C’è una generazione di palermitani che la Costa Sud non la ricorda come un problema, ma come un’estate. Ricorda la sabbia nelle scarpe, le cabine in legno, le granite dopo il bagno, le famiglie con le sedie pieghevoli sotto il sole di luglio. Ricorda i Bagni Virzì, i Bagni Italia, i Bagni Petrucci, i pranzi nei ristoranti affacciati sul mare, l’odore di salsedine che entrava dalle finestre. Per molti quartieri, la Costa Sud non era periferia. Era centro della vita estiva. Poi qualcosa si è rotto. Palermo è rimasta una città di mare, ma ha iniziato a vivere come se il mare fosse altrove. Se oggi il Foro Italico e la Cala, grazie all’impegno dell’Autorità Portuale, sono tornati a essere spazi frequentati, il tratto tra Sant’Erasmo e Acqua dei Corsari resta il fronte più fragile e irrisolto del golfo.
Le macerie della guerra, il sacco di Palermo, l’espansione edilizia senza regole, gli scarichi non intercettati e l’assenza di una visione urbanistica hanno trasformato quel tratto di costa in retrovia urbana. Eppure, la memoria non è sparita. Mentre lo è la spiaggia.
I numeri: oltre 50 milioni, più di 100 nel quadro complessivo
I progetti principali superano i 50 milioni di euro: Parco a mare allo Sperone, lungomare della Bandita, porto della Bandita, Parco Libero Grassi, fiume dell’Oreto. Gli importi nel dettaglio: Porto della Bandita circa 16 milioni, Parco dello Sperone oltre 12 milioni, Parco Libero Grassi più di 11 milioni, Foce dell’Oreto circa 5 milioni. Se si includono collettori, depurazione e opere ambientali, l’investimento complessivo supera i 100 milioni di euro.
Non è una promessa generica. È una delle operazioni urbanistiche più rilevanti degli ultimi anni per Palermo. Il punto, però, non è solo quanto si spende, è quando si vedranno i cantieri.
La scadenza: dicembre 2027
La conclusione degli interventi è prevista per dicembre 2027. Sulla carta i cronoprogrammi reggono. Nella realtà, il margine è stretto, infatti ad oggi i cantieri principali non sono ancora pienamente operativi; alcune progettazioni esecutive sono in corso; alcune aggiudicazioni hanno attraversato ricorsi e il Parco Libero Grassi ha avuto un avvio con successive sospensioni.
A incidere possono essere procedure di esproprio complesse e la peculiarità ambientale dei suoli, un’area che ha conosciuto macerie belliche e detriti edilizi. In questa fase, anche un rallentamento minimo può diventare decisivo.
Il nodo PUDM
C’è poi il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM). È lo strumento che regola l’uso della fascia costiera. Dopo la pubblicazione per osservazioni, a fine 2025, dovrà essere completato un percorso che comprende Valutazione Ambientale Strategica (VAS), passaggi consiliari e approvazione regionale. Ogni intervento lungo la battigia dovrà essere coerente con questo piano. Se l’iter dovesse allungarsi, potrebbe incidere sull’attuazione delle opere. Si tratta di passaggi tecnici. Ma sono quelli che separano un progetto annunciato da un progetto realizzato.
Mareggiate e fragilità
Chi vive tra Sperone, Bandita e Romagnolo sa che le mareggiate non sono una notizia. Sono una realtà. Negli ultimi anni hanno riportato alla luce la vulnerabilità della linea di costa: erosione, detriti, cedimenti. La riqualificazione non può limitarsi a piste ciclabili e arredo urbano. Serve protezione costiera, servono consolidamento, adattamento climatico. Altrimenti il mare si riprende ciò che la città prova a sistemare.
La domanda più semplice: si potrà tornare a fare il bagno?
Per tornare a fare il bagno servono il potenziamento del depuratore di Acqua dei Corsari e il convogliamento degli scarichi ancora non intercettati. Senza questo passaggio, il rischio è evidente: un lungomare nuovo e un mare ancora problematico. Per chi lì ha imparato a nuotare da bambino, questa non è una questione tecnica. È memoria della città.
Memoria e responsabilità
La Costa Sud è anche il luogo dove si sono sedimentate le scelte sbagliate del passato. Speculazione, connivenze, espansione senza regole hanno inciso profondamente su questo tratto di città. Riqualificarlo oggi significa ricucire una frattura storica tra Palermo e il suo mare. Non è solo urbanistica, si sta lavorando, riteniamo, alla ricostruzione di un’identità del capoluogo siciliano.
Il 21 marzo come banco di prova
Sabato 21 marzo 2026, allo Stand Florio di via Messina Marine, i 16 Rotary Club dell’Area Panormus riportano la questione al centro del dibattito pubblico, alla presenza del Sindaco e degli assessori competenti. Non è l’occasione per una celebrazione. È un evento che offre l’opportunità per una domanda: questa volta si fa sul serio? L’iniziativa dei Rotary punta a chiedere aggiornamenti, chiarezza sui tempi, una visione complessiva. Non sarà un incontro a cambiare decenni di inerzia. Ma può essere il momento in cui la città decide di passare dalle parole al controllo dei fatti. Cinque chilometri di accesso pubblico al mare che possono essere ana valida alternativa al sovraffollamento di Mondello. Un’opportunità economica per quartieri che attendono investimenti veri. La finestra c’è, non è larga. Ma manca ancora la spiaggia. Fruibile. E questa volta, più delle dichiarazioni, conteranno i cantieri, la loro positiva chiusura e, soprautto, la fruibilità vera.
Mauro Faso