La Valle dell’Oreto in ginocchio: la furia del Ciclone Harry sull’azienda Marcenò

Il Ciclone Harry, seguito da giorni di vento incessante, ha colpito con violenza la Valle dell'Oreto, mettendo a dura prova una delle realtà storiche del territorio: l’azienda agricola di Paolo Marcenò

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Non è solo una conta dei danni, quella generata dal Ciclone Harry, è il racconto di una ferita profonda nel cuore produttivo di Palermo che lo ha messo in ginocchio

Il Ciclone Harry, seguito da giorni di vento incessante, ha colpito con violenza la Valle dell’Oreto, mettendo a dura prova una delle realtà storiche del territorio: l’azienda agricola di Paolo Marcenò. Il passaggio del ciclone non è stato un evento meteorologico comune. L’imprenditore descrive una situazione anomala, in cui il vento si è incanalato nella valle colpendo a macchia d’olio, quasi come se si fossero formate delle trombe d’aria localizzate. «Chi è sfortunato, rischia di ritrovarsi dentro la tempesta», racconta il titolare dell’azienda siciliana.

Tre generazioni di storia e innovazione sotto le macerie

L’impresa di Marcenò non è una qualunque; è il frutto del lavoro di tre generazioni. Dai tempi del padre di Paolo, che scoprì una varietà unica di nespola denominata dall’università di Palermo “Stefano Marcenò”, fino all’introduzione della banana siciliana circa vent’anni fa, l’azienda ha sempre puntato sull’eccellenza e sulla biodiversità. Oggi, quel patrimonio è seriamente compromesso: i tunnel per la coltivazione dei funghi sono distrutti, così come le reti antinsetto e i teli anti-uccelli necessari per proteggere le colture senza l’uso di pesticidi.

La strage delle “Mamme” e l’addio alle nespole tardive

Il settore più colpito è quello delle banane. Le “mamme” – così vengono chiamate le piante in produzione – sono state spezzate dal vento, incapaci di reggere il peso dei caschi che pesano tra i dieci e i venti kg. Si stima che siano andate perdute oltre 400 piante, ma il numero è destinato a raddoppiare dopo la seconda ondata di maltempo. Anche le nespole tardive, quelle che avrebbero dovuto garantire il raccolto fino a giugno, sono state letteralmente “spogliate”: il vento ha strappato i fiori dagli alberi, azzerando la produzione futura.

Un danno economico da 50mila euro e il nodo assicurazioni

La stima economica provvisoria si aggira intorno ai 50mila euro, una cifra enorme per una piccola realtà familiare che dà lavoro ai tre figli di Paolo, alla nuora e ad altri quattro ragazzi. Il problema più grave è l’assenza di tutele: Marcenò denuncia come le compagnie assicurative si rifiutino di coprire il prodotto agricolo, limitandosi ai mezzi e al personale. «Vogliono solo ricevere, ma non vogliono pagare», accusa l’imprenditore, ricordando come in passato le assicurazioni abbiano smesso di rimborsare i danni dopo i primi eventi critici.

Clima e futuro: una sfida impari

A 69 anni, Paolo Marcenò non ha memoria di eventi così estremi e frequenti. Se un tempo la grandine era un evento raro, oggi sembra essere diventata una costante annuale. La prevenzione, contro venti che abbattono piante alte sette metri, è quasi impossibile. A questo si aggiunge la concorrenza sleale dei mercati esteri, come quello spagnolo, e le difficoltà burocratiche europee che penalizzano la qualità italiana. Nonostante tutto, l’azienda resiste grazie a una rete di solidarietà tra soci della piccola cooperativa, che si scambiano prodotti per garantire la vendita nei mercati di Campagna Amica. Il mercato di Marcenò resta regionale, un fiore all’occhiello per le mamme palermitane che cercano prodotti sani per i propri bambini, poiché questi prodotti non subiscono trattamenti chimici.

Mario Catalano

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