Gesti Scolpiti di Jago a Taormina attraversa l’inverno siciliano con opere che parlano di corpo, memoria e gesto. Gesti Scolpiti unisce arte contemporanea e luoghi simbolici
C’è un inverno siciliano che non si limita alla quiete turistica, ma continua a produrre visioni, domande, materia viva. È in questo spazio sospeso che si inserisce Gesti Scolpiti,
il progetto espositivo di Jago, pseudonimo di Jacopo Cardillo, che attraversa i mesi freddi e accompagna il pubblico fino alla primavera del 2026, trovando nel Teatro Antico di Taormina una delle sue sedi più potenti e simboliche.
Qui, dove il tempo ha sedimentato civiltà, rovine e sguardi, le sculture dell’artista non cercano di imporsi, ma di entrare in relazione con il luogo. Il marmo e il bronzo diventano strumenti di confronto con la storia, mentre il gesto umano – fulcro dell’intero progetto – si manifesta come atto essenziale, capace di superare i confini cronologici e culturali.
Le opere in mostra delineano un percorso coerente all’interno della ricerca di Jago: non una celebrazione virtuosa della tecnica, ma una riflessione sul corpo come spazio emotivo e sulla materia come deposito di memoria. Mani, superfici segnate, tensioni trattenute: ogni scultura sembra conservare un’azione interrotta, un momento sospeso che continua a parlare a chi osserva. Il gesto, così, non è più movimento effimero, ma traccia permanente.

Al centro di questo dialogo si colloca la David, una scultura in bronzo che assume un ruolo chiave all’interno dell’allestimento. Nonostante il titolo evochi immediatamente l’immaginario classico, l’opera si discosta da qualsiasi intento evocativo: la David è una figura femminile, una presenza solida e vigile che rilegge il mito biblico, non attraverso la replica del modello storico, ma attraverso uno spostamento di senso.
Il riferimento alla vicenda di Davide e Golia resta sullo sfondo, evocato da alcuni elementi simbolici, ma ciò che emerge è soprattutto una riflessione sulla forza interiore, sulla determinazione e sulla capacità di resistere. La scelta di affidare questo racconto a un corpo femminile apre a una lettura contemporanea del mito, sottraendolo alla retorica dell’eroe e restituendolo a una dimensione più universale e attuale. Qui la scelta di rappresentare la figura classica con un corpo femminile è guidata dall’intento di richiamare temi attuali e potenti come il coraggio, la resilienza e la potenza interiore.
Collocata in uno dei punti più alti del Teatro Antico, la figura osserva lo spazio e viene osservata, instaurando un rapporto diretto con il paesaggio e con lo spettatore. Non domina il luogo, ma lo abita, trasformandosi in un punto di equilibrio tra il peso della storia e le domande del presente.
Per comprendere meglio come le opre di Jago dialogano nel contesto del Teatro greco di Taormina abbiamo posto alcune domande al Direttore dell’Ente Parco Archeologico Naxos di Taormina, l’architetto Carmelo Bennardo.
Le opere di Jago lavorano sul corpo e sul gesto come tracce di un’umanità ferita, sospesa, incompiuta. In un luogo come il Parco archeologico di Naxos-Taormina, dove il passato è una presenza fisica e quotidiana, ritiene che queste sculture parlino soprattutto del nostro presente o che contribuiscano a rendere il passato meno distante e più interrogante per il visitatore?
«Il Parco archeologico Naxos Taormina, ormai da tempo, ospita opere di arte contemporanea, mostrando come esso sia luogo dinamico aperto ad offrire esperienze immersive ai visitatori che combinino storia e attualità. Le sculture di Jago, in un contesto in cui il passato è fisicamente e giornalmente presente, tendono a fare entrambe le cose: parlano del presente interrogandoci sul passato, trasformando i reperti storici in specchio delle nostre attuali condizioni sociali, politiche o esistenziali, rendendo così il passato meno distante e più vivo e problematico per chi osserva, spingendo a una riflessione attiva sulla continuità e discontinuità tra epoche. L’arte, fungendo da ponte, trasforma la storia da nozione astratta a esperienza tangibile, connettendo l’antico e il moderno attraverso la risonanza emotiva e concettuale delle opere».
La mostra “Gesti scolpiti” porta un linguaggio contemporaneo, fortemente riconoscibile e attuale, all’interno di uno dei luoghi simbolo della classicità come il Teatro Antico di Taormina. In che modo, secondo Lei, questa presenza moderna e avveniristica può dialogare e integrarsi con un contesto archeologico così antico, senza sovrapporsi ma valorizzandone il significato culturale?
«Le opere di Jago bene dialogano con il contesto antico, in un connubio perfetto tra arte, architettura e paesaggio. Le prime tre sculture del percorso espositivo “Impronta Animale”, “Memoria” e “Prigione”, che ruotano attorno al tema della mano, non a caso si trovano all’interno della versura occidentale del Teatro dove l’esposizione permanente “Palinsesti”, aperta nel 2023, narra di mani che hanno scolpito capitelli, anch’essi in marmo, o inciso segni, date, nomi per affidarne al tempo la memoria. La “David” posta in summma cavea ha un’iconografia classica e reinterpreta in chiave moderna un mito antico che affonda le radici nel Mediterraneo. Direi che le opere di Jago si integrano perfettamente con il contesto antico dialogando allo stesso livello, facendoci scoprire quanto di noi stessi risuoni nelle epoche passate».
Portare l’arte contemporanea all’interno di un sito archeologico non è una scelta neutra. Dal Suo punto di vista, quali modalità di fruizione del Parco questa mostra può stimolare, invitando il pubblico a vivere il Teatro non solo come monumento, ma come spazio ancora capace di generare senso e riflessione?
«Credo che questa mostra non si limita a “decorare” un sito archeologico, ma, da un certo punto di vista, lo riattiva, proprio perchè riesce a trasformare il visitatore da spettatore passivo a partecipante attivo attraverso varie modalità di fruizione : il dialogo temporale fra passato e presente, l’esperienza sensoriale (nella mostra di Jago ad esempio il video contribuisce a questo) ed emotiva».
Pensando non solo ai visitatori, ma anche alla comunità che vive questo territorio tutto l’anno: crede che una mostra come “Gesti scolpiti” possa rafforzare il rapporto tra il Parco archeologico e il pubblico locale, favorendo una partecipazione più consapevole e un rinnovato senso di appartenenza culturale?
«L’evento artistico crea sempre un momento di aggregazione, un’esperienza condivisa che rafforza il legame con il patrimonio culturale locale e globale. Senza dubbio, una mostra come “Gesti scolpiti” ha un potenziale significativo per rinsaldare il legame tra il Parco Archeologico e la comunità locale. Questo tipo di iniziativa aiuta a trasformare il sito da semplice meta turistica a centro culturale vivo stimolando la comunità a frequentare il sito più volte l’anno. Il Teatro Antico diviene un luogo di ritrovo e di riflessione, piuttosto che in un monumento da visitare una volta sola».
Gesti Scolpiti riesce proprio in questo: evitare spiegazioni didascaliche e lasciare che siano le opere a suggerire percorsi di senso e riflessione. La fruizione diventa lenta, quasi contemplativa, in netta controtendenza rispetto alla velocità dell’immagine contemporanea. In un periodo dell’anno spesso considerato marginale per i grandi eventi culturali, la mostra invita invece a ripensare l’inverno come tempo di profondità e ascolto.
Accanto a Taormina, il progetto dialoga idealmente con altre iniziative artistiche attive tra Palermo e la Sicilia orientale, contribuendo a costruire una forte geografia di eventi culturali siciliani che supera la logica dell’evento isolato ed ha l’intento di valorizzare l’isola anche fuori stagione.
Visitabile fino al 3 maggio 2026, Gesti Scolpiti non è soltanto una mostra di arte contemporanea in Sicilia, ma un’esperienza di attraversamento: tra antico e contemporaneo, tra gesto e permanenza, tra il corpo umano e quello della storia. Un invito a fermarsi, osservare e riconoscere, in particolare nella materia scolpita, qualcosa che continua a parlarci.
Federica Dolce