Al Teatro Biondo di Palermo il racconto dei sopravvissuti delle Ande, per andare oltre

Quarantacinque persone a bordo, tra cui i membri di una squadra di rugby, amici e familiari, ventinove sopravvissuti allo schianto, sedici salvati dopo settantadue giorni di gelo, fame e isolamento

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Da martedì 20 a domenica 25 gennaio, al Teatro Biondo di Palermo è andato in scena “Oltre”, uno spettacolo che non si esaurisce con la chiusura del sipario ma resta dentro, continua a muoversi nell’anima anche dopo l’uscita dal teatro. Il progetto teatrale di Fabiana Iacozzilli affronta la tragedia del volo 571 dell’Aeronautica militare uruguaiana che, partito da Montevideo e diretto a Santiago del Cile, il 13 ottobre 1972 si schiantò sulle Ande. La scelta registica, però, prende una strada lontana dal racconto cronachistico e dalla spettacolarizzazione del disastro.

La vicenda è nota. Quarantacinque persone a bordo, tra cui i membri di una squadra di rugby, amici e familiari, ventinove sopravvissuti allo schianto, sedici salvati dopo settantadue giorni di gelo, fame e isolamento. Il racconto è ben dettagliato. Del resto, insieme alla drammaturga Linda Dalisi che ha curato lo spettacolo, la regista Fabiana Iacozzilli si è recata personalmente a Montevideo dove ha incontrato alcuni sopravvissuti al disastro aereo . Per restare in vita, i superstiti si nutrirono dei corpi dei compagni morti. Un gesto estremo, doloroso, che ancora oggi interroga il nostro modo di pensare il corpo, la morale, la sopravvivenza. In scena Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini e Simone Zambelli, chiamati a condividere lo spazio con grandi marionette a grandezza naturale, manovrate a vista e progettate da Paola Villani, che firma anche le scene. Le musiche e il suono sono di Franco Visioli, le luci di Raffaella Vitiello, l’animazione di Michela Aiello.

All’inizio quelli che si muovono sul palco sono chiaramente solo burattini, corpi costruiti, segnati da articolazioni evidenti. Poi, lentamente, qualcosa cambia. Il confine si assottiglia. Le marionette smettono di essere oggetti e diventano presenze. Il pubblico smette di guardarle come figure e inizia a riconoscere uomini. È qui che lo spettacolo trova la sua forza più profonda. Non nella ricostruzione dell’incidente, ma nella condivisione del dolore dei giorni successivi. I corpi si muovono a fatica, come se ogni gesto costasse energia vitale. Il freddo è suggerito da movimenti lenti, dalla rigidità delle posture, dalla luce che taglia la scena senza scaldarla. Sullo sfondo, uno stralcio di aereo distrutto, illuminato a tratti, diventa riparo e prigione, memoria concreta dello schianto. Le frasi scritte che raccontano l’accaduto si susseguono con misura. Non spiegano tutto, non cercano l’effetto. Accompagnano. Lasciano spazio al silenzio e allo sguardo.

In uno dei momenti più intensi, una marionetta viene portata tra il pubblico. Si muove lentamente, fragile. Le persone allungano le mani, la accarezzano. I volti sono visibilmente commossi, come se davanti non ci fosse un oggetto scenico ma un uomo provato dalla fame, dal freddo, dalla perdita. È un gesto che parla di pietas senza nominarla. Il progetto di Iacozzilli, come lei stessa afferma, “è un lavoro sulla rinascita e sulla trasformazione più che sulla catastrofe”. E questa scelta emerge con chiarezza. Qui la carne non è scandalo, ma passaggio. Non è orrore, ma legame. Il teatro, in questa forma, diventa luogo di condivisione morale prima ancora che emotiva. Non chiede giudizi, non offre risposte facili. Costringe a stare dentro la domanda: fin dove siamo disposti a spingerci per vivere? E cosa resta di noi quando il nostro corpo continua nell’altro?

Uno spettacolo suggestivo, sobrio, necessario. Un lavoro che affida alle marionette il compito più difficile: ricordarci quanto siamo umani proprio quando l’umanità sembra spezzarsi.

Dorotea Rizzo

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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