A Catania il Premio Aquila d’oro riporta il merito al centro delle istituzioni. Un riconoscimento pubblico che unisce territorio, commissioni tecniche e mondo accademico
Con la prima edizione del Premio Aquila d’Oro – Eccellenze di Sicilia, la Sala Consiliare di Palazzo degli Elefanti diventa il luogo in cui talento, lavoro e visione si trasformano in riconoscimento pubblico. Non una celebrazione fine a se stessa, ma un atto che chiama in causa direttamente le istituzioni e il loro ruolo nel valorizzare ciò che funziona.
Lo scorso 17 gennaio il cuore amministrativo della città ha ospitato una cerimonia che va letta oltre la dimensione dell’evento. La scelta di Palazzo degli Elefanti non è neutra: è qui che il riconoscimento del merito assume un valore politico e civile, diventando responsabilità dell’ente pubblico e non concessione occasionale.
In un tempo in cui la parola “eccellenza” rischia di essere inflazionata, il Premio Aquila d’Oro si propone come strumento politico-culturale. Non premia una vetrina, ma un processo. Racconta una Sicilia che produce valore attraverso competenze, lavoro e continuità. E lo fa all’interno di un contesto istituzionale che sceglie di farsi carico di questa narrazione.
L’iniziativa, promossa dal consigliere comunale Erio Buceti, presidente della X Commissione Urbanistica, segna un passaggio significativo. Non conta tanto chi organizza, quanto il fatto che l’istituzione comunale riconosca il merito come tema pubblico. Un segnale che rafforza il rapporto tra territorio e amministrazione e restituisce credibilità all’idea di selezione basata su criteri chiari.
I saluti istituzionali del sindaco Enrico Trantino, del presidente del Consiglio comunale Sebastiano Anastasi e dello stesso Buceti sottolineano questo passaggio: il premio non è un evento privato ospitato in uno spazio pubblico, ma un atto di riconoscimento ufficiale. Il merito, in questa cornice, diventa parte della funzione istituzionale.
Elemento centrale dell’intero impianto è la Commissione Tecnica, presieduta da Antonio Pogliese. Una struttura pensata come garanzia di credibilità, non come strumento di consenso. La presenza congiunta di Confindustria, del mondo imprenditoriale, del giornalismo e dell’Università di Catania costruisce un modello di valutazione trasversale e autorevole.
Ne fanno parte, tra gli altri, Maria Cristina Busi Ferruzzi, presidente di Confindustria Catania, l’imprenditore e Cavaliere del Lavoro Giuseppe Condorelli, il giornalista Daniele Lo Porto, insieme ai docenti dell’Ateneo catanese Rosario Lanzafame (Ingegneria), Benedetto Torrisi (Economia e Impresa), Orazio Licciardello (Scienze Politiche) e Angelo Zappulla (Giurisprudenza). Un sistema di competenze che sposta l’attenzione dal nome al metodo.
Il Premio Aquila d’Oro nasce dalla visione dell’Associazione culturale Viva Voce, ente fondatore dell’iniziativa. Un lavoro culturale di lungo periodo, spesso silenzioso, che trova in questo riconoscimento una forma pubblica e strutturata. Il ruolo dell’associazione non è quello dell’organizzatore occasionale, ma di un soggetto che lavora dietro le quinte per costruire senso e continuità.
Gli interventi di Valeria Barbagallo, presidente di Viva Voce, e dello stesso Antonio Pogliese hanno contribuito a dare profondità alla giornata, chiarendo l’orizzonte culturale del premio e la sua ambizione: raccontare una Sicilia che parla attraverso i risultati, non attraverso gli stereotipi.
Tra i premiati, Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i Minorenni, due decani dell’imprenditoria catanese Dott. Salvatore Torrisi e Dott. Carmelo Arancio, Maurizio Nicita e Renato Licciardello.
Abbiamo intervistato Maurizio Nicita, catanese classe 1960, giornalista e inviato de “La Gazzetta dello Sport” per oltre trentacinque anni. Come inviato per la Rosea ha seguito la Nazionale di pallavolo di Velasco negli anni Novanta e dal 2000 quella di calcio, raccontando per entrambe le vittorie dei Mondiali. È responsabile per la Sicilia di Seconda chance un’associazione del terzo settore che si occupa di trovare lavoro per detenuti. Un modo per essere presente e attivo nella propria Terra.
Ricevere questo riconoscimento in una sede istituzionale come Palazzo degli Elefanti attribuisce al merito un valore pubblico. Che responsabilità comporta, oggi, essere considerati un’eccellenza della Sicilia?
«Una responsabilità grande. Perché sul nostro territorio c’è tanto da costruire socialmente, se non addirittura ricostruire. Che la premiazione sia avvenuta in Comune significa, a mio modesto parere, che si debba andare oltre schieramenti e colori ma battersi per costruire insieme una società più civile, a tutti i livelli. Come associazione Seconda Chance siamo fra gli ultimi arrivati. Dunque questo premio è uno stimolo a fare ancora di più».
Il Premio Aquila d’Oro racconta un’idea di eccellenza come processo e non come vetrina. Qual è il passaggio decisivo del vostro percorso che ritenete possa diventare un esempio concreto per il territorio siciliano?
«Non mi sento un’eccellenza ma spero che l’attività attraverso l’associazione Seconda Chance possa avere maggiori sviluppi. Seguiamo il percorso di inserimento lavorativo di detenuti ed ex. Un cammino complesso nel quale occorre far rete fra le varie componenti. Per questo mi auguro che fra le forze imprenditoriali germogli il seme dell’inclusione. Perché oggi assumere un detenuto non è un atto di coraggio bensì un’operazione utile a tutti: per la persona che ritrova dignità e ruolo sociale; per l’azienda che inserisce dipendenti motivatissimi e che possono offrire opportunità di sgravi fiscali; per la comunità che afferma la propria civiltà».
Tra i premiati anche un imprenditore, Renato Licciardello, amministratore unico e CEO di Elettric Power Srl, azienda elettromeccanica con sede in provincia di Catania, specializzata nella progettazione e realizzazione di quadri elettrici e componenti per reti di distribuzione elettrica. Titolare di una delle prime aziende in Italia, certificate secondo la norma Uni/PdR 125:2022 per il rispetto della parità di genere in azienda, un impegno concreto a garantire condizioni lavorative tra uomini e donne all’interno dell’impresa.La sua società ha ottenuto numerose certificazioni ISO e adotta principi ESG (Enviromental, Social & Governance) con attenzione al rispetto dei diritti dei lavoratori.
Il suo impegno sociale come imprenditore, in particolare la scelta di assumere persone detenute e contribuire al loro reinserimento attraverso il lavoro, rappresenta un modello concreto di responsabilità civile d’impresa. In che modo questa dimensione si intreccia con il riconoscimento del Premio Aquila d’Oro e quale messaggio ritiene possa offrire alle istituzioni e al sistema produttivo siciliano?
«Ringrazio ancora per il premio Aquila D’oro che mi è stato consegnato. Il mio impegno è la visione di come un’impresa possa essere promotrice di cambiamento evolutivo nella società. Assumere persone ex detenute e contribuire al loro reinserimento attraverso il lavoro è un atto di civiltà che ogni impresa dovrebbe sostenere.
Mi ha fatto molto piacere sentire il dott. Roberto Di Bella Presidente del Tribunale per i minori di Catania, anch’esso premiato, invitare e sensibilizzare le aziende ad assumere ex detenuti nelle aziende. Noi lo facciamo già da oltre cinque anni in silenzio, cercando di contribuire in modo positivo, fattivo e inclusivo l’inserimento di ex detenuti nella nostra società dando una seconda opportunità.
Alle istituzioni e al sistema produttivo siciliano, mando un messaggio di speranza e di impegno: investiamo insieme nella responsabilità sociale e nel reinserimento delle persone ex detenute. Creiamo opportunità di lavoro e di riscatto, per costruire una società più giusta e inclusiva, dimostrando che lo Stato, le autorità e la società civile è accanto a loro in un nuovo percorso di vita.
Il lavoro è un diritto fondamentale sancito dalla nostra costituzione e un potente strumento di reinserimento sociale. Siamo pronti a collaborare con le istituzioni per promuovere politiche di inclusione e di sviluppo sociale. Insieme, possiamo fare la differenza».
Il lavoro come strumento di inclusione e di seconda possibilità è oggi al centro del dibattito pubblico sul ruolo sociale dell’impresa. Quali sono, secondo la Sua esperienza, gli elementi indispensabili affinché percorsi di reinserimento come quelli che Lei promuove diventino una pratica strutturata e non un’eccezione nel tessuto economico e civile del territorio?
«Secondo la mia esperienza, ci sono alcuni elementi indispensabili affinché percorsi di reinserimento come quelli che promuovo diventino una pratica strutturata. È fondamentale sensibilizzare le imprese e la società civile sull’importanza del reinserimento lavorativo delle persone ex detenute. La collaborazione tra istituzioni, imprese e organizzazioni del terzo settore è cruciale per creare percorsi di reinserimento efficaci. È inoltre necessario offrire percorsi di formazione basati sulle attitudini di ogni singola persona per esaltare i loro orientamenti lavorativi per un migliore inserimento nel mondo del lavoro. Questi percorsi devono iniziare già all’interno della struttura detentiva sviluppando le attitudini di ogni singola persona. Altro elemento fondamentale è che le istituzioni devono sviluppare politiche pubbliche che incentivino e sostengano l’inclusione lavorativa delle persone detenute. Non di minore importanza, infine, il fatto che sia fondamentale creare una cultura dell’inclusione nelle imprese e nella società, che valorizzi la diversità e offra opportunità di seconda possibilità. La concreta sinergia tra questi elementi possono aiutare a creare un tessuto sociale, economico e civile più inclusivo e solidale».
La prima edizione del Premio Aquila d’Oro si propone così come un modello replicabile. Catania diventa laboratorio di merito, luogo in cui istituzioni, mondo produttivo e accademico dialogano su basi concrete. Un segnale importante in un momento storico in cui la fiducia passa anche dalla capacità di riconoscere, pubblicamente e con rigore, ciò che genera valore.
Federica Dolce