Mondello: il risveglio che non c’è stato

Il 25 febbraio scorso la Regione Siciliana ha firmato il decreto di decadenza della concessione demaniale marittima della Mondello Immobiliare Italo Belga S.A. Dopo quasi cent’anni, il monopolio è formalmente finito

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Qualche mese fa, su queste stesse pagine, scrivevamo del sonno di Mondello. Usavamo le parole di Tomasi di Lampedusa, quelle che il Principe di Salina rivolge all’ingenuo piemontese Chevalley. Scrivevamo che la vicenda dei tornelli all’ingresso della spiaggia era il sintomo di qualcosa di più profondo: un’intera città che per decenni aveva accettato di essere esclusa dal proprio mare senza che nessuno si indignasse davvero, e che aveva persino trovato il modo di irritarsi con chi aveva tentato di disturbare quella sonnolenta acquiescenza.

Il 25 febbraio scorso la Regione Siciliana ha firmato il decreto di decadenza della concessione demaniale marittima della Mondello Immobiliare Italo Belga S.A. Dopo quasi cent’anni, il monopolio è formalmente finito. Siamo contenti? Sì, e lo diciamo senza ambiguità. Ma il sonno, caro lettore, non è finito. Si è solo girato dall’altro lato.

Una vittoria giusta e tardiva

Partiamo dai fatti, con la precisione che la materia richiede. Il decreto firmato oggi dal direttore generale del Dipartimento Ambiente, Calogero Beringheli, poggia su due pilastri giuridici distinti. Il primo è la violazione dell’art. 45-bis del Codice della Navigazione: la Italo Belga aveva sistematicamente affidato alla ditta G.M. Edil srls – senza richiedere né ottenere alcuna autorizzazione dalla Regione – attività che formano il nucleo stesso della concessione: la pulizia dell’arenile, il montaggio delle cabine, la manutenzione della passeggiata. Aveva cioè trasferito a terzi la gestione sostanziale del bene demaniale pubblico, aggirando quel controllo dello Stato sul proprio patrimonio che la legge vuole garantire. Il secondo pilastro è ancora più grave: dal 2005 – anno in cui la concessione venne ampliata da 20.000 a 36.000 metri quadrati – nessun funzionario regionale aveva mai richiesto le certificazioni antimafia obbligatorie per legge. Vent’anni di omissione. Nel frattempo, la G.M. Edil – poi colpita da interdittiva prefettizia – operava sull’arenile di Mondello mentre nel suo organigramma figurava il fratello di un condannato per mafia, capo della famiglia di Resuttana.

Il merito della denuncia va riconosciuto a Ismaele La Vardera, a Salvo Palazzolo e a tutti coloro che hanno tenuto accesi i riflettori su questa vicenda. Lo diciamo pur non concordando con alcune posizioni politiche di La Vardera – la sua strenua difesa di Gratteri, ad esempio, ci trova su fronti opposti – perché il riconoscimento del merito non deve dipendere dalla simpatia politica. Su Mondello aveva ragione, e basta.

Ma dove eravamo?

Eppure, l’amarezza supera la soddisfazione. Perché questa vittoria non avrebbe dovuto essere necessaria. Non avrebbe dovuto richiedere un tornello, una denuncia parlamentare, l’eco televisiva di Giletti, e mesi di battaglie per ottenere ciò che la legge già prevedeva. Bastava applicarla.

Scrivemmo mesi fa che il problema di Mondello era – prima ancora delle infiltrazioni mafiose, che pure ci sono dove ci sono i soldi – un problema di controllo politico del demanio pubblico. Non esiste in tutta Italia un caso analogo: una spiaggia intera, la più bella e frequentata di una grande città, concessa in monopolio assoluto a una sola società privata per quasi un secolo. Eppure presidenti di Regione di centrosinistra e di centrodestra, assessori di ogni colore, funzionari di ogni stagione politica avevano trovato il modo di non vedere. Di prorogare, avallare, tacere. Come se un bene demaniale – che per definizione appartiene a tutti – potesse essere privatizzato de facto con la disinvoltura di un rinnovo burocratico.

Ed è qui che si inserisce il personaggio più rivelatore di tutta la vicenda: non il concessionario, non il politico compiacente, ma il palermitano qualunque che di fronte alla notizia della revoca ha commentato, con quella sicumera tutta nostra, che si stava meglio quando si stava peggio. La frase merita di essere incorniciata. C’è qualcosa di straordinariamente siciliano – nel senso più malinconico del termine – nell’immagine del bagnante che paga fior di quattrini per accedere a una spiaggia che è già sua per legge, e che poi insulta chi glielo fa notare. È il gattopardismo applicato al costume da bagno: meglio la gabbia nota che la libertà ignota, meglio il tornello familiare che il mare aperto e incerto. Quanti abbonati storici hanno vissuto il proprio privilegio come una distinzione sociale, senza chiedersi mai a quale prezzo venisse garantito e a spese di chi?

La macchia di Mondello è questa: non l’aver subito il monopolio – perché i rapporti di forza a volte si impongono – ma l’averlo accettato come naturale, anzi difeso. Questo è il vero sonno siciliano: non l’ignoranza, ma la rassegnazione consapevole. Non il non sapere, ma il preferire non sapere.

Il contenzioso che verrà e i limiti del trionfalismo

Sarebbe ingenuo fermarsi all’euforia del decreto. La Italo Belga ha già annunciato ricorso al TAR e azione per risarcimento danni. Non è una minaccia vuota: la società potrà argomentare, con qualche fondamento formale, che una comunicazione antimafia del Ministero dell’Interno del gennaio 2024 non aveva rilevato a suo carico cause di decadenza, e che le stesse prassi oggi contestate erano state per anni tollerate – quando non implicitamente avallate – dall’ente concedente. Un giudice amministrativo non potrà ignorare questi elementi. Il contenzioso sarà lungo, e il decreto potrebbe anche non reggere al vaglio giurisdizionale nella sua interezza.

Nel frattempo, la spiaggia dovrà essere assegnata con gara pubblica – come la direttiva Bolkestein e le sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021 impongono da tempo. Ma le gare pubbliche non sono per definizione garanzia di equità: dipende da come vengono costruite, da chi le sorveglia, da quanto la politica saprà stare fuori dalle stanze in cui si scrivono i bandi. La storia siciliana suggerisce prudenza.

Il finale che non è un finale

Tornavamo, nel nostro articolo di qualche mese fa, alla scena del Gattopardo in cui Tancredi sussurra allo zio la formula della trasformazione immobile: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.” I tornelli sparirono – e fu un bene. La concessione è stata revocata – ed è un bene ancora maggiore. Ma il sonno che aveva permesso tutto questo, il sonno di una città e di una classe dirigente che per cent’anni non aveva sollevato obiezioni, quello non lo decreta nessun assessore regionale.

I palermitani torneranno a fare il bagno a Mondello. Forse pagheranno meno, forse avranno più spazio, forse la spiaggia sarà finalmente restituita a tutti nel senso pieno della parola. Lo speriamo con convinzione. Ma se non cambia il modo in cui questa città guarda ai propri beni comuni – con quella distrazione benevola che è l’altra faccia dell’omertà – tra vent’anni scriveremo lo stesso articolo, con altri nomi e altri tornelli.

Stefano Giordano

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