Copenaghen traccia la nuova frontiera del diritto nell’era dell’intelligenza artificiale generativa. Con una riforma strutturale del Copyright Act, la Danimarca si appresta a diventare il primo Paese al mondo a estendere la protezione del diritto d’autore agli attributi biometrici e fisici dell’individuo: volto, voce e corpo.
La Ratio della norma: contrasto ai Deepfake e sovranità digitale
Il disegno di legge, presentato dal Ministro della Cultura Jakob Engel-Schmidt, risponde a un’esigenza di tutela non più differibile. Nell’attuale ecosistema digitale, la facilità con cui i software di IA possono replicare l’identità umana ha reso obsoleti i tradizionali strumenti di tutela dell’immagine.
La novità legislativa non si limita a punire l’uso improprio (come già avviene con il diritto alla privacy), ma eleva i tratti somatici a opere protette. Questo cambio di paradigma giuridico garantisce al cittadino un controllo di tipo “proprietario”, quindi l’utilizzo di una sembianza umana in un contesto digitale richiede ora un regime di licenze speculare a quello utilizzato per le opere dell’ingegno.
I pilastri del provvedimento
La riforma si articola su tre direttrici fondamentali, con l’inalienabilità del consenso in primis, infatti qualsiasi riproduzione digitale realistica, sintetica o manipolata che utilizzi le fattezze di un individuo, richiederà un’autorizzazione esplicita e preventiva. In linea con la protezione delle opere artistiche, il diritto d’autore sul volto si estenderà anche fino a 50 anni dopo la morte, regolamentando così il mercato delle “resurrezioni digitali” di personaggi pubblici e privati.
Il provvedimento punta dunque a rafforzare i dettami del Digital Services Act europeo, imponendo alle piattaforme obblighi di rimozione immediata e sistemi di monitoraggio più stringenti per i contenuti generati dall’IA che violano il copyright biometrico.
Implicazioni per il mercato unico europeo
L’iniziativa danese, pur essendo di portata nazionale, pone una sfida di armonizzazione legislativa a livello UE. Mentre l’AI Act europeo si concentra sulla classificazione dei rischi dei sistemi, la legge di Copenaghen agisce direttamente sulla titolarità del “dato estetico”.
Se la proposta supererà l’ultimo vaglio parlamentare, la Danimarca stabilirà un precedente legale che obbligherà le aziende tech e le case di produzione a rivedere i propri dataset di addestramento e i protocolli di creazione di contenuti sintetici, spostando l’asse del potere negoziale dalle piattaforme ai singoli individui.
Sonia Sabatino