe portare a pesanti sanzioni pecuniarie davanti alla Corte di Giustizia UE.
Il cuore del contendere: un piano che non c’è
Il Piano Nazionale di Ristrutturazione non è un semplice adempimento burocratico. Rappresenta la tabella di marcia con cui ogni Paese deve spiegare come intende trasformare il proprio parco immobiliare in un patrimonio a “emissioni zero” entro il 2050.
Nella bozza mancante, il Governo avrebbe dovuto dettagliare:
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Mappatura del patrimonio: Lo stato attuale degli edifici (classi energetiche, età e consumi).
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Target intermedi: Come ridurre il consumo di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
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Copertura finanziaria: Quali risorse, tra fondi pubblici e capitali privati, verranno mobilitate per sostenere le ristrutturazioni, specialmente per il 43% degli edifici con le prestazioni peggiori.
La posizione del Governo: “Flessibilità e sovranità”
Nonostante il richiamo, la linea del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) resta improntata alla cautela. Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha più volte ribadito che l’Italia non accetterà “testi penalizzanti” e che sarà il governo a decidere “tempi e modi” della transizione, puntando sulla flessibilità concessa dalla direttiva stessa per gli edifici storici e le seconde case.
Tuttavia, il ritardo accumulato rischia di diventare un boomerang. Senza un piano chiaro, il settore dell’edilizia resta in un limbo normativo, privo di indicazioni su nuovi incentivi che dovrebbero sostituire la stagione ormai conclusa del Superbonus.
Gli obiettivi della Direttiva EPBD (Case Green)
Un’infrazione “in buona compagnia”
L’Italia non è l’unica nel mirino. La Commissione ha inviato lettere di messa in mora anche a colossi come Francia e Germania, anch’essi in ritardo nella definizione di strategie che impattano milioni di cittadini e miliardi di euro di investimenti.
Il problema italiano, però, è aggravato dalla fragilità del patrimonio edilizio e dalla complessità del sistema di incentivi. Gli ambientalisti denunciano: “La mancata programmazione è una tassa sul futuro”. Se Roma non accelererà la produzione della bozza entro maggio, la procedura di infrazione passerà allo stadio di “parere motivato”, rendendo lo scontro con Bruxelles sempre più difficile da ricomporre.
La sfida non è solo ambientale, ma economica. Il settore attende di sapere se e come verranno finanziati i lavori per raggiungere il primo step del 2030, una sfida che per l’Italia vale quasi 3 milioni di abitazioni da riqualificare.
Sonia Sabatino