La Sicilia, cuore pulsante dell’energia nel Mediterraneo, si ritrova stretta nella morsa del caro carburante, guadagnandosi la triste “maglia nera” dei rincari. Nonostante l’Isola ospiti poli di raffinazione e depositi costieri strategici, i prezzi alla pompa hanno sfondato il muro dei 2 euro al litro in autostrada, con punte critiche persino per il gasolio agricolo che ha raggiunto la cifra di 1,25 euro. Con una media regionale per il diesel self che sfiora i 1,990 euro, i siciliani pagano il prezzo più alto di una crisi che sembra non risparmiare nemmeno chi il petrolio lo vede sbarcare quotidianamente nei propri porti. L’escalation dei prezzi sembra inarrestabile, alimentata anche dalle tensioni internazionali e dalla guerra in Iran che stanno spingendo al rialzo le quotazioni globali del petrolio e, di riflesso, i prezzi dei carburanti in Italia. In dieci giorni, il costo di un pieno di diesel è lievitato di 12,3 euro rispetto a fine febbraio, costringendo il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) a convocare d’urgenza la Commissione di allerta rapida per verificare la presenza di manovre speculative lungo la filiera.
L’effetto panico e il paradosso siciliano: un’isola a secco di strategia
In questo clima di estrema tensione, Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, analizza la crisi evidenziando come la paura dei rincari abbia scatenato un vero e proprio assalto ai distributori. «Si è generato un “effetto panico” tra gli automobilisti, portando molti impianti a restare letteralmente a secco perché nel fine settimana si è venduto più di quanto si venda in una settimana». Secondo l’esperto, il problema è profondo e strutturale: «In Italia manca una strategia energetica nazionale – aggiunge – una lacuna che ci espone a ogni crisi geopolitica rendendoci una nazione che importa la propria energia “per il 95% nella sua forma integrale». Marsiglia punta il dito anche sulle contraddizioni della Sicilia, definita un “hub fondamentale per il Mediterraneo” che però soffre prezzi altissimi a causa di una logistica penalizzante, e avverte sui rischi di una transizione energetica gestita senza criterio: «Continuando a convertire le raffinerie, il rischio concreto è quello di diventare una nazione “che non ha più energia prodotta all’interno”, restando totalmente dipendente dalle decisioni estere».
Tra vigilanza anti-speculazione e pressing dei consumatori
L’attenzione del Governo si è ora spostata sulla possibile attivazione della cosiddetta “accisa mobile”, un meccanismo introdotto nel 2008 e modificato nel 2023 che permetterebbe di ridurre la tassazione sui carburanti per compensare le maggiori entrate Iva derivanti dall’aumento del prezzo del greggio. Secondo le analisi tecniche, le condizioni per far scattare questo “sconto” sembrano sussistere, dato che il prezzo del Brent è salito sensibilmente rispetto ai valori di riferimento indicati nell’ultimo Documento di economia e finanza. Proprio per verificare la necessità di un intervento e monitorare eventuali manovre speculative lungo la filiera, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato d’urgenza la Commissione di allerta rapida presso il Mimit, coinvolgendo anche la Guardia di finanza e l’Antitrust. Le associazioni dei consumatori, tuttavia, incalzano l’esecutivo chiedendo tagli immediati alle accise tra i 10 e i 20 centesimi, criticando i precedenti provvedimenti normativi considerati insufficienti a bloccare rincari che definiscono anomali.
Effetto a catena sull’economia: l’urlo dei trasportatori e l’esposto di Coldiretti
L’emergenza non colpisce solo i privati, ma rischia di innescare un pericoloso effetto a catena sull’intera economia nazionale, gravando pesantemente sui costi di trasporto e produzione. Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali dell’autotrasporto, ha denunciato come la speculazione in atto, slegata dalle reali giacenze di prodotto già stoccato, stia rendendo insostenibile l’attività per migliaia di imprese di autotrasporto, che potrebbero essere costrette a fermare i mezzi. Coldiretti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per far luce sull’impennata del gasolio agricolo, che in una settimana è passato da 0,85 a punte di 1,25 euro al litro, specialmente in Sicilia e Puglia. Questo aumento del 40-45%, giudicato sproporzionato rispetto all’andamento del mercato generale, minaccia di travolgere la filiera agroalimentare, trasformando la crisi energetica in una nuova emergenza per i listini dei beni di prima necessità.
Mario Catalano