Nicola Consales era il vicedirettore del Paradise Beach di Selinunte, in provincia di Trapani. Uno degli hotel preferiti da Matteo Messina Denaro e dai suoi sodali. Aveva 43 anni, al momento dell’omicidio. Indossava sempre giacca e cravatta, visto il suo ruolo nella struttura alberghiera, ed era noto per la sua serietà. Consales era cortese, rispettato dai colleghi ed era considerato una persona onesta e mai coinvolta in affari illeciti. Era quello che può essere definito professionista incorruttibile.
A Consales quei siciliani non piacevano: vorrebbe allontanarli dal suo albergo. Alla reception del Paradise, però, lavora una ragazza austriaca. Giovane, bionda, alta e bellissima. Si chiama Andrea Haslehner ma per tutti è semplicemente Asi. Messina Denaro non resiste, la nota, ci prova e Asi diventa la sua amante. Consales non ha capito nulla: rapito anche lui dalla bionda austriaca, le fa la corte, come tutti del resto. Un errore che paga con la vita. Anche perché non era consapevole che quella tra Matteo e Andrea è una storia seria. Staranno assieme almeno fino al 1993, ma gli investigatori sospettano anche dopo. Il boss di Castelvetrano andrà anche a trovarla a Vienna. Nell’estate delle bombe i due andranno in vacanza a Forte dei Marmi e poi anche a Rimini. In compagnia di un’altra coppia di giovani innamorati: Giuseppe Graviano e la donna che diventerà sua moglie, Rosalia Galdi.
Dinamica dell’omicidio
La sera del 21 febbraio 1991, Consales stava tornando a casa da Selinunte verso Palermo quando fu raggiunto in auto da sicari armati di fucile. I killer, appartenenti al mandamento di Messina Denaro, affiancarono la sua vettura e gli esplosero due colpi di fucile a bruciapelo. L’omicidio avvenne in pieno centro di Palermo. Gli investigatori non ebbero dubbi sulla matrice mafiosa: dietro il delitto c’era il boss Matteo Messina Denaro, che agì per motivi personali. La motivazione fu la gelosia: Consales si era invaghito della stessa donna austriaca amata da Messina Denaro, l’austriaca Andrea Haslehner, e Consales aveva addirittura minacciato di “cacciare quei quattro mafiosetti” che frequentavano l’hotel. Per Messina Denaro, questo fu sufficiente per decidere di eliminarlo. L’omicidio, ordinato dal boss e realizzato dai suoi sodali, fu un’esecuzione mirata: Consales fu ucciso per essersi innamorato della “donna sbagliata”. La donna su cui aveva posato gli occhi il rampante boss di Cosa Nostra.
Contesto mafioso
L’omicidio di Consales avvenne al termine del periodo ricordato come la ”seconda guerra di mafia siciliana”, un’epoca di strette alleanze tra i boss corleonesi e della faida interna tra le diverse anime di Cosa Nostra. Quella faida che verà vincenti i corleonesi di Riina e Provenzano. Matteo Messina Denaro era allora un giovane “figlio d’arte”, era figlio del boss Francesco Messina Denaro, fedele a Riina, impegnato in quel momento nell’escalation di violenza che sfocerà nelle stragi del biennio 1992-93. Il caso Consales è rimasto storicamente unico nel suo genere: è l’unico episodio in cui un boss ordinò un omicidio a scopo puramente personale, romantico. Come evidenziarono i diversi cronisti che si occuparono del fatto “mai era successo nella storia di Cosa Nostra che un boss chiedesse a mafiosi estranei al suo mandamento di uccidere un rivale per un motivo tanto personale”.
Il delitto segnò il passaggio di Messina Denaro a capo incontrastato del proprio clan. L’essersi liberato di un “rivale in amore” gli permise di affermare la sua spietatezza e continuò la sua ascesa all’interno di Cosa Nostra.
Iter giudiziario
All’epoca del delitto gli assassini materiali di Consales non furono identificati. E Messina Denaro restò latitante per quasi trent’anni. Soltanto con il suo arresto, avvenuto nel gennaio 2023, la magistratura ha avuto gli elementi per collegarlo anche a questo omicidio. Il boss venne, in seguito, condannato in contumacia per l’omicidio di Consales. Oltre che per molti altri delitti.
Poi, Messina Denaro, morì di cancro nel carcere dell’Aquila a settembre 2023, impedendo il compimento di processi specifici. Gli inquirenti siciliani comunque considerano il caso aperto: il procuratore di Palermo ha più volte promesso di continuare le indagini sui mandanti e sui complici, alla ricerca di ulteriori prove (intercettazioni, testimonianze di pentiti) che chiariscano del tutto il movente e il coinvolgimento di altri affiliati.
La memoria di Nicola Consales
L’omicidio di Consales suscitò una forte indignazione, e dolore, sia in famiglia sia nella società civile. La sorella Antonella, “ancora piange” il fratello innocente. E ricorda che «stava per essere nominato direttore perché il suo capo stava per trasferirsi in un’altra struttura. Lo vedevo un po’ turbato però. Gli dissi: “Ninni, non sei contento?” E lui: “No, tanto contento non sono”».
Il pianto della sorella di Nicola Consales, dopo più di trent’anni, non ha ancora avuto giustizia. Analizzando la vicenda di Consales si può affermare che “ha conosciuto Matteo Messina Denaro e poi è morto”, ricordando come il suo sacrificio permise agli investigatori di sfiorare la cattura del latitante, intercettando proprio la fidanzata austriaca del boss. In tempi recenti, nel periodo 2023-2024, personalità istituzionali ed ex-magistrati come Pietro Grasso hanno infine ricordato l’atrocità della violenza mafiosa: con la morte di “Diabolik” si conclude un’era criminale, ma «Cosa Nostra cambia, evolve ma resta l’ostacolo principale». Le dichiarazioni ufficiali fanno quindi appello alla memoria delle vittime come Consales: il suo nome compare nei dossier dell’antimafia nazionale e sul web si chiede ancora verità e giustizia per quest’uomo, che ebbe la “colpa” di amare la donna sbagliata e di opporsi alla prepotenza mafiosa.
Roberto Greco