Sulla base dei dati forniti dalle principali agenzie di stampa (Askanews, Italpress), osservatori internazionali (ISW, House of Commons Library) e fonti governative aggiornate all’8 marzo 2026, il conflitto in Iran ha raggiunto una fase di escalation aperta e multidimensionale.
Non si tratta più solo di una “guerra ombra”, ma di un conflitto su vasta scala che vede contrapposti l’asse USA-Israele e la Repubblica Islamica, con profonde ripercussioni interne e internazionali.
Operazione “Epic Fury”: l’offensiva USA-Israele
L’operazione militare, iniziata il 28 febbraio 2026, è guidata da una coalizione israelo-americana con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare le capacità nucleari e missilistiche di Teheran e favorire un cambio di regime.
- Obiettivi Colpiti: Oltre 2.000 raid hanno preso di mira i siti di arricchimento dell’uranio (Natanz), basi aeree (Isfahan) e centri di comando delle Guardie della Rivoluzione (IRGC).
- Decapitazione della Leadership: Secondo diverse fonti internazionali (Britannica, ISW), il 3 marzo un attacco ha colpito il cuore del potere a Teheran, portando alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei. Questo ha innescato una crisi di successione interna e un vuoto di potere nel mezzo della guerra.
- Danni ai Civili: La Mezzaluna Rossa iraniana riporta la distruzione di quasi 10.000 unità civili tra edifici residenziali e commerciali.
La risposta dell’Iran e l’instabilità regionale
Teheran ha reagito attivando la sua strategia di difesa asimmetrica e colpendo gli alleati regionali degli Stati Uniti.
- Attacchi ai Paesi del Golfo: Missili e droni Shahed hanno colpito infrastrutture in Kuwait, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Una torre a Kuwait City è stata avvolta dalle fiamme e l’aeroporto di Isfahan è stato teatro di pesanti scontri.
- Stretto di Hormuz: L’Iran ha annunciato la chiusura dello stretto (vitale per il petrolio mondiale) esclusivamente per le navi americane e israeliane, causando forti turbolenze sui mercati energetici.
- Fronte Libanese: Israele sta conducendo operazioni parallele nel sud del Libano contro Hezbollah per prevenire l’apertura di un fronte terrestre massiccio.
Crisi interna: proteste e repressione
Il conflitto esterno si innesta su una situazione interna già esplosiva. Dall’inizio del 2026, l’Iran è scosso dalle proteste più violente dalla rivoluzione del 1979, scatenate dal crollo del rial e dall’iperinflazione.
- Numeri della Crisi: Amnesty International e HRANA riportano tra i 5.000 e i 7.000 morti tra i manifestanti a causa della repressione violenta delle forze Basij e dell’IRGC.
- Internet Blackout: Il governo ha tagliato quasi totalmente l’accesso alla rete per nascondere l’entità dei massacri nelle piazze.
Secondo fronte caldo: il Libano
In questo scenario di guerra regionale, il Libano è diventato il secondo fronte più caldo dopo quello iraniano. Le agenzie (Ansa, AFP, L’Orient Le Jour) confermano che il Paese dei Cedri sta “pagando il conto” della dipendenza strategica di Hezbollah da Teheran. Ecco i punti chiave del focus sul Libano (aggiornamento all’8 marzo 2026).
L’escalation di Hezbollah e la reazione di Israele
A seguito dell’attacco USA-Israele all’Iran del 28 febbraio e della successiva conferma della morte di Ali Khamenei, Hezbollah ha attivato i suoi protocolli di rappresaglia:
- Rappresaglia Simbolica: Il 2 marzo, Hezbollah ha lanciato una salva massiccia di razzi e droni verso il nord di Israele, dichiarando di agire per “onorare il martirio della Guida Suprema”.
- Risposta IDF: L’esercito israeliano (IDF) ha risposto con l’operazione terrestre e aerea più violenta degli ultimi anni. Il 5 marzo sono iniziati i bombardamenti a tappeto su Dahiyeh (la periferia sud di Beirut), con l’obiettivo dichiarato di distruggere oltre 300 lanciatori di missili e infrastrutture di comando.
Crisi umanitaria e sfollati
Il Libano è sprofondato nel caos logistico in meno di una settimana:
- Esodo di massa: Gli ordini di evacuazione israeliani per oltre 50 villaggi del sud e per i quartieri di Beirut hanno provocato una ondata di oltre 120.000 sfollati in soli 6 giorni (dati ReliefWeb/UNHCR).
- Rifugi al collasso: Le scuole pubbliche di Beirut e del Monte Libano sono state convertite in centri di accoglienza, ma sono già sature. Molti sfollati dormono in auto o per strada in Piazza dei Martiri.
- Vittime: Al 6 marzo, si contano almeno 217 morti e 798 feriti in territorio libanese a causa dei raid.
Frammentazione politica interna
Il governo libanese sta cercando disperatamente di dissociarsi dalle azioni di Hezbollah per evitare la distruzione totale del Paese:
- Condanna del Governo: Il Primo Ministro libanese ha definito “irresponsabili” i lanci di razzi di Hezbollah, mentre il Presidente Joseph Aoun è in contatto costante con gli ambasciatori di USA, Francia e Arabia Saudita per negoziare un cessate il fuoco separato.
- Divieto di ingresso: In una mossa senza precedenti, il governo di Beirut ha tentato di vietare l’ingresso ai membri dei Pasdaran iraniani nel Paese per limitare l’influenza diretta di Teheran sulle operazioni militari locali.
Impatto per l’Italia e la Comunità Internazionale
L’Italia sta monitorando la situazione con estrema attenzione a causa della forte presenza di connazionali nella regione.
- Rimpatri: Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato l’8 marzo 2026 che circa 25.000 italiani sono stati rimpatriati con voli speciali dalle aree di crisi (non solo Iran, ma anche Emirati e Arabia Saudita).
- Economia: Nonostante un iniziale panico sui mercati che ha spinto il petrolio oltre i 78-80 dollari, gli analisti osservano ora un “moderato nervosismo”, sperando in un conflitto di breve durata che non comprometta definitivamente le rotte commerciali.
Il contingente italiano in UNIFIL è in stato di massima allerta (“Level 3”). Il Ministro Tajani ha confermato il ritiro del personale civile non essenziale, mentre i militari restano nei bunker a causa dell’impossibilità di pattugliare le aree di scontro diretto.
Il punto chiave è rappresentato dalla nomina della nuova Guida Suprema e la capacità della coalizione di colpire i siti nucleari senza causare incidenti radiologici (l’AIEA monitora costantemente i livelli di radiazione) saranno i fattori decisivi nelle prossime 72 ore.
Roberto Greco