21 marzo, il dovere della memoria e l’etica dell’impegno

La Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che nel 2026 celebra la sua trentunesima edizione nella città di Torino, non è una semplice ricorrenza, ma un pilastro della democrazia partecipativa che trasforma il dolore privato in una responsabilità collettiva

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La primavera italiana non sboccia soltanto sotto il profilo astronomico, ma si manifesta come un risveglio delle coscienze che, ogni 21 marzo, unisce il Paese in un rito civile di rara intensità. La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che nel 2026 celebra la sua trentunesima edizione nella città di Torino, non è una semplice ricorrenza, ma un pilastro della democrazia partecipativa che trasforma il dolore privato in una responsabilità collettiva. La scelta del capoluogo piemontese come cuore pulsante della manifestazione nazionale assume una valenza simbolica e politica fondamentale: riportare l’attenzione sulle dinamiche di infiltrazione mafiosa in un Settentrione che per troppo tempo si è ritenuto immune, o quantomeno distante, dai fenomeni di condizionamento criminale.
Il tema scelto per l’edizione del 2026, “Fame di verità e giustizia”, non è un mero slogan, ma una richiesta perentoria che emerge dai dati drammatici relativi all’impunità. Se si analizzano le vicende degli oltre mille nomi che compongono l’elenco di Libera, si scopre che in oltre l’80% dei casi i familiari non hanno ottenuto una verità processuale definitiva o completa. Questa carenza di giustizia non colpisce solo i singoli, ma degrada la qualità della democrazia stessa, rendendo la verità un valore pubblico essenziale e indisponibile. La “fame” evocata dalla piattaforma politica del trentennale di Libera, lanciata nel maggio 2025, descrive un desiderio collettivo di rigenerare legami sociali e di contrastare le molteplici forme di privazione dei diritti che le mafie continuano a produrre.

Evoluzione storica e riconoscimento istituzionale della memoria

La genesi di questa giornata affonda le radici in un’esigenza di dignità umana che ha preceduto di decenni il riconoscimento legislativo. Tutto ebbe inizio dopo la strage di Capaci, quando il dolore delle famiglie degli agenti di scorta, spesso dimenticati dalla narrazione pubblica focalizzata solo sui magistrati, spinse per una memoria più inclusiva. Fu la determinazione di donne come Saveria Antiochia, madre dell’agente Roberto Antiochia, e Carmela Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, a tracciare la strada per un “rosario civile” che restituisse il nome e la storia a ogni singola vittima. La prima edizione della giornata si svolse nel 1996 in Campidoglio, segnando l’atto di nascita di un movimento che avrebbe cambiato la cultura dell’antimafia in Italia.
Il percorso di istituzionalizzazione è giunto a compimento con la Legge 8 marzo 2017, n. 20, che riconosce ufficialmente il 21 marzo come “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Questa norma ha sancito il valore civile della ricorrenza, impegnando le scuole e le istituzioni pubbliche a promuovere iniziative di sensibilizzazione, pur senza determinare gli effetti civili delle festività nazionali tradizionali. Un aspetto rilevante del dibattito parlamentare ha riguardato l’omissione dell’aggettivo “innocenti” nel testo di legge ufficiale, una scelta che tuttavia non ha scalfito l’impegno delle associazioni nel sottolineare la natura di vittime estranee alle dinamiche criminali delle persone ricordate.

Torino e il Piemonte: il Nord come nuova frontiera del contrasto

La XXXI Giornata del 21 marzo 2026 vede Torino tornare protagonista a vent’anni di distanza dall’edizione del 2006. La città non è solo un palcoscenico, ma un luogo simbolo della resistenza civile settentrionale. Qui, nel 1993, nacque il mensile Narcomafie (oggi lavialibera), e sempre da Torino partì il magistrato Gian Carlo Caselli per assumere la guida della Procura di Palermo all’indomani delle stragi del 1992. La memoria collettiva torinese è profondamente segnata dall’assassinio del Procuratore Bruno Caccia, avvenuto nel giugno 1983, l’unico magistrato ucciso dalle mafie nel Nord Italia.
L’analisi del contesto piemontese nel 2026 rivela tuttavia una situazione di allarme. Le indagini e i processi degli ultimi decenni, dalle operazioni “Gioco duro” agli albori del duemila fino alla più recente “Carminius” del 2022, hanno definitivamente dimostrato che la ‘ndrangheta ha radicato in Piemonte una struttura omologa e paritaria a quella calabrese. Non si tratta più di una presenza sporadica o marginale, ma di una mafia silente che opera attraverso l’infiltrazione economica e il controllo silenzioso del territorio.

L’infiltrazione economica: il caso “Azzardopoli”

Uno dei terreni privilegiati della penetrazione mafiosa in Piemonte è il gioco d’azzardo legale, un settore che le organizzazioni criminali utilizzano sia per il profitto diretto sia come canale stabile per il riciclaggio di denaro. I dati contenuti nel report “Azzardopoli 2025” sono emblematici di una fragilità sociale di cui le mafie approfittano sistematicamente. Torino si colloca al quinto posto in Italia per spesa complessiva nell’azzardo, con numeri che indicano una deriva preoccupante verso la patologia e la dipendenza, spesso vista come chimera risolutiva per difficoltà economiche reali.
La normativa piemontese in materia di contrasto all’azzardo patologico viene valutata da Libera come ancora insufficiente, posizionandosi nella fascia bassa della valutazione nazionale. Questo deficit normativo facilita l’azione delle mafie che si impegnano attivamente per impedire l’applicazione di norme limitative. Il contrasto al gioco d’azzardo diventa quindi un atto di liberazione del territorio e di tutela della salute pubblica, sottraendo alle mafie una delle loro aree più redditizie.

Analisi dei reati ambientali e dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti

L’ambiente rappresenta la seconda grande criticità analizzata nell’approfondimento torinese. Il Piemonte registra un riscontro drammatico in termini di ecomafie, con una crescita del 22% dei reati ambientali su base annua nel 2024. Torino, da sola, registra quasi la metà dei sequestri regionali, a testimonianza di quanto le organizzazioni criminali abbiano investito nel ciclo illegale del cemento e, soprattutto, nella gestione illecita dei rifiuti.
Nel dettaglio, gli illeciti relativi alla gestione dei rifiuti hanno subito un incremento del 46,2% rispetto all’anno precedente, con 681 procedimenti penali avviati nel solo 2024. Questo contagio criminale non colpisce solo la legalità, ma compromette la resilienza delle comunità e la salute dei territori. La scelta di dedicare un’attenzione centrale all’ambiente durante la Giornata del 21 marzo mira a valorizzare la capacità dei territori di resistere alle infiltrazioni attraverso la valorizzazione del bene comune.

Il Programma della Manifestazione Nazionale: Torino 20-21 Marzo 2026

Il programma centrale dell’edizione torinese è il culmine di un percorso di mobilitazione che ha coinvolto oltre 130 piazze in tutta Italia. La struttura dell’evento è pensata per bilanciare il momento del raccoglimento spirituale con quello della partecipazione civile di massa.
La vigilia: venerdì 20 marzo 2026
La giornata del venerdì è tradizionalmente dedicata all’incontro tra i familiari delle vittime innocenti delle mafie, un momento di solidarietà che permette di trasformare la solitudine del lutto in un impegno condiviso.
• Assemblea dei familiari: Alle ore 15:00, presso la Cavallerizza Reale (via Giuseppe Verdi 9), si tiene l’assemblea riservata esclusivamente ai familiari delle vittime. È lo spazio del confronto interno, dove si discutono le istanze di verità ancora inevase e si rafforzano i legami della rete associativa.
• Veglia ecumenica di preghiera: Alle ore 18:00, la Cattedrale di San Giovanni Battista ospita una celebrazione interreligiosa presieduta dal Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino. La presenza di don Luigi Ciotti, del pastore Francesco Sciotto della Chiesa Valdese e di rappresentanti della Diocesi Ortodossa Romena sottolinea la trasversalità dell’impegno etico contro la violenza mafiosa.
La giornata nazionale: sabato 21 marzo 2026
Il sabato mattina rappresenta il momento della visibilità pubblica e del grido corale della città e del Paese.
• Il Corteo: Il ritrovo è fissato in Piazza Solferino tra le 08:00 e le 09:00. La partenza del corteo è prevista per le 09:15, con un percorso che attraversa Via Pietro Micca, Piazza Castello, i Giardini Reali e Corso San Maurizio, per approdare infine in Piazza Vittorio Veneto. In testa al corteo sfilano i familiari delle vittime, portando lo striscione della giornata, seguiti dalle autorità, dalle scuole e da migliaia di cittadini.
• La lettura dei nomi: Alle ore 11:00, in Piazza Vittorio, inizia il momento più solenne della giornata: la lettura pubblica, a più voci, dell’elenco delle vittime innocenti delle mafie. I nomi vengono recitati come un “rosario civile”, un atto di restituzione della dignità a chi è stato ucciso due volte: dalla violenza e dall’oblio.
• L’intervento di don Luigi Ciotti: Alle ore 12:00, il presidente di Libera tiene il discorso conclusivo, delineando le sfide dell’antimafia sociale per l’anno a venire e commentando l’attuale scenario nazionale e internazionale.
• Seminari di approfondimento: Dalle 14:30 alle 17:00, la manifestazione si sposta in varie sedi accademiche e associative per momenti di studio su temi specifici: dalle mafie del Nord al sistema carcerario, dall’anticorruzione alla tratta degli esseri umani.

Verso il 21 marzo: i “100 passi” in Piemonte

L’evento nazionale è stato preceduto da una fitta rete di iniziative territoriali che hanno animato le province piemontesi nei mesi di febbraio e marzo 2026, sotto il nome di “100 passi verso il 21 marzo”. Questo percorso ha coinvolto migliaia di studenti e cittadini in incontri con testimoni di giustizia e familiari di vittime.

Incontri e testimonianze nelle province

La mobilitazione territoriale ha toccato centri grandi e piccoli, portando la memoria viva nelle piazze e nelle scuole.
5 Febbraio Trana (TO) Incontro con Paola Caccia, figlia del Procuratore Bruno Caccia
11 Febbraio Asti Incontro con don Luigi Ciotti presso il Pala San Quirico
27 Febbraio Leinì (TO) Incontro pubblico con don Luigi Ciotti al Teatro Pavarotti
2 Marzo Cuorgnè (TO) Gli studenti incontrano Marisa Fiorani, madre di Marcella Di Levrano
4 Marzo Torino (IIS Zerboni) Incontro tra studenti e Mauro Esposito, testimone di giustizia
6 Marzo Pinerolo (IIS Porporato) Incontro con Roberta Congiusta, sorella di Gianluca Congiusta
7 Marzo Orbassano (TO) Celebrazione “109 piazze per la legge 109” (trentennale riutilizzo beni)
11 Marzo Avigliana (TO) Spettacolo teatrale sulla storia di Ilaria Alpi al Teatro Fassino

La Staffetta di Verità e Giustizia e il simbolo delle “formiche”

Un’iniziativa di particolare rilievo educativo è stata la staffetta che, partendo dal bene confiscato di Bardonecchia il 3 marzo, ha attraversato la Valle di Susa coinvolgendo i gruppi scout e le scuole locali. Durante il percorso, sono state raccolte le “formiche”, opere realizzate dagli studenti per simboleggiare l’idea di comunità e di operosità condivisa. Le formiche rappresentano la forza dei piccoli che, uniti, possono spostare pesi enormi e costruire una società libera dal parassitismo mafioso. Queste installazioni simboliche sono state portate a Torino il 21 marzo per decorare le piazze della manifestazione nazionale.

Il valore dei nomi e i criteri dell’elenco di Libera

Il momento della lettura dei nomi rappresenta il cuore etico della giornata. L’elenco curato da Libera è un documento “fluido” che si arricchisce costantemente grazie alla ricerca storica e alle segnalazioni dei territori. Attualmente, i nomi recitati superano quota mille, rappresentando una mappa del dolore e del coraggio che attraversa tutta la storia d’Italia, ben prima del 1961, data limite per il riconoscimento statale.
La distinzione tra i criteri di Libera e quelli dello Stato è fondamentale per comprendere la filosofia del movimento. Mentre lo Stato opera secondo rigide procedure amministrative, escludendo ad esempio chi ha legami di parentela con esponenti mafiosi fino al quarto grado, Libera adotta il criterio dell’innocenza presunta e della verità storica. Per l’associazione, una persona non può essere colpevolizzata per i propri legami di sangue se la sua vita e la sua morte testimoniano l’estraneità ai circuiti criminali. Le biografie raccolte offrono uno spaccato inquietante della violenza mafiosa nel nostro Paese. Oltre alla componente maschile, legata spesso a ruoli istituzionali o sindacali, emerge con forza il numero di donne e minori colpiti dalla cieca ferocia dei clan.
L’elenco include figure che sono entrate nell’immaginario collettivo, come il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, il giudice Paolo Giaccone o il magistrato Mario D’Aleo, ma anche centinaia di nomi meno noti che hanno pari dignità nel ricordo pubblico. La lettura dei nomi proietta sullo schermo anche i nomi dei migranti morti nelle stragi del mare, come a Cutro, sottolineando come la violenza mafiosa e lo sfruttamento degli esseri umani siano facce della stessa medaglia.

Trent’anni di riutilizzo sociale: la Legge 109/96 nel 2026

Il marzo 2026 coincide con il trentesimo anniversario della Legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi. Questa normativa, nata dalla spinta popolare di un milione di firme raccolte da Libera, rappresenta il passaggio dalla repressione alla rigenerazione. Sottraendo i beni ai boss e restituendoli alla collettività, lo Stato compie un atto di giustizia riparativa che colpisce le mafie nel loro punto più sensibile: il potere economico e il prestigio sul territorio.
Nonostante i successi, il sistema del riutilizzo presenta ancora criticità legate ai tempi burocratici e alla carenza di fondi per la ristrutturazione degli immobili. La campagna “Diamo linfa al bene”, promossa nel 2026, chiede al legislatore un impegno concreto: destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia (FUG) — alimentato dai proventi dei sequestri — alla valorizzazione dei beni confiscati. Ad oggi, infatti, solo il 23% dei beni confiscati risulta effettivamente riutilizzato, a causa di ostacoli strutturali che spesso vedono gli immobili consegnati ai comuni in condizioni di inagibilità.

Analisi del riutilizzo sociale in Piemonte

Il Piemonte offre esempi virtuosi di riutilizzo, come Cascina Caccia a San Sebastiano da Po, dedicata alla memoria del magistrato ucciso. Tuttavia, il report del 2026 evidenzia che la presenza di almeno 9 “locali” di ‘ndrangheta attive nel comparto economico regionale richiede un’accelerazione nelle procedure di sequestro e destinazione. Il valore educativo di questi beni è immenso: trasformare la casa di un boss in un centro per giovani significa dimostrare plasticamente che la legalità conviene e produce opportunità di lavoro pulito.

I seminari di approfondimento: la complessità mafiosa nel XXI secolo

Il pomeriggio del 21 marzo a Torino è dedicato alla formazione specialistica, con seminari che affrontano le mafie come fenomeno sistemico e non solo militare.
Le Mafie del Nord e la prevenzione economica
Presso l’Aula Magna del Dipartimento di Matematica, un seminario analizza il ruolo della politica e del settore economico nella prevenzione delle infiltrazioni al Nord. Il dibattito supera la narrazione dei clan come “corpi estranei”, evidenziando come le mafie sfruttino le opportunità offerte dai mercati legali, dagli appalti pubblici e dalle situazioni di crisi aziendale. La prevenzione non è solo compito delle forze dell’ordine, ma dipende dalla trasparenza amministrativa e dai modelli organizzativi delle imprese, che devono farsi sentinelle attive contro il riciclaggio e la corruzione.

Inclusione e diritti: cooperazione sociale e rifugiati

Un altro focus rilevante riguarda il legame tra mafie e sfruttamento dei migranti. Presso l’Aula del Consiglio Metropolitano, si discute dell’inclusione dei rifugiati attraverso le cooperative sociali di tipo B. La mancanza di uno status formale di “soggetto svantaggiato” per i rifugiati rappresenta un ostacolo burocratico che limita la capacità delle cooperative di inserimento lavorativo di offrire percorsi di dignità. Questo vuoto normativo rischia di trasformare i centri di accoglienza e i CPR in serbatoi di marginalità dove le organizzazioni criminali possono agire indisturbate, alimentando la tratta e il caporalato.

L’impegno educativo e le nuove generazioni

Il successo della Giornata della Memoria dipende in larga misura dalla sua capacità di parlare ai giovani. Nel 2026, Libera ha proposto un percorso formativo strutturato in quattro aree tematiche, pensate per stimolare riflessioni interdisciplinari nelle scuole.
1. Il valore dei beni confiscati: Analisi della Legge 109/96 come strumento di cambiamento culturale.
2. Il diritto alla verità: Riflessione sulla memoria come valore pubblico e non solo privato.
3. Il contrasto all’azzardo: Decostruzione dell’illusione del guadagno facile e analisi delle patologie sociali correlate.
4. L’anticorruzione partecipata: Studio dei meccanismi di trasparenza come base della cittadinanza attiva.
Le scuole piemontesi hanno risposto con entusiasmo, partecipando a concorsi pittorici e letterari e preparando la “Scatola della legalità”, un contenitore di pensieri e riflessioni che gli alunni più piccoli consegnano idealmente ai compagni delle edizioni future. La presenza di figure come Maria Falcone in questi incontri sottolinea la continuità ideale di un cammino iniziato decenni fa e che oggi trova linfa nuova nell’entusiasmo degli studenti.

La memoria come etica del presente

La Giornata del 21 marzo 2026 si conclude con un bilancio di grande speranza, ma anche di consapevolezza critica. Le parole di don Luigi Ciotti risuonano come un monito: non serve la “retorica della memoria”, ma una “memoria viva” che sappia tradursi quotidianamente in responsabilità. La lotta alle mafie non è una delega lasciata a magistratura e prefetture, ma un compito collettivo che riguarda ogni cittadino nelle sue scelte quotidiane: dai consumi consapevoli al rifiuto dell’indifferenza.
Torino ha dimostrato di essere un presidio vitale di legalità, capace di rileggere le trasformazioni del proprio territorio e di denunciare le “zone grigie” dove la mafia si fa impresa e finanza. La “fame di verità” espressa in Piazza Vittorio non è solo un grido di dolore per il passato, ma una precondizione per costruire un futuro libero dalla violenza e dalla corruzione. Solo attraverso la tutela dei diritti, la cura dell’ambiente e il riutilizzo sociale di ciò che è stato rubato alla collettività, l’Italia potrà onorare davvero i nomi recitati in questa giornata, trasformando i semi gettati in questa primavera civile in frutti duraturi di giustizia sociale.

Roberto Greco

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